Sulle tracce dello yoga

Tantra

Vasugupta e lo Shivasutra

Vasugupta è stato un filosofo e mistico indiano del Kashmir. Quasi nulla conosciamo della vita di Vasugupta, e di lui ci è giunta, con certezza, un'unica opera, gli Shivasutra, testo fondamentale delle tradizioni shaiva del Kashmir.

 

Come riferito da Ksemaraja e da Bhaskara, autori di due fra i più autorevoli commenti agli Shivasutra, Shiva, apparso in sogno al suo seguace Vasugupta, gli affidò il compito di diffondere nuovamente nel mondo la dottrina del non-dualismo. Seguendo le indicazioni di Shiva, Vasugupta si recò sul monte Mahadeva (il monte del Gran Dio) e qui, su una lastra di roccia, rinvenne i 77 aforismi che costituiscono gli Shivasutra, o “aforismi di Shiva”, così come il Dio stesso li aveva incisi.

 

Gli Shivasutra si inseriscono nella vasta corrente degli Agama advaita, in linea con la gran parte dei tantra, l'opera non ha intenti dottrinali ma orientativi. I suoi sutra indicano un tracciato per l'adepto, molti non sono affatto di immediata comprensione, alcuni restano enigmatici.

 

Il Sé, o la realtà, non è dunque né corpo né anima (soffio vitale o prana), né intelletto e nemmeno vuoto, ma solo e soltanto il fatto di avere conoscenza, cioè l'essere coscienti, quindi coscienza.

 

Quattro sono i nuclei innovatori dell'opera:

 

  1. La concezione di un “quarto stato” oltre i tre di veglia, del sonno con sogni, e del sonno profondo. Il “quarto stato” è lo stato in cui si entra in contatto con la Coscienza Suprema (Shiva medesimo). E' solo in questo stato che si può recuperare il mondo fenomenico nella sua interezza. Infatti, secondo la pura dottrina, il mondo non è illusorio, ma soltanto un riflesso del reale, ed è quindi pienamente fruibile dal suo centro, che è Coscienza.

  2. La cessazione di ogni distinzione fra sacro e profano. Quando si è conseguita l'identificazione con la Coscienza, tutto diviene sacro, tutto diviene profano.

  3. Il mantenimento e la dissoluzione”. Shiva emana, mantiene, riassorbe, dilegua e infine torna alla grazia, nella corrispondenza che sempre sussiste fra i piani cosmologico e del microcosmo. Questo dinamismo è anche dell'uomo, che dopo aver “creato” una realtà emotiva, deve essere in grado di dissolverla, e quindi conseguire la “grazia”.

  4. La comparsa di un aspetto destinato successivamente ad avere importanti sviluppi col sinonimo di camatkara (stupore), vismaya (meraviglia). La meraviglia è una caratteristica di chi è illuminato, di chi ha preso coscienza del Sé, di chi è giunto a percepire il mondo, e quindi l'altro, in sé.

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FONTI

www.wikipedia.org

www.aghori.it