Filosofia e spiritualità

La millenaria conoscenza spirituale indiana

UPANISHAD VEDICHE

Aitareya Upanishad

La Aitareya Upanishad appartiene al ciclo del Rgveda, è una fra le più antiche Upanishad vediche. Il tema principale dell'opera è la corrispondenza fra universo e uomo. Nel primo khanda (paragrafo), riprende il mito dell'uomo cosmico, con una significativa differenza, cioè questi viene generato dall'atman. In principio infatti esiste soltanto l'atman – brahman, Egli creò il cielo, la luce, la morte, le acque, quindi l'essere universale (purusha). Dalle parti del corpo di questo essere derivarono sia gli elementi, e quindi gli dei relativi, sia le funzioni. Per esempio, dagli occhi venne la vista e dalla vista il Sole.

 

Nel secondo khanda, gli dei appena generati chiedono all'atman un posto dove prendere dimora per potersi nutrire. Quindi gli elementi – dei, accetteranno di dimorare in un essere umano. Così le facoltà poterono diventare attive, poiché il corpo dell'uomo e sede delle percezioni sensoriali.

 

Nel terzo khanda, gli dei presa dimora nell'uomo, chiederanno cibo, l'atman quindi ne offre a loro, ma soltanto quando entrerà il soffio vitale (prana), essi saranno capaci di assimilarlo. Il prana è quindi quel principio che unifica le funzioni nell'uomo, ciò che rende possibile l'esperienza del mondo.

 

A questo punto, visto che l'essere creato sembra essere indipendente, l'atman si domanda:

 

<< Se la parola è creata dall'organo vocale, se l'odore dall'organo dell'olfatto, se la visione lo è dall'organo della vista..., se l'emissione del seme lo è dall'apparato genitale, allora chi sono io ? >>

 

( Aitareya Upanishad III, 11 )

 

La risposta la troviamo con la discesa dell'atman nell'uomo attraverso l'apertura che si trova sulla sommità del capo, che diventa luogo di congiunzione fra l'uomo e il divino.

 

Il quarto khanda, spiega come il sé individuale (jiva) trasmigri di corpo in corpo, finché l'individuo non giunga a unire questo sé con l'atman, condizione assimilata all'immortalità.

 

Nell'ultimo khanda troviamo espresso un grande detto (mahavakya):

 

( SA ) 

<< prajnanam brahma >>

( IT )

<< la coscienza è >>

 

( Aitareya Upanishad V, 3 )

 

La coscienza non è né una sostanza né un atto è Brahman, l'essere non ha coscienza, è coscienza.