Sulle tracce dello yoga

Tantra

Shaktismo

Ardhanarisvara
Ardhanarisvara

Nelle tradizioni shakta la Dea, energia (shakti) creatrice di ogni cosa e animatrice di ogni aspetto nel mondo, è adorata, nelle sue numerose forme, quale Essere supremo. Secondo un modo di dire comune presso i devoti della Dea, Shiva senza Shakti è shava, termine che sta per "cadavere". Alla Dea sono infatti assegnati sia l'aspetto puramente trascendentale sia quello immanente.  

 

Lo shaktismo è essenzialmente uno sviluppo di epoca medievale. Ha radici, però, molto più antiche. Il Mahabharata contiene vari passaggi da cui si deduce che molte delle popolazioni tribali in seguito assorbite dalla cultura indiana dominante adoravano dee. Uma, consorte di Shiva, viene definita una donna kirata. Il termine "kirata" viene usato in riferimento a una popolazione himalayana in particolare e a popolazioni tribali in genere.

 

Di una dea, che risiede nei monti Vindhya, si dice che fosse golosa di vino e carne (sidhumamsapasupriya) e il consumo dei due alimenti è parte integrante di molti rituali tantrici.

 

Altri testi parlano di varie divinità femminili che finirono per diventare aspetti o epiteti della grande dea dei Purana e dello shaktismo. 

 

Nel buddhismo la dea plurima Tara finì per essere considerata un'energia femminile primordiale, a volte consorte di Avolokitesvara, e anche l'incarnazione della saggezza perfetta (Prajnaparamita). I concetti e le pratiche shakta iniziarono ad apparire all'interno di quella che prese il nome di variante Mantrayana o Mantranaya. I movimenti tantra successivi del buddhismo, Vajrayana, Kalacakrayana e Sahajayana, si svilupparono sotto la stessa influenza e la filosofia tantrica buddhista rivela chiaramente lo stesso tipo di apporto. Alcuni Tara stotra arrivano a definire la dea come la madre di tutti i Buddha: questo è shaktismo puro.

 

Nel campo della pratica, riti e rituali shakta crescono di importanza. Il Guhyasamaja e il Manjusrimulakalpa (scuole di buddhismo tantra) introducono l'uso di mudramandala, kriya (riti), carya (doveri), consumo di carne e l'unione con donne come parte della pratica tantrica. Siamo di fronte a tratti tipicamente shakta, che hanno poco in comune con ciò che è sostenuto dal primo buddhismo.

 

Nel vaishnavismo Sri, Lakshmi e Sarasvati, in origine senza nessun particolare legame con Vishnu, diventarono sue consorti e parti integranti del suo essere, la sua shakti (potere).

Nel periodo Gupta (320 - 400 d.C.) cominciano a comparire statue dell'ardhanarisvara (il signore per metà donna). Negli inni di alcuni Nayanmar tamil, Shiva e Uma vengono identificati con prakrti e purusha del Samkhya

 

Nell'ambito della tradizione indù vengono composti purana che esaltano la dea, come il Devi, il Kalika, il Devibhagavata, e vengono individuati 108 siti sacri alla dea.

 

Anche lo yoga quindi subì una trasformazione sotto l'influenza shakta. In alcune pratiche seguite da queste tradizioni gli adepti perseguono l'attivazione della kundalini, la shakti che risiede nel corpo umano presso il primo chakra, per condurla fino all'ultimo e conseguire così la liberazione. Si accede così a uno stato di beatitudine dove il tutto viene percepito come uno, trascendendo così il cosmo, la mente, lo spazio e il tempo.  

 

FONTI

www.wikipedia.org

"Il Pensiero Yoga" di Peter Connolly (EDIZIONI RED)