Mantra

Mantra e Sanscrito

Le radici del suono

Come la fisica quantica ci ha rivelato, tutto emette un suono, una vibrazione. Ogni elemento o categoria dell'universo ha il proprio suono archetipo. Ciò vale per esempio, per i cinque elementi: etere, aria, fuoco, acqua e terra, a cui sono attribuiti i suoni Ham, Yam, Ram, Vam e Lam, che possono già di per sé costituire dei mantra. L'essenza primaria di qualsiasi oggetto o fenomeno può così essere pensata come il suo caratteristico, unico, schema di vibrazione. Così è per il mantra che utilizza come radice sonora il sanscrito

 

Il linguaggio dei mantra è quindi il sanscrito. L'organizzazione unica del suo alfabeto serve per focalizzare l'attenzione sugli schemi e le qualità dei suoni articolati, in una maniera che non si trova in nessun altro linguaggio, non a caso viene definita la lingua perfetta. Il sanscrito infatti, oltre ad avere un perfetto sistema fonetico, a anche un'elevata precisione grammaticale, tanto da essere considerato dalla NASA la migliore lingua in assoluto per l'uso dei computer. 

 

Una parola sanscrita non è semplicemente un nome scelto per indicare qualcosa, ma il riflesso del suono inerente a tale oggetto, concetto o fenomeno, una specie di onomatopea. Quindi la giusta pronuncia delle parole sanscrite, può replicare l'esatta natura o essenza di ciò a cui ci si riferisce. 

 

Ponendo continuamente l'attenzione alla vocalizzazione, al grado di risonanza e allo sforzo del respiro, l'attenzione viene via via sempre più consumata dalla diretta esperienza del suono articolato. Ciò di per sé produce una chiarezza di pensiero mai sperimentata, ed una festa nella gioia del linguaggio, visto che ogni combinazione di suoni segue regole strettissime che essenzialmente rendono possibile un ininterrotto scorrere di una perfetta armonizzazione eufonica di lettere in parole e versi.

 

Questa è in sostanza l'essenza di uno dei principi che nella tradizione vedica riguardano il canto dei mantra ed il suo potere.