Filosofia e spiritualità

Buddhismo

Buddhismo in Cina

buddhismo in cina
Le vie percorse dai missionari buddhisti dell'Asia centrale verso la Cina e dai pellegrini cinesi verso l'India

( 65 d.C. )

 

Il Buddhismo è penetrato in Cina nel I secolo d.C., alle origini dell'era cristiana, durante la Dinastia Han. La tradizione vuole che i primi due monaci indiani ad introdurre il Buddhismo in Cina, furono Kasyapa Matanga e Gobharana, condotti dall'imperatore Ming, su di un cavallo bianco. I monaci portarono con loro, testi delle scuole del Buddhismo dei Nikaya (una delle scuole sorte dopo la morte del Buddha Sakyamuni), tra cui il Sutra in quarantadue capitoli, che tradussero nel 67 d.C. a Luoyang, la capitale dell'impero, e dove fondarono il Monastero del Cavallo Bianco.

 

L'arrivo del Buddhismo in Cina rappresenta ancora oggi, uno dei processi di acculturazione delle idee e delle credenze religiose più straordinari della storia. Culture elaborate e dai profondi risvolti filosofici e spirituali, come quella indiana, centro-asiatica e cinese, riuscirono in Cina a fondersi e a costruire un insieme di scuole dottrinali e di culture materiali, parte delle quali sopravvive ancora oggi nell'area di influenza cinese e in Giappone, e da dove, nello scorso secolo, hanno raggiunto l'Occidente.

Inizialmente i cinesi daoisti (o taoisti), ritennero il Buddha niente altro che Laozi, il leggendario fondatore del Daoismo, vissuto probabilmente nel IV secolo a.C..

 

Secondo una antica leggenda daoista, questo filosofo cinese, sarebbe partito per l'Occidente allo scopo di diffondere le proprie dottrine presso i barbari. Alcune dottrine buddhiste erano, peraltro, sovrapponibili a quelle daoiste, questo favorì lo sviluppo del Buddhismo in Cina.

Buddhismo Chan ( 佛教禅 )

buddhismo chan
Bodhidharma

( 552 d.C. )

 

Il Buddhismo Chan rappresenta un insieme di scuole, dottrine e linguaggi del Buddhismo cinese. Questo buddhismo, sorto probabilmente alla fine del VI secolo in Cina, è tutt'oggi praticato in questo paese, con particolare riguardo ai lignaggi presenti ad Hong Kong e a Taiwan e da lì trasferiti anche negli Stati Uniti e in Europa. Dal Buddhismo Chan derivano le tradizioni dello Zen giapponese, del Son coreano e del Thien vietnamita.

 

Chan (cinese classico lettura giapponese zen) è il tentativo di imitare il suono della parola sanscrita dhyana (meditazione) con un ideogramma. In questo caso l'ideogramma funziona da fonema e non da epistema, ovvero è un segno latore di suono. Tuttavia, sebbene  sia stato scelto per ragioni fonetiche per imitare il suono prodotto dalla parola dhyana e non per il suo significato, l'ideogramma  è composto, a sinistra da , letto shi, e a destra da , letto dan, il primo significa indicare, puntare a, mostrare, il secondo vuol dire solo, unico, semplice, singolo, perciò intendendo assieme il senso delle parti, potremmo dire che l'ideogramma contenga il significato di “mirare al massimo di semplicità” o “puntare all'uno”.

 

Il Buddhismo Chan ha come riferimento la figura di Bodhidharma, il leggendario monaco indiano, tradizionalmente ritenuto il suo fondatore. Bodhidharma monaco indiano, o persiano, seguace della corrente del Buddhismo Mahayana, giunse in Cina attorno al VI secolo, da lui sarebbe nato anche, secondo alcune tarde leggende, lo stile di combattimento di Shaolinquan.

Le opere attribuite a Bodhidharma sono: Errù sìxing lùn, Xiemò lun, Wùxìng lùn

Errù sìxing lùn ( 二入四行論 )

E' il “Trattato sulle due entrate e le quattro pratiche”, testo rinvenuto nella grotta 17 delle Grotte di Mogao, redatto intorno al 600 da Tànlin, discepolo di Huìke, a sua volta discepolo di Bodhidharma. Le “Due entrate” del titolo dell'opera si riferiscono ai due modi di entrare nella via del Chan:

 

  1. entrare per mezzo della ragione”;

  2. entrare per mezzo della condotta”.

 

Entrare per mezzo della ragione” significa raggiungere la comprensione spirituale della Vera, unica e identica Natura di tutti gli esseri, con la pratica dell'insegnamento contenuto nelle Sacre Scritture. Chi abbandona il falso ed abbraccia il vero, riconosce che l'unica cosa che accomuna tutti gli esseri è la loro essenza spirituale unica. Raggiunta questa perfezione, egli si terrà saldo a questa certezza, e non si allontanerà mai più da essa, comprendendo che non c'è nulla di più prezioso. In questa posizione non è più turbato neppure nelle peggiori difficoltà. Avendo realizzato le Scritture nella sua vita pratica, non sarà più legato dal seguire strettamente norme e regolamenti, perché incarnando l'essenza dei principi sacri, ha già superato tutti i riti che le Scritture ingiungono agli esseri condizionati. Avendo cessato ogni discriminazione concettuale, tale persona si troverà in una silenziosa comunione con il principio spirituale unico, che lo renderà sereno e karmicamente non-attivo.

 

Entrare per mezzo della condotta” comprende le quattro pratiche: la giusta risposta all'odio, obbedire alla legge del karma, non avere aspirazioni materiali, essere conformi al Dharma.

 

  • La Giusta risposta all'odio, significa non avere sentimenti di ostilità ovvero accogliere le ostilità altrui senza rispondere, è l'ostilità che conduce alla rinascita.

  • Obbedire alla legge del karma, significa accettare sempre le circostanze ovvero rimanere sempre imperturbabili, non avendo nessun centro dentro di noi non dobbiamo accusare né guadagno né perdita, né piacere né dolore. Nel guadagno e nella perdita accettiamo quello che il karma ci porta, lo spirito non subisce né perdita né guadagno.

  • Non avere aspirazioni materiali, significa privarsi della brama praticando l'inattività (wuwéi), privi di attaccamento. Bisogna essere coscienti che è soltanto a causa dell'illusione (maya) che gli esseri in questo mondo si attaccano agli oggetti materiali. Ma il Saggio che comprende la verità non si comporta come l'uomo comune. Dal punto di vista spirituale, tutte le cose materiali sono vuote, non sono cioè in grado di appagare i desideri dell'anima spirituale, perché sono di natura differente.

  • Essere conformi al Dharma, quindi non giudicare gli eventi in base a “me” o “te” o a “questo” e “quello”, ma essere consapevoli dell'unicità del reale e, conformemente a questa consapevolezza, dedicarsi agli altri come parti di noi, praticando le paramita (percorso spirituale buddhista) con costanza, il tutto pervaso da una sempre presente spontaneità.

Xiemò lun ( 血脈論 )

E' il “Trattato sulla linea del sangue”, tradizionalmente attribuito a Bodhidharma ma redatto intorno al VII secolo. In questo trattato si nota l'influenza delle dottrine Cittamatra.

 

« Tutto ciò che appare nei tre regni ha origine dalla mente. Perciò i buddha del passato e del futuro insegnano da mente a mente senza preoccuparsi delle definizioni. »

( Xiěmò lún )

 

« I buddha del passato e del futuro parlano soltanto di questa mente. La mente è il buddha, e il buddha è la mente. Oltre la mente non c'è nessun buddha, e oltre il buddha non c'è nessuna mente. »

( Xiěmò lún )

 

« Fin quando cerchi un buddha altrove, non ti accorgerai mai che la tua mente è il buddha. Non usare un buddha per venerare un buddha. E non usare la mente per venerare un buddha. I buddha non recitano sutra. I buddha non osservano i precetti. E i buddha non infrangono i precetti. I buddha non osservano né infrangono alcunché. I buddha non fanno il bene o il male. Per trovare un buddha devi vedere la tua natura. Chiunque vede la sua natura è un buddha. Se non vedi la tua natura, invocare i buddha, recitare i sutra, fare offerte, e osservare i precetti sono tutte cose inutili. »

( Xiěmò lún )

Guanxin lùn ( 觀心論 )

E' il “Trattato sulla contemplazione della mente”, attribuito sempre a Bodhidharma ma come i precedenti redatto successivamente, VII secolo circa, probabilmente da Shénxiù, fondatore della scuola Chan settentrionale.

Il Guanxin lùn si sviluppa mediante domande e risposte. Esordisce sostenendo che per raggiungere l'illuminazione il metodo più essenziale, che include tutti gli altri metodi, consiste nel contemplare la mente. Troviamo anche il richiamo al Buddha Vairocana, rappresentazione del Buddha Gautama, il Buddha storico che combatte l'ignoranza con l'insegnamento del Dharma, figura centrale nella filosofia dei Cinque Buddha del Buddhismo Vajrayana. L'autore del Guanxin lùn infatti, interpreta il racconto che vuole il Buddha Shakyamuni essersi nutrito di latte prima di raggiungere la bodhi (illuminazione), riferendosi alla vacca che ha prodotto quel latte:

<< I sutra dicono: “Questa vacca non vive negli altipiani o nelle pianure. Non mangia grano o fieno. E non pascola con i buoi. Il corpo di questa vacca ha il colore dell'oro brunito”. La vacca allude a Vairocana. Per nutrire tutti coloro che cercano la liberazione, Vairocana, grazie alla sua grande compassione per tutti gli esseri, produce all'interno del suo puro corpo di Dharma il sublime latte del Dharma delle tre serie dei precetti e delle sei paramita. Il puro latte di questa vacca veramente pura non solo consentì al Tathagatha (Buddha Gautama) di realizzare la buddhità, ma consente anche a ogni essere che lo beve di raggiungere l'insuperata e completa illuminazione. >>

 

( Guanxin lùn )


Wùxìng lùn ( 悟性論 )

E' il “Trattato sulla natura del risveglio”, tradizionalmente anch'esso attribuito a Bodhidharma, redatto probabilmente dalla scuola settentrionale del Chan sempre intorno al VII secolo:

 

 

<< L'essenza della Via è il distacco. E il fine di coloro che praticano è la libertà dalle apparenze. >>

 

( Wùxing lùn )

 

« Chiunque sia capace di riflessione capirà sicuramente che la natura dell'avidità, della rabbia e dell'illusione è la natura di buddha. Al di là dell'avidità, della rabbia e dell'illusione non c'è altra natura di Buddha. I sutra dicono: "I buddha sono diventati buddha soltanto mentre vivevano con i tre veleni e si nutrivano del puro Dharma. »

 

( Wùxìng lùn )

 

FONTE

www.wikipedia.org

www.shaolintemple.it