Sulle tracce dello yoga

Hatha Yoga

Shiva Samhita

shiva samhita

La Shiva - samhita, di recente datazione e di autore anonimo, è il trattato di hatha - yoga più accurato sul piano filosofico. Le basi dottrinali dell'opera poggiano sul Samkhya, sullo Yoga e sul Tantrismo, ma risentono pure l'influsso del Buddhismo e del Vedanta, influsso evidente già nel primo verso, in cui si definisce il jnana (conoscenza) come unica realtà, connotandolo anche con l'aggettivo shunya, che nel Buddhismo indica la sola realtà, il vuoto.

 

La Shiva - samhita è suddivisa in cinque patala (sezioni, capitoli) per un totale di 540 strofe, in cui Shiva espone la sua dottrina a Parvati.

 

Il primo capitolo, come si è accennato, è di carattere introduttivo: si afferma che solo il jnana esiste, il resto è pura illusione, in accordo con il Vedanta, il Buddhismo Yogacara e lo Shivaismo; poi vengono confutati gli altri sistemi, a cui è contrapposta l'eccellenza dello Yoga, rivelato da Shiva stesso impietosito dalla sorte dell'umanità. Si ritorna, poi, sull'inconsistenza del mondo, che appare reale solo ai nostri sensi, mentre l'unica realtà e il Brahman, definito, secondo la tradizione, sat (essere), cit (coscienza), ananda (beatitudine). Una serie di similitudini, appartenenti al repertorio vedantico e buddhistico, chiariscono la natura della realtà fenomenica, frutto di maya (illusione) e di avidya (ignoranza): la creazione è destinata al riassorbimento nell'eterno Brahman in cui si annullerà anche il jiva (coscienza individua).

 

Il secondo capitolo, in ossequio alla concezione tantrica, raffigura il corpo come microcosmo, descrive le nadi e i chakra per poi trattare del jiva che, limitato dall'associazione con l'ahamkara (senso dell'io), in virtù del quale pensa di sperimentare piacere e dolore, e degli organi dei sensi, fruisce di vari karman (bilancio positivo o negativo delle azioni che condizionano le esistenze future). Quando l'uomo arriva a comprendere l'identità del Sé con lo Spirito universale, il Brahman, allora i tattva, cioè le categorie attraverso cui si manifesta il mondo, si dissolvono e appare l'unica realtà, la pura soggettività, teologicamente, Shiva.

 

Solo con il terzo capitolo inizia l'esposizione delle tecniche hathayoghiche; dopo un accenno ai soffi o respiri (vayu), viene ribadita la necessità dell'insegnamento impartito da un maestro; quindi si elencano le condizioni che rendono possibile la riuscita dello Yoga, si parla del pranayama, senza tuttavia far riferimento alle shatkriya (sistema di purificazione delle nadi). Vengono poi illustrati i poteri conseguiti grazie al pranayama (evidente la connessione dello Yoga con l'alchimia), passando poi a illustrare gli asana.

 

Il quarto capitolo è dedicato alle mudra e ai bandha.

 

Il quinto capitolo è il più lungo è diversificato. Il testo si rivolge agli ostacoli che il praticante incontra sulla via dello Yoga, ai quattro tipi di Yoga (Mantra Yoga, Hatha Yoga, Laya Yoga e Raja Yoga), ai quattro tipi di aspiranti, all'invocazione all'ombra (Pratikopasana), all'ascolto del suono interiore, ai vari tipi di dharana, ai chakra, alla Sacra Triveni (Prayag), al Raja Yoga e al Rajadhiraja Yoga.  

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FONTI

"Lo Yoga rivelato da Shiva (Shiva-samhita)" a cura di Maria Paola Repetto (MAGNANELLI EDIZIONI)

yogaorientfitness.blogspot.it