Sulle tracce dello yoga

Tantra

Testi del Tantra

Bhairava e Kali
Bhairava e Kali

Nella letteratura filosofico-religiosa dell'Induismo si intende con Tantra un insieme di opere dalla non univoca classificazione. Gli argomenti trattati spaziano enormemente, dalla cosmologia all'alchimia, dalle regole di vita quotidiane ai riti esoterici, dall'architettura sacra, all'iconografia e alla ritualistica. 

 

La tradizione vuole che siano 92 i Tantra rivelati da Shiva: 28 Agama e 64 Bhairava Tantra.

 

Accanto a questi Shaiva Tantra occorre poi aggiungere gli Shakta Tantra, per le tradizioni religiose che invece considerano la Dea quale divinità principale; e molti altri insiemi di Tantra che fanno parte di tradizioni minori.

 

Questi testi, essendo stati trasmessi oralmente prima di darne testimonianza scritta, rende impossibile fornire una datazione certa dell'origine. Il Tantra più antico a noi pervenuto, il Nihshvasatattva-samhita dello Shaivasiddhanta, è datato dagli studiosi intorno al V-VI secolo.

 

Nel suo fondamentale TantralokaAbhinavagupta, scrive che, in un'epoca remota, il saggio Durvaas fu incaricato da Shiva medesimo di riassumere e diffondere il suo insegnamento. Il saggio affidò questo compito ai suoi tre figli spirituali: Amardaka, Shrinatha e Tryambaka, i quali enunciarono così la dottrina shivaita in tre forme distinte: dualista (dvaita), dualista e non-dualista insieme (dvaitadvaita), non-dualista (advaita). Il corpus delle opere che furono scritte è, secondo la tradizione, quello attualmente noto come Tantra.

 

I 92 testi scritti dai figli di Durvaas sono stati elencati da uno dei commentatori di Abhinavagupta, Jayaratha, nel Tantralokavarttika.

 

I primi 28 testi, quelli delle dottrine dualista (in numero di 10) e dualista/non-dualista (in numero di 18), sono detti anche Agama (termine che significa tramandato, a indicare un'origine divina) e appartengono alla scuola Shaivasiddhanta, o Shaiva, dal Kamika al Saurabheya.

 

Accanto ai primi 28 Tantra (gli Agama dello Shaivasiddhanta) si sono successivamente aggiunti altri testi, in genere dei commenti, considerati anch'essi Agama (in numero imprecisato, ma comunque superiore a duecento): per distinguerli si usa generalmente il termine Mulagama (Agama principali) per indicare i primi, e Upagama (Agama secondari) per indicare il secondo gruppo.

 

Gli altri 64, i Tantra non dualistici, hanno dato seguito a più di una scuola esegetica, ciascuna coi propri testi e i propri maestri, fra le quali è notevole lo shivaismo kashmiroFra i Tantra della scuola non dualista, sono da citare lo Rudrayamala, il Vijnanabhairava, il Tantrasadbhava, lo Brahmayamala e lo Svacchanda. 

 

I 64 Tantra di Bhairava sono detti anche appartenere al Mantrapitha, per distinguerli da altri testi appartenenti al Vidyapitha. In questi ultimi è dominante il culto della forma femminile del divino, Devi, presente in numerose personificazioni. Questo ulteriore gruppo di Tantra è perciò detto anche Shakti-Tantra, mentre il precedente Yamala-Tantra (yamala significa "coppia", con riferimento all'unione dei principi maschile e femminile, indicata, e raffigurata, come Shiva-Shakti).

Shakti è il termine che significa "energia", e si riferisce a uno degli aspetti di Dio, quello creativo e immanente; la shakti è poi personificata sotto forma di dea divenendo quindi Shakti, ed è rappresentata sotto varie forme a secondo degli aspetti che si vogliono mettere in evidenza.

 

Nella letteratura critica moderna si usa spesso definire Tantra soltanto questi testi della dottrina non dualista, lasciando invece il termine Agama per gli altri.

 

Un'altra tradizione vuole altresì che i 10 Agama della scuola dvaita siano stati comunicati da Sadashiva, Shiva l'eterno, uno degli aspetti del Dio; i 18 della scuola dvaitadvaita da Rudra, lo Shiva del periodo vedico; i 64 Tantra della scuola advaita (i Tantra non dualisti) da Bhairava, l'aspetto terrifico di Shiva. Questo fa sì che spesso i testi relativi siano anche identificati con riferimento a queste divinità. 

 

Alla luce di quanto visto fin'ora, la suddivisione tra Tantra dualisti o non dualisti non sembra sempre coerente, esistendo testi di dubbia appartenenza, come per esempio il Supradheba che non sembra affatto dualistico, pur essendo incluso negli Agama dvaita. 

 

Un'ulteriore classificazione è quella in base all'ortodossia delle pratiche rituali descritte nei testi, cioè al loro rispetto della dottrina brahmanica o meno. I testi, e i riti, della scuola Shaivasiddhanta sono detti di "destra" (daksina), perché ritenuti ortodossi; in genere sono detti di "sinistra" (vama) tutti gli altri, con particolare riferimento agli Shakti-Tantra.

 

Con riferimento agli attuali principali culti dell'Induismo, i Tantra vengono anche classificati come appartenenti allo ShivaismoShaktismo e Visnuismo. Dei primi due gruppi si è già accennato, mentre la letteratura tantrica visnuita è sostanzialmente quella del Pancaratra, e i relativi testi sono anche detti Pancaratra-Tantra (o Pancaratra-Agama), con dottrine abbastanza vicine all'ortodossia brahmanica. Fanno parte di questo corpus per esempio: il Pauskara, il Satvata, il Laksmi-Tantra.

 

Oltre i culti principali esistono anche culti secondari o comunque testi tantrici che non rientrano in quelli. Ne sono un esempio i cosiddetti Tantra "solari", i Saura-Tantra, nei quali la divinità principale è Surya, il dio Sole (ad esempio la Saura-samitha); o i Ganapatya-Tantra, la cui divinità principale è Ganesha; o i Garuda-Tantra, dedicati a Garuda.

 

Va infine precisato che tutte queste opere appartengono alla letteratura indiana in sanscrito. Oltre questi esistono testi tantrici in lingua come il bengali e il tamil, alcuni dei quali hanno un peso rilevante nelle tradizioni locali.

 

Un concetto comune a tutti i Tantra è la divinità del corpo, nel quale sono contenuti l'intera gerarchia cosmica e la polarità fra la parte maschile e femminile della divinità. L'unione di tali principi è il fine dell'adepto dei Tantra. Tale percorso parte dalla purificazione del corpo, cui segue l'identificazione di un nuovo corpo divino per mezzo di pratiche specifiche (recitazione dei mantra e visualizzazione interiore), e termina col culto esteriore, la puja.

 

FONTE

www.wikipedia.org