Filosofia e spiritualità

Jainismo

jainismo
Sigilli con svastica (simbolo del jainismo) risalenti alla civiltà della valle dell'Indo

Il jainismo (anche giainismo) è un'antica religione indiana, della quale si fa risalire le sue radici fin alla civiltà della valle dell'Indo.

 

Documentata come una fede a sé stante, il jainismo è soprattutto una filosofia, in quanto non implica divinità definite, basata sugli insegnamenti di Mahavira.

 

Dottrina

 

Secondo il credo jainista, l'universo non viene mai creato, né cesserà mai di esistere. E' eterno ma non immodificabile, poiché passa attraverso una serie infinita di alternanze o oscillazioni. Ognuna di queste oscillazioni verso il basso o verso l'alto viene divisa in sei epoche del mondo. Quando questa raggiunge il suo punto più basso, anche il jainismo verrà perso nella sua interezza. Quindi nella prossima oscillazione verso l'alto, la religione jainista verrà riscoperta e reintrodotta da nuovi Tirthankara (creatore di passaggi), per essere persa nuovamente alla fine della prossima oscillazione verso il basso, e così via. In ognuna di queste alternanze temporali, ci sono sempre ventiquattro Tirthankara.

 

Il ventiquattresimo Tirthankara fu Mahavira (549 - 477 a.C.), il predecessore fu Parshva (877 - 777 a.C.). Secondo la tradizione jainista il primo Tirthankara fu Rishabh Dev, una divinità che viene citata anche nel Rigveda.

 

I jainisti credono che la realtà sia composta da due principi eterni, jiva e ajiva. Jiva consiste in un numero infinito di unità spirituali identiche, ajiva è la materia in tutte le sue forme e le condizioni in cui la materia esiste: tempo, spazio e movimento. Jiva e ajiva sono eterni, sono sempre esistiti ed esisteranno sempre. Il mondo intero è fatto da jiva intrappolato da ajiva. Ci sono jiva nelle rocce, nelle piante, negli insetti, negli animali, negli esseri umani, eccetera. Karma e trasmigrazione tengono il jiva intrappolato nell'ajiva. Conseguenza delle azioni cattive è un karma pesante, che schiaccia il jiva, costringendolo ad entrare nella nuova vita ad un livello più basso nella scala dell'esistenza. Il modo per eliminare il vecchio karma consiste nel ritirarsi il più possibile da tutti i coinvolgimenti del mondo, e chiudere i canali dei sensi e della mente per impedire alla materia karmica di entrare e aderire al jiva.

 

In questa dottrina troviamo da un lato i monaci che praticano un rigido ascetismo, da un altro lato, ci sono le persone laiche, che perseguono pratiche meno rigorose, sforzandosi di ottenere fede razionale e di fare buone azioni in questa nascita. A causa delle rigorose etiche del jainismo, il laico deve scegliere una professione e uno stile di vita che non coinvolga violenza verso se stessi e verso gli altri esseri umani.

 

I jainisti pensano che gli dei non possono aiutare il jiva ad ottenere la liberazione. Questa deve essere raggiunta dagli individui attraverso i loro sforzi.

 

Il codice etico del jainismo è riassunto nei Cinque Giuramenti, seguiti sia dai laici che dai monaci:

 

  1. Nonviolenza (ahinsa, o ahimsa)

  2. Verità (satya)

  3. Non-furto (asteya)

  4. Castità (brahmacharya)

  5. Non-possesso o Non-possessività (aparigrah)

 

Ahimsa significa non recare danno alla vita, tutti i tipi di vita, umana, animale o qualsiasi altro essere che abita corpi viventi. Questo atteggiamento è basato sull'idea della potenziale uguaglianza di tutte le anime. La non-violenza deve essere praticata nelle azioni e nelle parole. La non-violenza vuol dire anche essere rigorosamente vegetariano.

 

Satya cioè dire sempre la verità, e condannare sempre la falsità. La verità a volte può essere sgradita, perciò è consentito non dire una verità che ha delle probabilità di portare discordia, ma la menzogna non può essere sostitutiva di una verità sgradevole.

 

Asteya non prendere ciò che per diritto non ti appartiene. I jainisti credono che la proprietà e la ricchezza contribuiscono al benessere, e derubare un uomo della sua ricchezza potrebbe significare derubarlo della sua vita o della dignità di vivere.

 

Brahmacharya si intende il celibato per i monaci, mentre per i laici, castità significa confinare l'esperienza sessuale al rapporto matrimoniale.

 

Aparigrah significa liberarsi dalla schiavitù delle passioni. I piaceri non sono banditi, ma la schiavitù ad essi lo è.

Mahavira

mahavira
Mahavira

( 549 a.C. - 477 a.C. )

 

Mahavira, ricordato anche come il 24° ed ultimo Tirthankara (creatore di passaggi), è uno dei più grandi maestri spirituali indiani e contemporaneo del Buddha. Figlio del regnante di un piccolo Stato del Magadha Siddartha di Kundgraam, percepì il senso di provvisorietà che implica la dottrina del samsara. Tuttavia, per non turbare i suoi genitori, prese la via ascetica solo dopo la loro morte, lasciando il regno al fratello.

 

Dopo un lungo percorso, giunse a formulare una propria dottrina che avrebbe permesso il superamento del ciclo delle esistenze. Divenne così un Jina (vincitore) delle passioni.

 

Fino alla sua morte andò diffondendo la sua dottrina, il Jainismo, dove contemporaneamente si andava diffondendo il Buddhismo.

 

FONTE

www.wikipedia.org