Che cos'è lo yoga


Tantra

HATHA YOGA

Nell'Hatha Yoga (yoga della forza), si privilegia il lavoro fisico, come visione del macrocosmo all'interno del nostro corpo (microcosmo). Hatha è un sostantivo che significa <<violenza>>, <<forza>>, e realmente intessuta di forza è la struttura dello Yoga; si rammenti quale sforzo è necessario per assumere e mantenere determinate posizioni. La tensione, lo sforzo, non sono fatti marginali, bensì centrali nella pratica dello Hatha-Yoga. La tensione dinamica presente nella posizione yoghica e le contrazioni che interessano varie parti del corpo interferiscono con determinati parametri della fisiologia ordinaria e di quella sopracorporea, creando così le condizioni indispensabili affinché avvenga quel passaggio di condizione, di stato, che è il fine ultimo dello Yoga.

 

Secondo la tradizione indiana, infatti, con il corpo concreto, tangibile e visibile, <<grosso>> (sthula-sharira), che nasce, invecchia e muore, veglia e dorme, si nutre, soffre e provoca piacere, coesiste un corpo <<sottile>> (linga-sharira), il quale, invisibile e intangibile, è presente in un diverso livello di realtà. E' su questo corpo sottile che opera lo Hatha-Yoga, e ogni operazione yoghica che si compie ha una precisa risonanza su di esso. Le nuove corrispondenze tra posture e riflessi psicofisici che venivano via via scoperte, andavano ad accrescere il patrimonio culturale dei maestri dello Yoga. 

 

L'Hatha Yoga, comprende cinque stadi: gli shatkarma (purificazione del corpo), asana (posizioni), pranayama (controllo del respiro), mudra (gesti) e bandha (contrazioni, chiusure). Uno dei testi più importanti dell'Hatha Yoga è l'Hatha Yoga Pradipika di Swami Swatmarana, nel quale suggerisce di introdurre autocontrollo e disciplina, solo quando la mente è resa stabile dal lavoro sul corpo. Tuttavia questa disciplina, se da un lato possiede una sua morfologia ben definita, dall'altro trascolora ai bordi, per dir così, in altre forme di Yoga. Mudra e bandha, per esempio, sono cerniere tra lo hatha e il kundalini-yoga. Infatti, come ben è illustrato nel testo della Hatha-yoga-pradipika, particolari contrazioni di determinate parti del corpo, quali l'ano e la regione ombelicale, sono in grado di stimolare Kundalini addormentata e giocano quindi un ruolo essenziale nel suo risveglio.

 

Il Raja-Yoga, poi, ha molto in comune con lo hatha ed è a esso saldamente intrecciato. Proprio nel verso d'apertura dell'Hatha-yoga-pradipika si afferma che lo Hatha-Yoga è la scala per coloro che vogliono ascendere ai vertici del Raja-Yoga; poi in modo ancor più esplicito si dichiara che lo hatha e il laya-yoga non sono che mezzi per ottenere il Raja-Yoga; in un altro passo, però, si aggiunge anche che non si può ottenere il raja senza lo Hatha-Yoga, né lo hatha senza il Raja-Yoga. In definitiva, è estremamente difficile la comprensione dell'uno senza la conoscenza dell'altro.

 

La plurisecolare evoluzione di questa disciplina si riflette in un canone aperto, in una tradizione flessibile, della quale vengono a far parte le più efficaci tra le nuove pratiche sperimentate che, a loro volta, ottengono lustro e ufficiale riconoscimento dall'essere comprese nei testi. La tradizione dello Hatha-Yoga è, in particolare, quella che ci è giunta attraverso i testi della dottrina dei Natha o Kanphata-yogin, i quali ci forniscono varie liste di maestri che <<da bocca a orecchio>> hanno tramandato l'insegnamento.

Asana

Negli Yoga Sutra di Patanjali viene data una definizione concisa delle asana ( posizioni ): "Sthiram sukham aasanam" che significa "quella posizione che è comoda e stabile". In questo contesto, le asana vengono praticate per sviluppare la capacità necessaria per la meditazione di rimanere seduti comodamente in una posizione per un prolungato periodo di tempo. Il Raja Yoga equipara l'asana alla posizione seduta stabile.

 

Gli hatha yogi, tuttavia, scoprirono che alcune specifiche posizioni del corpo aprono i canali energetici ed i centri psichici. Essi scoprirono che sviluppare il controllo del corpo attraverso queste pratiche li rendeva in grado di controllare la mente e l'energia.

 

Le asana divennero quindi strumenti per ottenere una consapevolezza superiore, fornendo la base stabile necessaria per l'esplorazione del corpo, del respiro, della mente e degli stati superiori. Per questo motivo, la pratica delle asana è la prima nei testi di Hatha Yoga come in Hatha Yoga Pradipika.

<<Hathasya prathamaangatvaadaasanam purvamuchyate. Kuryaattadaasanam sthairyamaarogyam chaangalaaghavam>>.

 

<<Prima di ogni altra cosa, l'asana è ritenuta la prima parte dell'Hatha Yoga. Avendo eseguito l'asana, si ottiene stabilità del corpo e della mente, libertà dalla malattia e leggerezza delle membra>>.

 

Hatha Yoga Pradipika (1:17) 

Mudra

La parola sanscrita mudra è tradotta con "gesto" o "atteggiamento". I mudra possono essere spiegati come gesti o atteggiamenti psichici, emozionali, devozionali o estetici. Gli yogi hanno sperimentato i mudra come modalità del flusso dell'energia designate a collegare la forza pranica individuale con la forza cosmica o universale. Il Kularnava Tantra riporta la parola mudra alla radice mud che significa "delizia" o "piacere" e dravay, la forma causale di dru che significa "causare", "provocare". Mudra è anche definito come "sigillo", "scorciatoia" o "circuito di deviazione". 

 

I mudra sono una combinazione di movimenti fisici sottili che modificano lo stato d'animo, l'attitudine e la percezione e che rendono più profonda la consapevolezza e la concentrazione. Un mudra può coinvolgere tutto il corpo in una combinazione di asana, pranayama, bandha e tecniche di visualizzazione o può essere una semplice posizione della mano. L'Hatha Yoga Pradipika e altri testi yogici considerano i mudra una yoganga, una branca indipendente dello yoga, che richiede una consapevolezza molto sottile. I mudra sono introdotti dopo che si è raggiunta una certa capacità nella pratica di asana, pranayama e bandha, e dopo che sono stati eliminati i blocchi più grossolani.

 

Dall'antichità sino ai giorni nostri i mudra sono stati descritti in vari testi per preservarli e tramandarli. Tuttavia, questi riferimenti non sono mai stati dettagliati o delineati chiaramente poiché tali tecniche non dovevano essere imparate dai libri. L'apprendimento pratico da un guru è sempre stato considerato un requisito necessario per poterli eseguire. I mudra sono pratiche superiori che portano al risveglio dei prana, dei chakra e della kundalini e che conferiscono al praticante avanzato i siddhi (poteri psichici) principali.

I mudra dello yoga possono essere suddivisi in cinque gruppi descritti come segue:

 

Hasta, mudra delle mani; i mudra delle mani sono mudra meditativi che ricanalizzano il prana emesso dalle mani all'interno del corpo. I mudra che uniscono il pollice e l'indice coinvolgono la corteccia cerebrale motoria a un livello molto sottile, generando un circuito di energia che scende dal cervello alla mano e poi risale. La consapevolezza conscia di questo processo porta rapidamente all'interiorizzazione. Tra queste tecniche ricordiamo: Gyana mudra, Chin mudra, Yoni mudra, Bhairava mudra e Hridaya mudra.

 

Mana, mudra della testa; queste pratiche formano parte integrante del kundalini yoga e molte sono tecniche meditative a pieno titolo. Esse utilizzano gli occhi, le orecchie, il naso, la lingua e le labbra. Tra queste tecniche ricordiamo: Shambhavi mudra, Nasikagra drishti, Khechari mudra, Kaki mudra, Bhujangini mudra, Bhuchari mudra, Akashi mudra, Shanmukhi mudra e Unmani mudra.

 

Kaya, mudra posturali; queste pratiche utilizzano posture fisiche unite al respiro e alla concentrazione. Tra queste tecniche ricordiamo: Prana mudra, Viparita karani mudra, Yoga mudra, Pashini mudra, Manduki mudra e Tadagi mudra.

 

Bandha, mudra di chiusura; queste pratiche combinano mudra e bandha. Esse caricano di prana il sistema e lo preparano per il risveglio della kundalini. Tra queste tecniche ricordiamo: Maha mudra, Maha bheda mudra e Maha vedha mudra.

 

Adhara, mudra perineale; queste tecniche ricanalizzano il prana dei centri inferiori verso il cervello. In questo gruppo si trovano i mudra che riguardano la sublimazione dell'energia sessuale. Tra queste tecniche ricordiamo Ashwini mudra e Vajroli/sahajoli mudra.

 

Questi gruppi impegnano aree estese della corteccia cerebrale. Il numero relativamente elevato dei mudra della testa e delle mani rispecchia il fatto che l'effetto e l'interpretazione delle informazioni che derivano da queste due zone del corpo occupa circa il cinquanta per cento della corteccia. I mudra sono praticati sia in combinazione con asana e pranayama che dopo la pratica di asana e pranayama.

Bandha

Tradizionalmente i bandha erano classificati come parte dei mudra ed erano trasmessi oralmente direttamente dal guru al discepolo. Il testo Hatha Yoga Pradipika tratta insieme i bandha e i mudra e anche gli antichi testi tantrici non fanno alcuna distinzione. I bandha sono ampiamente inclusi nei mudra così come nelle tecniche di pranayama. La loro azione di chiusura, tuttavia, li svela come un gruppo di pratiche fondamentalmente importante di per sé.

 

La parola sanscrita bandha significa "tenere", "stringere" o "chiudere". Queste definizioni descrivono esattamente l'azione fisica richiesta nella pratica dei bandha e il loro effetto sul corpo pranico. Ci sono quattro bandha: jalandhara, mula, uddiyana e maha. Quest'ultimo è la combinazione dei primi tre. Lo scopo dei bandha è di bloccare i prana in particolari aree e dirigere il flusso in sushumna nadi per favorire il risveglio spirituale.

 

I bandha possono essere praticati individualmente o uniti ai mudra e alle pratiche di pranayama. Quando sono combinati in tal modo, essi risvegliano le facoltà psichiche e formano un'aggiunta alle pratiche yogiche superiori.

Pranayama

Di solito il pranayama viene definito come controllo del respiro. Benché questa interpretazione possa apparire corretta dal punto di vista delle pratiche utilizzate, essa non rende appieno il significato del termine. La parola pranayama è formata da due radici: prana più ayama. Prana significa "energia vitale" o "forza della vita". E' la forza che esiste in tutte le cose, sia animate che inanimate. Benché strettamente in relazione con l'aria che respiriamo, è più sottile dell'aria o dell'ossigeno. Perciò, pranayama non dovrebbe essere considerato soltanto un esercizio di respirazione con lo scopo di introdurre più ossigeno nei polmoni, in quanto utilizza la respirazione per influenzare il flusso di prana nelle nadi, o canali energetici.

 

La parola yama significa "controllo" ed è utilizzata per indicare varie regole o codici di comportamento. Tuttavia, questo non è il vocabolo unito a prana per formare pranayama; la parola corretta è ayama che ha molte più implicazioni di yama. La parola ayama è definita come "estensione o espansione della dimensione del prana". 

 

Le tecniche di pranayama forniscono il metodo tramite il quale la forza vitale può essere attivata e regolata per andare oltre i confini o i limiti individuali normali ed ottenere uno stato più elevato di energia vibratoria.

<< Athaasane dridhe yogee vashee hitamitaashanaha Gurupadishtamaargena praanaayaamaansamabhyset >>.

 

<< Quindi, essendo stabilizzato nell'asana e avendo il controllo (del corpo), tenendo una dieta equilibrata; i pranayama dovrebbero essere praticati secondo le istruzioni del Guru >>.

 

( Hatha Yoga Pradipika 2, 1 )

Nelle pratiche di pranayama si utilizzano quattro aspetti importanti della respirazione, puraka (inspirazione), rechaka (espirazione), antar kumbhaka (ritenzione interna del respiro) e bahir kumbhaka (ritenzione esterna del respiro). La parte più importante del pranayama è il kumbhaka o ritenzione del respiro. Tuttavia, per praticare kumbhaka con successo, ci deve essere uno sviluppo graduale del controllo sulla funzione respiratoria. Perciò, nelle pratiche di pranayama, all'inizio è data maggior enfasi all'inspirazione e all'espirazione, per rinforzare i polmoni ed equilibrare il sistema nervoso e quello pranico in preparazione alla pratica di kumbhaka.

FONTI

"LA LUCERNA DELLO HATHA-YOGA (Hathayoga-pradipika)" a cura di Giuseppe Spera (magnanelli)

www.gorakhnath.net

"GHERANDA SAMHITA la scienza dello yoga" traduzione dal sanscrito e commento di Ma Yoga Shakti (MEDITERRANEE)

"Lo Yoga rivelato da Shiva (Shiva-samhita)" a cura di Maria Paola Repetto (MAGNANELLI EDIZIONI)

"Asana Pranayama Mudra Bandha" di Swami Satyananda Saraswati (Edizioni Satyananda Ashram Italia)