Sulle tracce dello yoga

Yoga moderno

La tradizione di Tirumalai Krishnamacharya

Tirumalai Krishnamacharya (1888 - 1989) visse una vita straordinaria, resa tale dalla combinazione di due qualità che raramente si trovano riunite nella stessa persona: un profondo tradizionalismo e una creatività radicale. Entrambe le qualità si manifestarono presto nella sua vita e continuarono a permearla fino alla fine. Da giovane, secondo i dettami dell'eredità familiare Sri vaishnava, studiò grammatica vedica, teologia Vedanta e logica (nyaya) al Parakala Math a Mysore. Praticò inoltre le asana (posture) con Narasimha Bharati Swamigalavaro all'Advaita Vedanta Math di Sringeri. Dopo tre anni a Varanasi (Benares), in cui approfondì la conoscenza del classico percorso brahmanico, tornò a Mysore per studiare i testi dello Sri vaishnavismo e ottenne qualifiche come studioso dei Veda e del Mimamsa. Nel 1914 ritornò a Varanasi e si iscrisse al Queens College. L'anno dopo ottenne la qualifica di Upadhyaya (insegnante). In seguito ottenne qualifiche di livello superiore come studioso di Mimamsa, Nyaya e Veda, nonché di astrologia e ayurveda. Krishnamacharya parlava correntemente il sanscrito e una serie di altre lingue indiane. Difficile trovare, persino in India, un percorso di studi più tradizionale. Inoltre, osservava strettamente i rituali brahmanici tradizionali e conduceva gruppi di canto sacro insieme a sacerdoti brahmani. Nel 1924, dopo aver passato più di sette anni sull'Hymalaya a studiare con uno yogin, tornò a Mysore e fu subito chiamato a lavorare come maestro di yoga dal Maharaja Nalvadi Krishnaraja Wodeyar. In seguito gli fu assegnata la vecchia sala di ginnastica in cui fondare una scuola di yoga.

 

Krishnamacharya era però anche un innovatore e il suo yoga non si limitò alla mera tradizione. All'età di soli sedici anni ebbe una visione dell'acarya Sri Vaishnava Nathamuni che recitava un testo dal titolo Yogarahasya ("I segreti dello Yoga"). Imparò l'opera a memoria e successivamente la trascrisse in lingua telegu. Il testo introduce tecniche di pranayama fino ad allora sconosciute, unisce asana e pranayama invece di portarli avanti in sequenza e inserisce, per la prima volta nella pratica yogica, sirshasana (la posizione sulla testa) e sarvangasana (la posizione di tutto il corpo sostenuto).

 

Molti studiosi in realtà credono, che molti dei principi innovatori, furono elaborati dallo stesso Krishnamacharya, prendendo ispirazione da movimenti usati nelle palestre e dai lottatori.

 

Non tutte le innovazioni di Krishnamacharya riguardano la pratica. Alcune di esse hanno radici profondamente sociali e conducono ad uno yoga davvero moderno: accessibile a tutti, centrato sulla salute e sul benessere, radicato nella pratica fisica eppure rivolto agli antichi testi che privilegiano meditazione e spiritualità. 

Sri T.Krishnamacharya, Sri B.K.S.Iyengar, Sri Pattabhi Jois

Gli allievi di Krishnamacharya, B.K.S. Iyengar (1918 - 2014) e Pattabhi Jois (1915 - 2009), portarono lo yoga del maestro in altri paesi e lo resero internazionale. Nello spirito di Krishnamacharya, adattarono la disciplina yoga alle esigenze di ognuno. B.K.S. Iyengar diede maggior rilievo alla perfezione della postura e al suo mantenimento, eliminando le sequenze continue costruite tramite i vinyasa (Iyengar yoga). Pattabhi Jois andò, per certi versi, nella direzione opposta. Raggruppò asana e relativi vinyasa in tre serie di crescente difficoltà (ashtanga yoga).

 

Anche il metodo di Krishnamacharya si basava sulla continuità tra un'asana e l'altra ed è ancora portato avanti dal figlio T.K.V. Desikachar e dal nipote K. Desikachar. La loro sede è la Krishnamacharya Healing and Yoga Foundation (ex Krishnamacharya Yoga Mandiram), Chennai, India.

 

FONTE

"IL PENSIERO YOGA" di Peter Connolly (EDIZIONI RED)