Filosofia e spiritualità

La millenaria conoscenza spirituale indiana

UPANISHAD MEDIEVALI

Tejobindu-Upanishad

Tejobindu (collegata al "Krsna Yajurveda", genere "Samnyasa").

 

<<Riuscendo a vedere l'Assoluto ovunque vagli la mente, si ottiene la concentrazione mentale, che ne è la verità suprema. La meditazione poi si ha quando si indulge a pensieri positivi del tipo "Io sono l'Assoluto e null'altro", senza che il pensiero si riferisca a nessun oggetto. Questo tipo di pratica conferisce somma beatitudine. Il raggiungimento e il successivo superamento di uno stato di immutabilità, mercè la comprensione della condizione dell'Assoluto, porta allo stato di incentramento dell'attenzione. E il saggio dovrebbe sforzarsi di perseguire questa beatitudine non artificiale sinchè non riesca ad unirsi per un attimo alla condizione del Sé che costituisce l'intimo del suo essere. Allora questo re di coloro che praticano lo yoga raggiunge la perfezione e si libera del bisogno stesso di una disciplina spirituale>>.

 

( Tejobindupanishad I, 35-39a )

 

<<Coloro che sono abili ad argomentare sull'Assoluto, ma non rivolgono costantemente ad esso il pensiero, schiavi delle passioni, senza fallo son dannati a nascite e rinascite a causa della loro nescienza spirituale>>.

 

( Tejobindupanishad I, 46 )

 

<<"Quest'intero universo non mi appartiene in alcuna sua parte. Non m'appartengono tempo, luogo, oggetti tangibili o pensieri. Non m'appartengono l'abluzione rituale, i riti da svolgere ai crepuscoli, deità o luoghi sacri. Non m'appartengono guadi che sian sede di pellegrinaggio, di servizi offerti alla divinità, di gnosi o sedi di esseri divini. Non m'appartengono la schiavitù, la nascita, la parola, il sole, il merito, il demerito, il dovere, la buona sorte. Non m'appartengono il principio vitale individuale, e neppure i tre mondi. Non m'appartengono la liberazione, la dualità, la scienza rivelata, le prescrizioni rituali, la prossimità, la distanza, la luce intellettuale, la segregazione. Non m'appartengono il maestro, il discepolo, la privazione, l'eccesso, brahma, Vishnu o Rudra. Non m'appartengono la luna, la terra, l'acqua, il vento, lo spazio, il fuoco. Non m'appartengono il gruppo famigliare, lo scopo, l'esistenza, il meditante, l'oggetto meditato, la meditazione, la mente. Non m'appartengono il freddo, il caldo, la sete, la fame, l'amico, il nemico, l'illusione, la vittoria, il prima, il dopo, l'aldilà, le regioni dello spazio. Non m'appartiene affatto tutto ciò che può essere detto o ascoltato, pensato, desiderato e meditato, fruito, bramato o ricordato. Non m'appartengono il desiderio, lo yoga o il riassorbimento cosmico. Io sono l'Assoluto, io sono l'Assoluto senza dubbio. Io sono consapevolezza, io sono consapevolezza". E' detto liberato in vita chi ha questa conoscenza, chi percepisce se stesso come l'Assoluto e nell'altro, consapevolezza e null'altro, come il Supremo e null'altro>>.

 

( Tejobindupanishad IV, 11B, 21-29B, 30 )

 

FONTI

www.wikipedia.org

www.gianfrancobertagni.it