Filosofia e spiritualità

La millenaria conoscenza spirituale indiana

Veda

I Veda sono un' antichissima raccolta di testi sacri, il cui termine sanscrito vedico, veda, indica il “sapere”, la “conoscenza”, la “saggezza”. Questi testi si suddividono in quattro Samitha (compilazione della conoscenza): il Rgveda, il Samaveda, lo Yajurveda e lo Atharvaveda, composti tra il 2000 a.C. e il 1100 a.C..

Rgveda ( ऋग्वेद )

Il Rgveda (strofe della sapienza) è il più antico testo dei Veda e la più antica opera della cultura indoeuropea. Esso è composto di una raccolta di inni denominati sukta (ben detto), composti da strofe di differenti versi metrici denominate mantra (versetto), suddivisi in dieci libri indicati come mandala (ciclo). Il contenuto di questo Veda corrisponde ad elementi di culto sacrificale propri della civiltà degli Arii, con particolare riguardo alle divinità di Agni, Rta-Varuna e Soma, e poco più tardi alla valorizzazione delle divinità guerriere come Indra, per finire con la divinità Vishnu e con la divinità autoctona Rudra. Shiva e Vishnu, pur destinate a diventare le divinità principali nell'Induismo, esse non rivestono un ruolo centrale nel mondo vedico.

 

Per quanto confinate in un ruolo assai marginale, queste divinità sono già presenti nella Rgvedasamhita.

 

Su 1028 inni, quattro sono dedicati a Vishnu, fin da allora rappresentato come nano che con i suoi tre passi  <<misurò>> il mondo, ovvero gli diede un ordine. Questa stessa caratteristica è mantenuta anche nell'Induismo, dove Vishnu è appunto il <<reggitore>> del mondo, colui che ne segue e guida lo sviluppo, nel suo perenne sorgere, degenerare e poi scomparire, o meglio, venir riassorbito.

 

Nella Rgvedasamhita non si accenna propriamente a Shiva, ma a quello che viene considerato il suo antecedente, Rudra, il terribile, Signore degli animali proprio come lo sarà poi Shiva. Il dio vedico è una figura ambigua, legata ai boschi e alle montagne, che viene guardato con timore e spesso invocato perché non provochi malattie.

mantra

Om

tat savitur varenyam

bhargho devasya dhimahi

dhiyo yo nah pracodayat

 

Meditiamo sullo splendore glorioso / del divino Vivificatore / Possa Egli illuminare le nostre menti ( Rigveda: III, 62, 10 ) 

Samaveda ( सामवेद )

Il Samaveda (Veda delle melodie) si fonda sul Rgveda. Esso consiste in una raccolta di strofe, la cui maggior parte già compaiono nel Rgveda. Questo testo si compone piuttosto di mantra cantati da un sacerdote, l'udgatr e dai suoi tre assistenti. Il Samaveda offre un contributo notevole per la conoscenza della storia della musica dell'India antica, si tratta infatti del più antico esempio di musica liturgica a noi pervenuto.

Yajurveda ( यजुर्वेद )

Lo Yajurveda (conoscenza delle formule sacrificali) è il trattato di formule inerenti al sacrificio, ma a differenza del Samaveda, che si occupa esclusivamente del rito del soma, lo Yajurveda, riassume tutto il rituale vedico. Contiene le formule sacrificali, praticate dall'officiante (adhvaryu). Ne disponiamo di due versioni: Krsna Yajurveda e Sukla Yajurveda. Sono composti in parte in versi e in parte in prosa ed è il più antico esempio di prosa letteraria in sanscrito.

Atharvaveda ( अथर्ववेद )

L'Atharvaveda (Veda dei sacerdoti, gli atharvan) è il trattato delle formule magiche e della medicina. Consiste di una raccolta di formule magiche di carattere popolare. E' il Veda che per ragioni storiche è stato più condizionato dalla cultura autoctona, infatti contiene le fondamenta della medicina indiana (ayurveda). Esistono due recensioni di questo Veda, la Saunaka e la Paippalada.

 

La Saunaka è chiaramente divisa in 4 parti. La prima affronta la guarigione e la magia bianca e nera, in tutte le situazioni della vita. La seconda, tratta speculazioni sulla natura dell'universo e degli esseri umani, nonché sul rituale e sono quindi predecessori delle Upanishad. La terza, tratta questioni di vita del capofamiglia, del matrimonio, la morte e la rivalità femminile, così come di chi viveva ai margini della società. La quarta parte contiene inni Rigvedici per il sacerdote.

 

La Paippalada ha una costruzione simile, e simili anche i contenuti.

 

L'Atharvaveda è uno dei primi testi che ha a che fare con la medicina. Esso individua le cause della malattia, gli Atharvan cercano di contrastarla con incantesimi e farmaci a base vegetale. Nell'inno I.23-24 dell'Atharvaveda si descrive la lebbra e il suo trattamento con un lichene con proprietà antibiotiche, così l'Atharvaveda può essere considerato uno dei primi testi che registra usi degli agenti antibiotici.

 

L'Atharvaveda tratta anche dei dispositivi da guerra, come una freccia con condotto di veleno, ganci e trappole avvelenate, diffondere malattie con insetti e cortine fumogene.Questi riferimenti alle pratiche militari sono associati ai riti per gli Ksatriya (guerrieri) da compiere in battaglia. Nel Mahabharata, troviamo un confronto continuo tra le armi e i mantra dei contendenti.

 

Una delle espressioni più spettacolari del pensiero filosofico dell'Atharvaveda, si trova nell'inno XII.I, un inno alla dea Terra.

 

Le fondamenta del Vaisesika Darsana è espresso nel mantra XII.I.26, in cui gli atomi (Pamsu), sono descritti formare la pietra, le pietre agglutinanti per formare le rocce e le pietre tenute tenute insieme per formare la terra.

 

L'inizio del pensiero panteistico, si trova nell'inno X.7, che descrive il filo conduttore che attraversa tutta l'esistenza manifesta e non manifesta come skambha. Questo skambha è descritto come quello versato del Hiranyagarbha ("Il grembo d'oro, da cui si è formato l'Universo"), che era il precursore del mondo complesso in una forma molto semplice (X.7.28). Questo Skambha è Indra, e Indra è il Skambha, che descrive tutta l'esistenza.

 

L'inno X.7.38, descrive anche una natura panteistica degli dei vedici. Skambha è il calore (Tapa) che si diffonde attraverso l'universo (Bhuvana) come onde d'acqua; le unità di questa entità sono dei, diffusi come i rami di un albero. Questo tema sarà ripetutamente presentato in varie interpretazioni in successive filosofie indù.  

 

FONTI

www.wikipedia.org

"Il Brahmanesimo" di Maria Angelillo e Elena Mucciarelli (Xenia)