Filosofia e spiritualità

La millenaria conoscenza spirituale indiana

DARSANA

Uttara Mimamsa: le tre scuole del Vedanta

Il Vedanta è tra i darsana, quello che costituisce la base della maggior parte delle scuole moderne dell'Induismo. Vedanta significa in sanscrito la conclusione o summa dei Veda, e si basa sull'interpretazione mistica e cosmologica contenuta in questi testi. Il termine Vedanta si utilizza in riferimento alle Upanishad, ed alle scuole nate dallo studio di esse.

Oltre ai Veda quindi, i testi fondamentali del Vedanta sono: le Upanishad, il Vedanta Sutra (che sono anche delle brevi, persino singole interpretazioni di una sola parola della dottrina delle Upanishad), e la Bhagavad Gita.

Nessuna interpretazione dei testi è prevalsa sulle altre, e parecchie scuole Vedanta si sono sviluppate e differenziate dalla loro concezione della natura, della relazione e del grado di identità fra il Sé individuale (jiva) e l'Assoluto (Brahman). Queste spaziano dal monismo o non-dualismo (Advaita), al dualismo qualificato o teismo (Vishi-stadvaita), al dualismo (Dvaita). Le scuole Vedanta mantengono tuttavia un certo numero di principi in comune:

 

  • la trasmigrazione del Sé (Samsara) e l'opportunità della liberazione dal ciclo delle rinascite (moksha);

  • l'autorità dei Veda sulle modalità di liberazione;

  • che il Brahman sia la causa materiale (upadana) che quella strumentale (nimitta) del mondo;

  • che il Sé (Atman) è l'agente dei propri atti (karma) e quindi il destinatario dei frutti o delle conseguenze delle azioni (phala).

 

Queste tre scuole verranno codificate con l'inizio dell'Induismo (300 d.C.).

Adi Shankara

adi shankara
Adi Shankara

Adi Shankara (686 – 718 d.C.) nacque a Kaladi, un piccolo villaggio nello stato indiano del Kerala, non visse a lungo ma viaggiò a piedi per tutta l'India, rinnovando lo studio dei Veda. E' stato un filosofo indiano nonché il più famoso esponente della scuola di pensiero dell'Advaita Vedanta, di cui fu il principale unificatore. Shankara ebbe una profonda influenza nello sviluppo e nella crescita dell'Induismo attraverso la sua filosofia non dualistica. Ha difeso la grandezza e l'importanza delle sacre scritture, i Veda, diffondendo una spiritualità fondata sulla discriminazione, senza dogmi o ritualismi.

 

Adi Shankara fu uno dei primi maestri spirituali a denunciare le caste e gli inutili rituali come delle azioni insensate, e grazie al suo profondo carisma, esortò i veri devoti a meditare sull'amore verso Dio al fine di comprendere la Verità ultima. I suoi trattati sulle Upanishad, Bhagavad Gita e Vedanta Sutra, sono testamenti di una mente appassionata e intuitiva che non ammetteva dogmi ma si appellava alla capacità di discriminazione. Uno dei suoi più profondi insegnamenti è che l'astratto filosofeggiare non porta alla moksha (liberazione). Solo attraverso un autentico amore e altruismo governati dalla discriminazione viveka, è possibile raggiungere il proprio Sé reale.

La filosofia che propose Shankara fu potente e capitalizzò negli anni il monismo dormiente, e la conoscenza mistica dell'esistenza.

 

La dottrina

 

Proseguendo la linea di pensiero di alcuni rishi, espresso nelle Upanishad, e in partcolare la testimonianza di Gaudapada, esposta nell'opera principale, la karika, di commento alla Mandukya Upanishad, Shankara espose la dottrina dell'Advaita, che consiste nell'affermare la Realtà assoluta come unica realtà, mentre la realtà fenomenica come continuo divenire e quindi l'unica realtà possibile è quella non duale, mentre il mondo, soggetto al continuo divenire, ha una natura illusoria, in quanto impermanente. Egli definì meglio quanto già espresso nelle Upanishad: la Realtà assoluta o Brahman e la pura Realtà Atman dell'essere individuato jivatman o anima individuale, sono la stessa e unica. Questa realtà è non duale, pertanto realizzabile solo rinunciando ai vincoli del contingente.

 

I tre principali stati di consapevolezza (veglia, sogno e sonno profondo), sono espressione di un quarto stato trascendentale, conosciuto nelle Upanishad come turiya, coincidente con la Realtà assoluta o Brahman. La molteplice natura dei fenomeni e la loro ultima essenza è simboleggiata dal suono Aum, il più sacro tra i mantra induisti. Brahman è al tempo stesso immanente e trascendente, e non solo un concetto panteistico. Inoltre, oltre a assere la causa materiale ed efficiente dell'intero universo, Brahman stesso non è limitato dalla sua auto-proiezione, ed effettivamente trascende tutti gli opposti, tutte le dualità, soprattutto aspetti quali la forma e l'essere, da sempre incomprensibili alla mente umana.

 

L'influsso di Adi Shankara si fece non solo sentire nella meditazione Advaita, ma anche nella pratica e nella conoscenza Induista. I suoi lavori principali sono le Brahma Bhashyas, che rappresentano dei commentari alle Vedanta Sutra e alla Bhagavad Gita, realizzate nello sforzo continuo di ricerca dello stato non-duale, il trattato sull'Advaita, il Vivekacudamani e il Soundarya Lahari.

 

Inoltre questo maestro è conosciuto come l'iniziatore della Bhakti o devozione altruistica, che nel sistema filosofico Advaita si può realizzare soprattutto mediante i bhajan, o canti devozionali, il più famoso dei quali è il Bhaja Govindam.

 

Nonostante sia vissuto solo 32 anni, il suo impatto sull'India e sull'Induismo non può essere passato inosservato, ha favorito il sacerdozio e reintrodotto una forma pura di pensiero Vedico. Fu in grado, viaggiando per tutta l'India, dal Sud fino al Kashmir, di proporre un volto all'Induismo.

 

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FONTI

www.wikipedia.org

www.visioner.org

www.aghori.it