Pratica

Asana e Bandha

Le origini del Saluto al Sole

Nelle scritture religiose indù, Surya è identificato come la forma visibile di Dio, che chiunque può vedere ogni giorno. Inoltre gli Shivaiti e i Vaishnaviti spesso vedono in Surya rispettivamente, un aspetto di Shiva o di Vishnu. I Vaishnaviti chiamano il sole Surya Narayana e nella teologia Shivaita, Surya è una delle otto forme di Shiva, chiamato Astamurti (dall'ottuplice forma). Surya è il principale tra i Navgraha, i nove pianeti, che ruotano attorno a lui e, nella concezione vedica, è il Dio della luce, letteralmente la fonte di tutte le forme di vita. 

 

Anche Surya, come ogni altra divinità del pantheon indù ha una sua precisa rappresentazione, per rimanere in quell'aspetto così particolare della spiritualità indù che è la personificazione. Infatti l'Induismo personifica praticamente ogni aspetto della vita, associandolo ad una divinità, ad una caratteristica del divino che viene quindi adorato in base alle qualità che manifesta nella personificazione in questione. Per cui il vento non è semplicemente aria che si sposta ma è Vayu, il fuoco è Agni, l'oceano è Varuna, l'etere è Akash e così via per tutti i cinque elementi (Pancha Maha Bhuti) e per ogni altra caratteristica della manifestazione divina.

 

Il sole, Surya, è descritto con capelli d'oro, le braccia d'oro e anche la sua lingua è d'oro. I suoi tre occhi sono orbite dorate attraverso cui egli guarda il mondo e che gli conferiscono l'appellativo di Loka-chakshu, l'occhio del mondo. Egli attraversa il cielo su un carro dorato guidato da sette cavalli bianchi che simboleggiano i giorni della settimana. Il suo cocchiere è Aruna, un personaggio singolare detto il rosso, dal colore del suo corpo traslucido e lucente che perde forma al di sotto della vita. Quando l'alba si affaccia nei cieli, personificata da una splendida donna chiamata Ushas, Surya comincia ad inseguirla e la sua luce splende attraverso il corpo traslucido di Aruna, ed ecco perché al mattino presto possiamo osservare Rohita, il sole rosso.

 

Considerando l'origine antica del culto al dio Surya in India, sarebbe alquanto ingenuo pensare al Saluto al Sole come un'invenzione dello yoga moderno. Nell'antica India il Surya Namaskara era inteso come puja ("atto di devozione"), per propiziarsi la benevolenza della divinità. Sin dai tempi vedici si poteva assistere a questo tipo di pratiche, e sebbene siano scarse le fonti scritte originali in merito, la tradizione orale e degli studiosi vedici ci riportano di numerose pratiche direttamente riconducibili all'adorazione della divinità solare. Una delle forme più antiche di prostrazione al sole di origine vedica era Trucha Kapla Namaskara, una pratica compresa in Nitya Vidhi, la routine spirituale di un indù. Un'altra ancora era denominata Aditya Prasna. Entrambe prevedevano l'uso del corpo come mezzo di adorazione. Si praticavano all'alba, all'aria aperta, stando in piedi sulla terra rivolti al sole nascente ed offrendo acqua in abluzione.

 

Nei testi puranici, successivi ai Veda, troviamo cenni riguardo a tali pratiche, primo fra tutti il Ramayana, dove si legge che il saggio Agastya consiglia al principe Rama di adorare Surya prima di andare in battaglia contro il demone Ravana, recitando l'Aditya Hridayam che distrugge i nemici, dona vittoria, rimuove tutti i peccati ed i dispiaceri, e dona luce al mondo. 

 

Anche nella cerimonia Buddhista del "Kalachakra" è possibile vedere, ancora oggi, i pellegrini durante il loro cammino eseguire quello che a tutti gli effetti sembra il Saluto al Sole.

 

Sin da tempi immemori gli uomini hanno adorato il sole per assicurarsi la benevolenza di Dio. In India milioni di persone iniziano la loro giornata adorando il sole con gesti, offerte, abluzioni ed il canto di mantra. Rimanendo nei cuori dei devoti intoccato ed insostituibile, Surya, il Dio sole, continua a splendere sulle vite di milioni di persone in ogni dove, e a dispensare le sue benedizioni di prosperità, fama, successo e buona salute.