Filosofia e spiritualità

La millenaria conoscenza spirituale indiana

UPANISHAD VEDICHE

Brhadaranyaka Upanishad

La Brhadaranyaka Upanishad è tra le Upanishad vediche più antiche, appartiene al Sukla Yajurveda è raccoglie le riflessioni del sacerdote deputato a mormorare le formule sacrificali. L'Upanishad è composta di sei lezioni (adhyaya), ciascuna delle quali conta sottosezioni e capitoli. Il testo è redatto in prosa; non mancano però strofe organizzate in brevi inni di carattere esoterico.

 

La prima lezione ha carattere mitologico e propone sostanzialmente corrispondenze fra macrocosmo e microcosmo e troviamo anche un accenno alla meditazione sul respiro.

 

Questa impostazione muta già nei primi capitoli della seconda lezione, dove si cominciano a esaminare più da vicino i concetti di brahman e di atman. I filosofi che emergono in questa lezione sono il re di Benares Ajatasatru e il brahmano Yajnavalkya. Il primo sostiene che il brahman è il soggetto cosciente che si manifesta nello stato di veglia, ma che resta attivo anche nello stato di sonno, dove consegue esperienze conoscitive di natura diversa. L'altro insegna alla moglie Maitreyi che l'atman pervade tutto l'universo, alla stessa stregua del sale sciolto nell'acqua. Insegna altresì che la coscienza scompare dopo la morte, venendo meno la distinzione fra soggetto e oggetto. A questa dottrina fanno seguito ancora le corrispondenze fra macrocosmo e microcosmo.

 

La terza lezione è interamente dedicata a una disputa che vede coinvolti, in occasione di un sacrificio solenne alla corte del re Janaka dei Videha, Yajnavalkya ed eminenti esperti di liturgia, fra cui spicca una figura femminile, Gargi Vacaknavi. E' senz'altro la lezione più compatta ed avvincente dell'Upanishad.

 

La quarta lezione trova nuovamente protagonista Yajnavalkya che discute direttamente col re Janaka. Come nella seconda lezione anche qui si leggono alla fine i nomi dei saggi che, in successione cronologica, hanno tramandato questi testi.

 

Le ultime due lezioni delineano il percorso dell'anima dopo la morte e prefigurano un approfondimento della dottrina della reincarnazione e della liberazione assoluta. La sesta lezione si conclude con un embrione di tratto erotico i cui insegnamenti sono finalizzati alla procreazione. La Brhadaranyaka si conclude con la successione dei maestri che hanno trasmesso le dottrine dello Yajurveda

 

« In verità all'inizio questo universo era unicamente Brahman, questi conobbe sé stesso "Io sono Brahman" ed esso era Tutto. Così gli Dei (deva) che si svegliavano a tale pensiero (pratyabudhyata) diventarono anche loro Brahman così per i rsi e per gli uomini (manuṣyā). Comprendendo ciò il rsi Vamadeva affermò: "Io fui Manu io fui il Sole (Sūrya)". E colui che ancora oggi comprende: "Io sono il Brahman" costui è il Tutto e neppure gli Dei possono impedirglielo, in quanto diventa il Sè (atman) di loro stessi. Quello che venera una divinità ritenendo che essa sia altra da sé "Altri è Dio, altri sono io" quello non sa. Per gli Dei è come una bestia. Così come le bestie nutrono gli uomini, gli uomini nutrono gli Dei. Come perdere un animale è cosa sgradevole, più grave è perderne molti. Per questa ragione non piace agli Dei che gli uomini conoscano questo»

 

( Brhadaranyaka Upanishad I, 4,10 )


<< A questo proposito dice una strofa "Quello onde il sole si leva e nel quale tramonta - cioè dallo Spirito vitale si leva, nello Spirito vitale tramonta - fu dagli dèi elevato al grado di ordine (cosmico). Esso è oggi e sarà anche domani". Cioè quanto essi (dèi) una volta iniziarono, anche oggi si compie. Perciò solo una pratica si segua: quella di aspirare ed espirare l'aria, pensando "Possa non afferrarmi il male, la morte!". Chi osserva questa pratica, cerchi anche di condurla a compimento. Per essa conseguirà l'intimità e la comunanza di sede con quelle divinità >>.

 

( Brhadaranyaka Upanishad I, 5, 23 )

 

<< "E chi è l'atman?". "E' tra gli spiriti vitali quello Spirito fatto di conoscenza che brilla nell'interno del cuore. Immutabile Egli percorre questo mondo e quell'altro; pare che pensi, pare che si muova, e varca, fatto sogno, i confini del mondo sensibile e gli aspetti mortali.

Questo Spirito invero si unisce con il dolore quando nasce e acquista un corpo, ma quando parte e muore, si scioglie dal dolore.

 

( Brhadaranyaka Upanishad IV, 3, 7 - 8 )

 

« Coloro che conquistano i mondi celesti con il sacrificio, l'elemosina, l'ascesi, costoro entrano nel fumo, dal fumo [passano] nella notte, dalla notte nella quindicina della luna calante, dalla quindicina della luna calante nel semestre in cui il sole si muove verso il Sud, da questo semestre nel "mondo dei Mani, dal mondo dei Mani nella luna. Giunti che siano alla luna, essi diventano nutrimento e gli dei quivi se ne cibano come si cibano della luna con le parole "Accresciti, riduciti!". Poiché questa [sosta] è per essi terminata, allora ritornano nello spazio, dallo spazio passano nel vento, dal vento nella pioggia, dalla pioggia sulla terra. Giunti che siano sulla terra, diventano cibo e di nuovo sono sacrificati in quel fuoco che è l'uomo e rinascono in quel fuoco che è la donna. Giungendo ai diversi mondi, continuano così il loro ciclo. Ma coloro che non conoscono queste due vie, rinascono come vermi, insetti e tutte le specie che mordono »

 

( Brhadaranyaka Upanishad VI, 2, 16 )