Sulle tracce dello yoga

Tantra

Tradizioni tantriche

Shiva
Shiva

Alcune fra le maggiori tradizioni che presentano elementi tantrici sono: Aghora, Alvar, Baul, Gaudiya, Kalamukha, Kalikula, Kanpatha, Kapalika, KaulaKrama, Lakula, Lingayat, Natha, Nayanar, Pancaratra, Pasupata, Sahajiya, Shaivasiddhanta, Shrividya, TrikaBuona parte di esse contemplano quale divinità principale Shiva, l'erede del dio vedico Rudra, già oggetto di venerazione sin dai primi secoli della nostra era, e assurto poi a grande dio dell'Induismo.

 

Una tradizione shaiva importante per lo Yoga è quella dei Natha. A loro si deve l'introduzione nel mondo tantrico dello Hatha Yoga, appunto il sistema che contempla posture (asana) e pratiche di purificazione del corpo. Oggi questa tradizione è rappresentata dai Kanpatha.

 

La setta shaiva dei Pasupata è invece una delle più antiche, i movimenti Lakula e Kalamukha, vengono considerati sue diramazioni.

 

Un'altra tradizione è quella dei Lingayat, tuttora attiva soprattutto nel Karnataka. Questa setta, avendo ereditato le tradizioni delle sette shaiva originarie; più che essere dediti all'ascetismo, gli adepti preferiscono la via della devozione, e unico oggetto del loro culto è il linga, il segno di Shiva, portato anche come pendente al collo (da cui il nome). Sono caratteristici anche per il fatto di non praticare la cremazione, ma la sepoltura.

 

Eredi attuali delle prime sette shaiva sono gli Aghora, movimento diffuso soprattutto a Varanasi. Questi asceti mangiano in teschi umani, meditano nei campi di cremazione e utilizzano le secrezioni del corpo come offerta agli dèi.

 

La setta dei Kapalika, così chiamati perché portano teschi attorno al collo, hanno molte delle caratteristiche dei Kalamukha e sono noti per i loro grandi poteri yogici. Insegnano che <<gli otto grandi siddhi (poteri) possono essere ottenuti senza rinunciare ai piaceri che derivano dagli organi di senso>>. Questa concezione è tipica di quello che verrà poi identificato come tantra "della mano sinistra" o letterale, in antitesi al tantra "della mano destra" o simbolico. Da questi ebbe poi origine un nucleo di culti che va sotto il nome di Kula (o Kaula).

 

Una tradizione moderata la si ritrova invece nello Shaivasiddhanta, tradizione shaiva tuttora presente in India soprattutto nel sud e che risalirebbe al X secolo. Shiva è adorato nella forma di Shadashiva, Shiva l'eterno, il Signore (pati) che emana l'universo, lo conserva, lo riassorbe. Lo Shaivasiddhanta è dualista: da un lato le singole anime (pashu) sono eternamente distinte dal Signore (causa efficiente); dall'altro il mondo, nel quale agisce la maya (causa materiale), è distinto da Lui. Quindi Dio ha creato il mondo e le anime, ma ne resta separato; l'unico contatto fra le anime e Dio si ha nella grazia divina. La maya non è una divinità, ma solo un'energia che non è dotata della coscienza di sé. Strumento principale per la liberazione è il rito: i seguaci dello Shaivasiddhanta sono iper-ritualisti e presentano una devozione emozionale (bhakti) molto accentuata. Essendo una dottrina dualista, la liberazione dal ciclo delle rinascite non implica alcun ricongiungimento dell'anima col Signore, ma soltanto un'assimilazione della Sua essenza. Il cammino per la liberazione è aperto a tutte le classi sociali, ma inaccessibile alle donne, le quali possono soltanto beneficiare del percorso del proprio consorte.    

 

Altrettanto numerose sono le tradizioni tantriche che invece prediligono il culto della Dea, che si presenta con nomi e caratteristiche differenti, a volte anche contrastanti fra loro. Abbiamo, come dee più importanti: Tripurasundari; Kali, che fa parte di un gruppo di dieci dee, le Mahavidya (le dee della Grande Conoscenza); Durga. Accanto a queste esistono comunque tantissime altre divinità secondarie, quali per esempio le Bhairavi e le Yogini.

Non sempre è possibile distinguere nettamente fra tradizioni tantriche shaiva (quelle che si rifanno a Shiva) e tradizioni shakta (quelle che si rifanno alla Dea: il termine deriva da Shakti, letteralmente "energia", e in senso lato Dea, perché nelle tradizioni tantriche shaiva la Dea è paredra del Dio e sua "energia" che opera nel mondo, suo aspetto immanente). Le tradizioni shakta sono tipiche dell'India meridionale, e certo non erano caratteristica del mondo vedico. Queste tradizioni sono dunque molto probabilmente un'eredità delle popolazioni autoctone dell'India meridionale.

In ambito vaisnava e quindi legate al culto di Visnu, troviamo essenzialmente le tradizioni del Pancaratra e del Sahajiya, essendo le tradizioni tantriche in gran parte o shakta o shaiva.

 

Il Pancaratra, alla cui base vi è una vasta letteratura, è molto vicino all'ortodossia brahmanica e tuttora vivo in India. I seguaci sono devoti al dio Narayana, assimilato a Visnu e adorato anche col nome di Vasudeva. La sua shakti è Maya, adorata anche con il nome di Laksmi, dea benigna considerata dispensatrice di fortuna e benessere. Da Maya è considerata emanata la natura, prakrti, secondo una visione filosofica che è molto prossima a quella del Samkhya. Per il resto i seguaci non adottano riti trasgressivi e utilizzano i mantra e lo yoga come mezzi per la liberazione.

 

I Baul, tradizione ancora attiva nel Bengala, hanno raccolto l'eredità dei Sahajiya, setta estinta, devoti alla coppia di dei Krsna e Radha, e praticano, fra altri culti devozionali, l'unione sessuale ritualizzata come mezzo per il raggiungimento della liberazione.

 

FONTE

www.wikipedia.org