Che cos'è lo yoga


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Taittiriya Upanishad

La Taittiriya Upanishad, divisa in tre capitoli, appartiene al Taittiriya-aranyaka dello Yajurveda. Questo Veda, a cui appartiene la Taittiriya, ci è pervenuto in due raccolte denominate Krsna (Nero) e Sukla (Bianco). La Taittiriya Upanishad ha come oggetto le formule sacrificali (yajus) che sono cantate dal sacerdote adhvaryu durante la celebrazione del rito vedico.

 

Il primo dei tre adhyaya (capitoli), denominato Sikshavalli, del corretto insegnamento fonetico, rappresenta l'introduzione all'Upanishad. La giusta pronuncia delle formule liturgiche acquista un "potere" evocativo-vibratorio che

attrae l'oggetto evocato. L'evocazione implica il giusto suono della parola (varna), dell'accento (svara), della misura ritmo temporale (matra), dell'esaltazione (bala), della conformità (sama) e della giusta sequenza (santana). Avendo aspetti rituali, si può dire magici e anche cosmogonici, fa leva sulla triplice espressione di "Bhuh, Bhuvah, Svah", (cioè la Terra, l'Atmosfera o Cielo intermedio, e quello superiore) ed esprime la mahavyahrti, il primo suono emesso da Hiranyagarbha, l'Uovo d'Oro.

 

<<Bhuh! Bhuvah! Suvah!...Invero queste tre sono le mistiche esclamazioni. Di loro, una volta certamente, Mahacamasya conobbe la quarta: Maha! Quello è il Brahman...>>.

 

Il secondo adhyaya detto Brahmanandavalli (la liana della beatitudine del Brahman) propone la conoscenza quale realizzazione del Brahman; così espone quali possono essere gli impedimenti qualitativi. Il Brahman risiede nel cavo del cuore dell'essere umano, nella sua espressione totale, l'Essenza incarnata, della natura del Brahman, è racchiusa da diversi involucri-corpi (kosha) che esprimono qualità energetiche, come desideri e altro (guna), le quali vanno rettificate e trascese. Si inizia col corpo fatto di cibo (anna) passando per il corpo fatto di pensiero (manas) fino ad arrivare all'involucro-corpo fatto di pienezza (ananda).

 

<<Distinto da questo (involucro) costituito dell'essenza del cibo e posto più all'interno, c'è un involucro fatto di soffi vitali. Esso riempie il precedente, che ha la forma di uomo. In conseguenza di questa somiglianza con l'uomo anche il secondo è simile ad un uomo>>.

 

<<Distinto da questo (involucro) costituito di soffi vitali e posto più all'interno, c'è un involucro costituito di pensiero. Questo riempie il precedente, che ha la forma di un uomo. In conseguenza di questa somiglianza con l'uomo, anche il secondo è simile a un uomo>>.

 

<<Distinto da questo (involucro) costituito di pensiero e posto più all'interno, è l'involucro costituito di conoscenza. Questo riempie il precedente, che è foggiato a mo' di uomo. In conseguenza di questa somiglianza con l'uomo, anche il secondo è simile a un uomo>>.

 

<<Distinto da questo (involucro) costituito di conoscenza e posto più all'interno, è l'involucro costituito di beatitudine. Questo riempie il precedente, che è foggiato a mo' di uomo. In conseguenza di questa somiglianza con l'uomo, anche il secondo è simile a un uomo>>.

 

Dalla prospettiva realizzativa quando si trascendono le proprietà qualitative di questi kosha, composti dalla sostanza-prakriti, si ottiene l'integrale liberazione. Per una realizzazione del Brahman supremo occorre discriminare (viveka) ciò che è la propria Essenza dagli strumenti di contatto e di rapporto (kosha) con le qualità che loro esprimono; poi distaccarsi (vairagya) da ciò che non è quell'Essenza. Un "liberato in vita" è colui che è nel mondo ma non è del mondo.

 

Il terzo adhyaya, Bhrguvalli, (la liana di Bhrgu), espone i frutti che si ottengono con la realizzazione del Brahman.

 

<<Invero Bhrgu Varuni si recò dal padre Varuna (chiedendo): "O venerabile, insegnami il Brahman!". A lui rispose: "Il cibo, l'energia vitale, la vista, l'udito, la mente e la parola (sono mezzi per conseguire la conoscenza del Brahman)". Quindi, a lui (Varuna) disse ancora: "Devi ardentemente desiderare di conoscere Quello dal quale, invero, questi esseri nascono, per mezzo del quale vivono, nel quale ritornano e si riassorbono. Quello è il Brahman". Egli si assorbì nella meditazione. Egli, essendosi assorbito nella meditazione...>>.

5 Kosha

I 5 Kosha
I 5 Kosha

Secondo il pensiero filosofico indiano, il nostro corpo è composto di stratificazioni che vanno dallo strato più denso, il corpo visibile, a quello non visibile, il corpo sottile. Ogni stratificazione è chiamato "Kosha" (corpo, dimensione), che influiscono sui diversi aspetti dell'esistenza umana. Queste cinque dimensioni, esposte nella Taittiriya Upanishad, sono conosciute come: Annamaya koshaPranamaya koshaManomaya koshaVijnanamaya koshaAnandamaya kosha.

 

Annamaya koshail corpo materiale. E' lo strato più denso, quello corporeo. Costituito da sangue, ossa, grasso e pelle, è qui che troviamo le nadi. Percepito attraverso i sensi, è il livello più grossolano di manifestazione umana. Inerte e denso, è lo strumento d'azione e di manifestazione delle stratificazioni superiori.

 

Pranamaya koshail corpo bioplastico o dell'energia vitale. E' di prana (energia vitale) è il nostro corpo pranico sottile, quello delle funzioni fisiologiche. Questo prana, che costituisce il Pranamaya kosha, è a sua volta, formato da cinque prana principali che collettivamente sono conosciuti come i pancha, o cinque prana.

 

Manomaya kosha, il corpo mentale. Include tutti i nostri strumenti di percezione del mondo esteriore. Esso costituisce il nostro psichismo che si evolve parallelamente al corpo. Comprende i nostri istinti, ereditati dai nostri antenati, e tutti i condizionamenti individuali acquisiti dopo la nostra nascita. Ingloba i nostri "complessi", le nostre sensazioni coscienti e il nostro inconscio individuale. Include anche tutti i contenuti della nostra memoria accumulati fin dalla nostra nascita. Questo è lo strato dove cerca di arrivare lo psicanalista. Manomaya kosha comprende anche gli strumenti psichici d'azione. "Io" voglio esprimermi, agire nel mondo esterno. Il dinamismo mentale di Manomaya kosha agisce sulla stratificazione pranica. 

 

Vijnanamaya kosha, il corpo psichico o mentale superiore. E' il "sé" della moderna psicologia. E' il principio dell'individualizzazione, il "me-io", il centro di riferimento al quale si rapportano tutte le esperienze della vita. Questo senso dell'individualizzazione è il perno attorno al quale si organizza Vijnanamaya kosha. "Penso, dunque sono" si situa nel Vijnanamaya kosha. A questo stesso livello si trova anche la coscienza, intendendo con essa ciò che ci dà il senso del bene e del male. 

 

Anandamaya koshail corpo trascendentale o di beatitudine. Causa degli altri kosha, corrisponde abbastanza bene al concetto di anima, è la nostra stessa essenza, è il Sé dell'essere umano. Anandamaya kosha, è lo spettatore profondo e l'architetto nascosto di tutte le altre stratificazioni. La sua natura è la coscienza pura. Anandamaya kosha è fuori del tempo e aldilà dello spazio. E' partendo da questo centro dinamico che gli strati successivi si materializzano.

 

Quando si trascendono le proprietà qualitative di questi kosha, composti dalla sostanza-prakriti, si ottiene l'integrale liberazione.

 

FONTI

www.wikipedia.org

"Yoga Nidra" di Swami Satyananda Saraswati (YOGA PUBLICATIONS TRUST)