Filosofia e spiritualità

La millenaria conoscenza spirituale indiana

DARSANA

Vaisheshika

Vaisheshika, codificato intorno al I o II secolo d.C. da un brahmano detto Kanada, costituisce la “dottrina distintiva”, l'analisi dell'esistente.

Questo darsana è diretto alla conoscenza delle cose singole in quanto tali, considerate in modo distintivo nella loro esistenza contingente e può essere definito come un realismo atomistico pluralista. Esso cerca di definire i caratteri generali delle cose osservate.

Le categorie del Vaisheshika sono 6:

 

1. Sostanza (dravya):

  • quattro elementi: eterni e sotto forma di atomi (terra, acqua, fuoco, aria), e non eterni sotto forma di prodotti;

  • etere, onnipervadente ed eterno;

  • tempo, che secondo la mutazione delle cose si manifesta come passato, presente, futuro;

  • spazio, presupposto della localizzazione delle cose in diverse direzioni;

  • anima ( atman ), anima suprema, Dio, anima individua, ciascuna per ogni individuo capace di conoscere, sentire, desiderare;

  • manas, per suo mezzo e in contatto con lui, l'anima può conoscere, sentire, eccetera, essendo esso il tramite tra l'atman ed i sensi.

2. Guna, qualità aderente alla sostanza:

  • colore (rupa), percepibile solo dagli occhi e presente solo in terra, acqua, fuoco;

  • gusto (rasa) lingua, presente solo in terra e acqua;

  • odore (gandha) naso, presente in terra;

  • tatto (sparsa) pelle, presente in terra, acqua, fuoco e vento;

  • suono (sabda), è attribuito all' etere;

  • numero (sankya);

  • dimensione (parimitì), per cui stabiliamo che una cosa è grande o è piccola;

  • singolarità (prthaktva), intesa in senso positivo;

  • connessione (samyoga), per cui le cose appaiono congiunte;

  • disgiunzione (vibhaga), in virtù della quale le cose appaiono separate;

  • prossimità e lontananza nel tempo e nello spazio (paratva-aparatva);

  • gravità (gurutva), fluidità (sneha, propria dell' acqua), viscidità;

  • qualità dell'atman: intelletto (buddhi), piacere, dolore, desiderio, avversione, attività;

  • samskara, forza, impulso, resistenza o elasticità, abitudine (bhavana) o esercizio dell'anima;

  • dharma, predispone l'atman alla beatitudine o alla liberazione;

  • adharma, il suo contrario;

  • adrsta, la forza responsabile dell'ordine cosmico, e che nel suo quadro regola infallibilmente la maturazione del karma delle creature.

3. Karma, inerente alla sostanza:

  • moto: verso l'alto, verso il basso, contrazione, espansione, moto in senso generale.

4. Samanya, generalità o genere, elemento di identità, oltre i caratteri diversi, per es. fra vacche di diverso colore, può essere inerente a sostanza, qualità e moto.

5. Visesa, diversità che si rivela nella differenza delle nostre percezioni e suppone diversità negli atomi, non dipende solo da cambio di disposizione e collocazione degli elementi.

6. Samavaya, inerzia fra due cose diverse: per es. sostanza e qualità, causa e oggetto, che sono tuttavia inseparabilmente connesse, perciò è diversa dal samyoga che può aver luogo fra cose identiche e non è definito.

 

Nei trattati più tardi viene aggiunta una settima categoria:

 

7. Abhava, non esistenza, essa è quadruplice:

  • non esistenza di una cosa avanti la sua produzione;

  • non esistenza per distruzione di una cosa dopo essere esistita;

  • negazione reciproca;

  • negazione assoluta.

 

Il Vaisheshika si occupa di classificare i dati della esperienza e di ridurli ad alcune categorie fondamentali e quindi propone una teoria atomica che indaga la natura degli atomi, della loro combinazione e degli elementi che ne derivano. Secondo il Vaisheshika tutto ciò che si percepisce è reale. Le cose esistono indipendentemente dal fatto che noi le percepiamo. Il mondo è una realtà, il risultato di una combinazione di atomi in eterno movimento.

 

In primo luogo abbiamo quindi la sostanza, divisa in nove gruppi che includono le quattro specie di atomi, causa prima non percettibile degli elementi. L'etere infinito, a differenza dei primi quattro non si evolve in prodotti secondari. Vengono poi il tempo e lo spazio infiniti entrambi e senza parti, sebbene divisi convenzionalmente in punti e istanti e determinabili o con il movimento degli astri o in relazione a punti fissi. Segue l'io o anima. L'esistenza delle anime è dimostrata dall'inferenza, la quale si fonda sulla costatazione che conoscenza, piacere, dolore, amore, odio, eccetera, non possono essere attribuiti a nessuna parte del corpo o ai sensi. Quindi vi è il manas atomico eterno compagno di ogni singola anima e strumento o intermediario fra la conoscenza che in quella si determina e il mondo esterno che così entra nell'orizzonte dell'esperienza umana.

 

La seconda categoria è costituita dalle qualità (guna).

 

Il karma viene al terzo posto, ma esso non è inteso nel senso morale, più genericamente indica il moto ed è pertinente, come la qualità, alla sostanza.

 

La quarta categoria esprime la generalità, la qualità comune a più individui, sempre uguali in tutti i singoli individui.

 

La quinta categoria è l'individualità, e significa quella particolarità in virtù della quale due cose o individui della stessa classe, pur essendo uguali, tuttavia si distinguono come due entità a sé stanti.

 

La sesta categoria è l'inerzia (samavaya) vale a dire la presenza indissolubile.

 

La settima categoria è la negazione.

 

Come per ogni altra darsana la sua ricerca della verità delle cose è sempre rivolta a liberare la coscienza dell'individuo imprigionata nell'ignoranza. Quando la liberazione ha luogo, con l'esercizio dello Yoga, l'anima torna nella sua essenziale immobilità, inattività e inconsapevolezza, distaccata definitivamente da ogni contatto col mutevole mondo delle cose.

 

FONTE

"Storia della filosofia indiana" di Giuseppe Tucci (Edizioni Laterza)