Filosofia e spiritualità

La millenaria conoscenza spirituale indiana

UPANISHAD MEDIEVALI

Ksurika-Upanishad

Ksurika (collegata al "Krsna Yajurveda", genere "Yoga") è l'"Upanishad del coltello", insegna a raggiungere l'immortalità per mezzo della concentrazione (dharana) dello spirito, che, simile appunto a un coltello, recide i legami che vincolano l'anima alla materia e alle passioni.

La concentrazione, dharana, e preceduta dalle varie pratiche prescritte dallo Yoga, in particolare dal controllo del respiro (pranayama), che, una volta trattenuto nel corpo, viene fatto circolare nelle varie membra seguendo sostanzialmente la via descritta nella fisiologia mistica dello Yoga, con il superamento dei chakra, posti lungo il canale della sushumna e con la recisione di vari punti vitali (marman), posti nel piede, nei polpacci, nelle cosce. Trapassati i chakra e distrutti i punti vitali, l'individualità dello yogin si dissolverà.  

 

1. Io voglio rivelare il (segreto del) coltello, che è la concentrazione dello spirito per realizzare lo Yoga: chi, praticando lo Yoga, l'otterrà, non rinascerà più. Questi sono l'essenza e il significato dei Veda, come è stato insegnato dal Signore che esiste di per sé.

2. Scelto un luogo tranquillo e qui fissatosi in una postura adatta (il devoto) deve concentrare lo spirito nel cuore (ritraendolo dagli oggetti dei sensi), come una tartaruga ritrae le sue membra.

 

3. Con la (recitazione della) sillaba Om, nella quale si ritrovano dodici parti, a poco a poco bisogna riempire d'aria l'intero corpo e, dopo aver chiuso tutte le porte,

 

4. con il petto, il volto, i fianchi, la gola rivolti gradualmente verso il cuore, (il devoto) deve far circolare nel corpo i soffi che sono entrati attraverso il naso.

 

5. Avendo così introdotto il respiro, poi a poco a poco (il devoto) lo deve espellere. Quando abbia fatto penetrare stabilmente nel corpo (il respiro) nella misura fissata per mezzo del pollice, concentrandosi,

 

6. conduca (l'aria) intorno alle caviglie, ai polpacci, alle ginocchia e dalle cosce (la faccia risalire) fino all'ano e al pene, per tre volte (ripetendo la pratica)

 

7. e la conduca al luogo dove il soffio risiede (abitualmente), nella regione dell'ombelico. Qui si trova il canale Sushumna, circondato da molti canali, il sottile, il rosso, il giallo, il nero, l'arancione, il bruno.

 

8. (Lo yogin) introduca (l'aria) nella Sushumna, sottilissima, leggera, bianca: lungo essa elevi i soffi, come un ragno (s'arrampica) su un filo,

 

9. fino al cuore, simile a una rossa ninfea, la grande dimora dello spirito, chiamato nei testi vedici "il piccolo fiore di ninfea". Superatolo, giunge alla gola, donde colmando quel canale.

 

10. Preso l'acuto coltello della mente, lucente per la conoscenza, recita nome e forma di quel punto che è posto sopra il piede.

 

11. Per mezzo dello spirito, dedicandosi sempre allo Yoga, (il devoto), simile alla folgore di Indra, con la forza della meditazione e degli esercizi di concentrazione recida il punto che ha nome "polpaccio".

 

12. Poi, per mezzo di esercizi quattro volte ripetuti, lo yogin effettui senza esitare la recisione del punto che è tra le cosce, liberando in tal modo gli spiriti vitali

 

13. e radunando poi nella gola il complesso delle nadi: si dice che tra queste, 101 siano le migliori.

 

14. A sinistra deve far buona guardia la Ida, a destra la Pingala; tra di esse c'è il posto migliore (riservato alla Sushumna). Chi lo conosce, conosce i Veda.

 

15. La Sushumna è posta nel profondo, è pura, è sostanziata di Brahman. Attorno ci sono le 72.000 nadi, per le quali (la Sushumna) è il guanciale (su cui sono poste).

Per mezzo della meditazione esse vengono recise, soltanto la Sushumna non viene recisa.

 

16. Con il coltello (della mente), che ha come pura lama lo Yoga, che brilla d'immacolato splendore, il saggio può, con la potenza (della concentrazione), recidere le cento vene già in questa vita.

 

17. Come si profuma con i fiori di gelsomino un guanciale, così (il devoto) faccia si che il canale (della Sushumna) lo sia con le condizioni di nascita buone o cattive.

 

18. Coloro che così sono disposti sono liberati da una nuova rinascita.

 

19. Allora con lo spirito consapevole, stando nella sua solitudine, senza passioni, conscio della realtà dello Yoga, (il devoto) è senza desideri.

 

20. Come un uccello, spezzato il laccio, senza paura s'innalza nel cielo, così l'anima, recisi i legami, supera allora l'oceano delle esistenze.

 

21. Come una lampada, bruciato (l'olio), al momento dell'estinzione sparisce, così lo yogin, bruciato tutto il suo karma, dissolve la propria individualità.

 

22. Lo yogin che abbia reciso i legami con il (coltello della concentrazione dello spirito,) che ha come lama le varie parti (della sillaba Om), che è reso acuto dalla disciplina dei soffi, che è affilato sulla cote della rinuncia, non più è tenuto prigioniero.

 

23. Quando si libera dai desideri, (lo yogin) raggiunge l'immortalità; liberato da tutte le passioni, recisi i legami, non è tenuto più prigioniero.

 

( Ksurikopanishad )

 

FONTI

www.wikipedia.org

www.pitagorici.it