Sulle tracce dello yoga

Tantra

Pasupata

Il riferimento letterario più antico a una setta shaiva si trova nel commentario di Patanjali alla grammatica di Panini, in cui si parla di Shiva bhagavata, devoti di Shiva. Siamo nel II secolo a.C. Anche se i Pasupata non vengono esplicitamente nominati è a loro che con ogni probabilità si riferisce il testo: essi costituiscono infatti il più antico movimento Shaiva dell'India. La maggior parte di ciò che sappiamo sulla filosofia delle sette Pasupata proviene da opere successive, principalmente dal Sarva - darsana - sangraha di Madhava (XIV sec. d.C.) e dai Sutra Pasupata con il commentario di Kaundinya (VI sec. d.C.). Da questi testi apprendiamo che i tratti principali del sistema sono:

 

1. il Signore (pati), a volte detto la causa (karana);

2. l'effetto (karya), che ha tre sottoclassi:

  • la materia dell'universo (pasa o kala)
  • l'anima (pasu)
  • la cognizione o conoscenza (vidya);

3. l'esercizio contemplativo (yoga);

4. l'attività o condotta religiosa (vidhi)

5. la fine della sofferenza (duukhanta). 

 

L'essenza della teologia pasupata è che Dio possiede il controllo: è la sua grazia che libera le anime dalla sofferenza. La grazia di Dio opera tramite il manifestarsi di una guida nel corso dello yoga e della vidhi. Il Pasupata è l'unico sistema shaiva che si attiene all'insegnamento Samkhya delle 25 categorie (tattva) dell'esistenza. Tutte le altre scuole adottano varie versioni dello schema a 36 categorie, che trasforma l'ontologia dualistica del Samkhya in un'ontologia monista.

 

FONTE

"Il Pensiero Yoga" di Peter Connolly (EDIZIONI RED)