Filosofia e spiritualità

La millenaria conoscenza spirituale indiana

Upanishad ( उपानिषद )

Le Upanishad sono un insieme di testi religiosi e filosofici composti a partire dal IX – VIII secolo a.C. fino al VI secolo a.C., e progressivamente ne furono aggiunti altri, le Upanishad posteriori, fino al XVI secolo, raggiungendo il numero complessivo di circa trecento opere. Il termine Upanishad deriva dalla radice verbale sanscrita shad (sedere) e dai prefissi upa e ni (vicino) ossia “sedersi vicino”, ma più in basso, accanto ad un guru, o un maestro spirituale, suggerendo l'azione di ascolto di insegnamenti spirituali. Questo anche per ricordare che in passato questi insegnamenti venivano trasmessi per via orale, solo a chi ne era degno. Le Upanishad del periodo vedico (800 a.C. - 500 a.C.) sono quattordici: l'Aitareya, la Kaushitaki, la Chandogya, la Kena, la Taittiriya, la Katha, la Svetasvatara, la Mahanarayana, la Maitry, la Brhadaranyaka, la Isha, la Prasna, la Mundaka e la Mandukya. Questi testi, come i Brahmana e gli Aranyaka, si ricollegano ai quattro Veda, ed insieme ad essi, rappresentano la Sruti, ovvero la sapienza, trasmessa direttamente dall'Assoluto. Le dottrine esposte nelle quattordici Upanishad, sono un approfondimento delle concezioni vediche, le specificità della riflessione sono da ricercarsi:

 

1. In una più precisa determinazione del concetto di atman.

2. Nella chiara identificazione dell'atman e del Brahman, supreme entità metafisiche rispettivamente individuale e cosmica.

3. Nella ferrea legge della retribuzione delle opere, karman, secondo cui ogni azione produce, sul modello dell'inesorabile automatismo governante l'atto rituale, un effetto destinato a manifestarsi nella vita presente o in esistenze future.

4. Nella formulazione esplicita, correlato della concezione del karman, della dottrina della trasmigrazione descritta dal ciclo delle morti e delle rinascite o samsara, dal cui giogo l'uomo anela a emanciparsi per sottrarsi al duplice dolore dell'illusione e della morte.

5. Nella percezione che la vita di per sé, minata dal tarlo dell'impermanenza, non costituisca un bene desiderabile.

6. Nella grande considerazione in cui viene tenuta la conoscenza, concepita innanzitutto come intuizione dell'identità del proprio atman con il Brahman universale, e nel parallelo ridimensionamento dell'efficacia attribuita alla scienza sacrificale.

7. Nello sviluppo di una forma di svalutazione dei piaceri terreni e della componente mondana dell'esistenza.

8. Nell'affermarsi della rinuncia all'azione come via soteriologica eccellente.

 

Fra le eredità delle Upanishad vediche alla posteriore speculazione filosofica indiana occorre senz'altro contemplare scopi e tecniche dello yoga classico. Il termine stesso <<yoga>>, nel senso proprio di <<controllo della mente e dei sensi>>, ricorre probabilmente per la prima volta nella Taittiriya Upanishad.

Upanishad posteriori

In aggiunta alle Upanishad vediche troviamo delle Upanishad considerate posteriori in quanto di epoca medievale. La maggioranza di queste Upanishad è composta in sanscrito classico ed è collegata all'Atharvaveda, risentendo l'influenza della filosofia samkya, di quella di indirizzo yogico, e delle dottrine teistiche shivaite, vishnuite o delle tradizioni del tantra.

 

Le Upanishad posteriori possono essere così suddivise:

 

  • Upanishad del Vedanta. Sono circa una trentina, che rispecchiano come stile e dottrine le Upanishad vediche, senza addentrarsi in analisi. Tra queste la Muktika, la Garba, l'Atman, l'Adhyatman, la Brahma, la Niralamba, l'Atmabodha e la Pinda.
  • Upanishad dello Yoga. Riflettono le pratiche ascetiche tipiche degli ambienti yogici dove sono state elaborate. L'intera raccolta è questa: Nadabindu, Amrtanada, Amrtabindu, Ksurika, Dhyanabindu, Brahmavidya, Yogakundalini, Yogatattva, Yogasikha, Trisikhibrahmana, Mandala-brahmana, Hamsa, Darsana, Yogachudamani, Pasupatha-Brahma, Mahavakya e Sandilya.
  • Upanishad Samnyasa. Sono Upanishad dei samnyasa, gli asceti rinuncianti. Hanno come obbiettivo il distacco dal samsara. Da ricordare la Samnyasa, l'Ashrama, la Naradaparivrajaka, la Paramahamsa, la Tejobindu, la Varaha, la Maitreyi e l'Advayataraka.
  • Upanishad Mantra. Sono Upanishad che hanno come oggetto le sillabe e i suoni, tra queste: la Tarasara, la Kalisantarana e la Narayana.
  • Upanishad shivaite. Ispiratrice di queste Upanishad potrebbe essere la vedica Svetasvatara Upanishad con il ruolo importante affidato a Rudra, divinità vedica precursore di Shiva. In queste Upanishad, Shiva viene identificato come espressione del Sé (atman). Tra queste: la Kaivalya, la Nilarudra e la Kalagnirudra.
  • Upanishad vishnuite. Secondo la tradizione, ispiratrice di queste Upanishad, è la vedica Isha Upanishad. In queste Upanishad, Visnu viene identificato come espressione del Sé. Tra queste: la Maha, la Nrsimhapurvatapaniya, la Ramapurvatapaniya e la Nrsimhottaratpaiya.
  • Upanishad shakta. Sono ispirate dalle tradizioni del tantra, tra queste ricordiamo: l'Annapuma, la Devi, la Tripuratapani, la Tripura, la Bhavana, la Sita, la Saubhagya, la Sara e la Bahvrca. 

FONTI

www.wikipedia.org

www.esonet.org

www.gianfrancobertagni.it

www.ariannaeditrice.it

www.bharatadesam.com

www.veda-upanishad.blogspot.it

www.les-108-upenishads.ch

"Il Brahmanesimo" di Maria Angelillo e Elena Mucciarelli (Xenia)

"Brhadaranyaka Upanishad" traduzione di Ferdinando Belloni Filippi a cura di Marcello Meli (SE)

"Upanishad" di Raphael (Bompiani)

Upanishad vediche

Upanishad medievali