Pratica

Yoga e meditazione

Cosa accade al cervello durante la meditazione

meditazione

A partire dagli anni '30 nacque un certo interesse da parte del mondo scientifico occidentale verso la meditazione. La dottoressa Brosse nel 1935 si recò in India per studiare come certi yogi fossero in grado di controllare il sistema nervoso autonomo. Più tardi negli anni '60 i neurofisiologi Wenger e Bagchi fecero lo stesso viaggio. Studi successivi dimostrarono che la meditazione era in grado di abbassare l'indice metabolico, dai fisiologi giapponesi Sughi e Ajutsu fu osservato come nei soggetti che praticano la meditazione diminuisse di almeno il 20% il consumo di ossigeno e l'eliminazione di anidride carbonica. Tuttavia solo negli anni '70 vi fu la prima indagine scientifica sullo stato di coscienza nella pratica della meditazione. Lo studio fu condotto da Wallace, considerato l'iniziatore degli studi sistematici sulle tecniche meditative.

 

Oggi la meditazione è utilizzata in ambito clinico, poiché è capace di ridurre le sofferenze fisiche e di rafforzare la sensazione di autostima dei pazienti. Grazie alla meditazione si raggiunge uno stato di intenso rilassamento. Durante questo stato di rilassamento indotto si verificano una serie di importanti effetti psicofisici: il ritmo respiratorio e quello cardiaco rallentano notevolmente, gli emisferi cerebrali iniziano a sincronizzarsi fra loro e le onde theta caratterizzano l'attività cerebrale.

 

In condizioni di veglia ma di riposo, ad occhi chiusi, il nostro cervello emette onde sinusoidali piuttosto regolari di frequenza compresa tra 8 e 13 Hz (onde alpha). Appena si aprono gli occhi le onde diventano più veloci e meno ampie e con frequenza superiore ai 13 Hz (onde beta). Durante la meditazione sono state individuate onde più lente delle onde alfa, con un'ampiezza maggiore, presenti in genere durante il sonno, le onde theta, che oscillano tra 4 e 7 Hz. L'aumento dell'attività delle onde theta favorisce il rilascio di dopamina endogena, provocando un minor desiderio di azione e una maggiore tendenza alla visualizzazione sensoriale. Con la meditazione si arresta il normale scorrere dei pensieri e la mente si concentra in un punto e mentre l'organismo si rilassa sempre più, la mente è sempre più lucida. Durante la meditazione è possibile entrare in uno stato in cui mente e corpo non sono in conflitto, ma in una condizione di unità e compartecipazione. Più il soggetto entra in profondità dentro se stesso, più esso diventa autoconsapevole, più si registra un aumento delle onde veloci theta e lente alfa nell'area frontale cerebrale con un aumento degli indici parasimpatici e un abbassamento dell'attività dell'ortosimpatico.   

 

Dalle ricerche scientifiche si è visto che la meditazione è in grado di indurre a vere e proprie modifiche a livello neurocerebrale, praticare costantemente la meditazione è in grado di ispessire la corteccia cerebrale. Questa regione del cervello è molto importante a livello decisionale, nell'interazione mente-corpo. Così la pratica meditativa si dimostra efficace nel contrastare l'invecchiamento cerebrale, favorendo e rafforzando la memoria e nello stesso tempo è in grado di favorire la riduzione dell'emissione di risposte abituali e favorire all'opposto quelle nuove, stimolando in questo modo la creatività. In pratica la meditazione è in grado di modificare la modalità in cui lavora e opera il nostro cervello.