Che cos'è lo yoga

Sulle tracce dello yoga

Quanti tipi di yoga

Guardando la storia dello yoga, si evidenziano due percorsi paralleli, che inevitabilmente si intrecciano, ma allo stesso tempo mantengono caratteristiche differenti.

 

Uno di questi è il percorso più ortodosso dello yoga, che ha le sue radici nella cultura dei Veda, dei Brahmana e Aranyaka, delle Upanishad, del Samkya e della Bhagavad Gita, che sfocerà successivamente nel Vedanta.

 

L'altro è il percorso legato alle tradizioni del Tantra.

 

Nella scuola di pensiero del Vedanta lo yoga viene suddiviso in quattro sentieri di base: Karma Yoga, Jnana Yoga, Bhakti Yoga e Raja Yoga.

 

"Karma Yoga" può essere tradotto come "Via dell'azione"; è un tipo di filosofia basata sulla ricerca della trascendenza nell'azione stessa, questo Yoga consiste nella progressiva purificazione e aderenza al Dharma ("dovere") tramite le proprie azioni. Al Karma Yoga è dedicato il terzo capitolo della Bhagavad Gita, dove si afferma che tra azione ed inattività è preferibile l'azione, a patto che essa sia compiuta con distacco, perseguendo il proprio dovere universale e non provando desiderio o avversione verso i frutti delle proprie azioni, ma agendo soltanto in accettazione del proprio ruolo al servizio dell'universo.

 

Jnana Yoga è il "sentiero della conoscenza", esposto nel quarto capitolo della Bhagavad Gita. Secondo questa filosofia, la liberazione (Moksha) e l'unione con Dio si possono acquisire per mezzo della conoscenza di Brahman, riconoscendo il Brahman come il proprio Sé. La liberazione dal Samsara (ciclo delle nascite e delle morti) è ottenuta grazie alla realizzazione dell'identità dell'anima individuale (jiva) con l'Anima Suprema (Brahman).

 

Bhakti Yoga è il "sentiero della devozione", è l'unione con Dio attraverso un intenso amore e profonda devozione. Il Bhakti Yoga non è altro che intenso amore per Dio, la via più diretta per raggiungerLo è amarLo. Al Bhakti Yoga è dedicato il dodicesimo capitolo della Bhagavad Gita.

 

Il Raja Yoga è il "sentiero regale" che ha il suo manifesto negli Yoga Sutra di Patanjali. Esso conduce all'Unione percorrendo l'Ashtanga Yoga (lo yoga delle otto membra): yama (restrizioni), niyama (osservanze), asana, pranayama, pratyara (la dissociazione della coscienza dall'ambiente esterno), dharana (concentrazione), dhyana (meditazione) e samadhi (l'identificazione con la pura coscienza). La padronanza di sé ed il controllo della mente, meditazione e introspezione come mezzo supremo di realizzazione.

 

Spesso al Raja Yoga viene contrapposto l'Hatha Yoga (Yoga della forza), che è legato alle tradizioni e ai testi del Tantra.

 

Nell'Hatha Yoga, si privilegia il lavoro fisico, come visione del macrocosmo all'interno del nostro corpo (microcosmo). l'Hatha Yoga, infatti, comprende cinque stadi: gli shatkarma (purificazione del corpo), asana, pranayama, mudra e bandha. Uno dei testi più importanti dell'Hatha Yoga è l'Hatha Yoga Pradipika di Swami Swatmarana, nel quale suggerisce di introdurre autocontrollo e disciplina, solo quando la mente è resa stabile dal lavoro sul corpo.

 

La via del Tantra ha quindi caratteristiche differenti, in particolare la visione del corpo sottile, l'utilizzo dei mantra, dei mudra, e dei mandala e yantra. Queste caratteristiche hanno dato vita ai differenti stili yoga come: il Kundalini Yoga, il Mantra Yoga, e il Laya Yoga (lo yoga della dissoluzione), che enfatizzano i diversi aspetti del Tantra.

 

I due percorsi dello yoga riflettono due concetti differenti, il sentiero più ortodosso si basa su una visone orizzontale del corpo, mentre il Tantra utilizza una visione verticale.

 

Nel Tantra prevale l'idea che l'essere umano possa trovare nel proprio corpo l'accesso ai vari piani o mondi (loka) che costituiscono l'universo. Nel modello tantrico troviamo la rappresentazione di una struttura verticale tratta dal concetto dei chakra. Ogni chakra rappresenta un piano dell'esistenza (loka) e la sua condizione riflette la capacità di una persona di accedere alle energie associate a quel particolare livello o di sintonizzarsi con esse.

 

L'altro percorso, quello ortodosso, riflette l'altro modello, quello degli involucri (kosha). L'immagine risale alla Taittiriya Upanishad. In tale modello il viaggio spirituale non è concepito come un'ascesa dal muladhara chakra alla base della colonna al sahasrara alla sommità della testa, ma come un movimento interiore in cui ogni stadio è caratterizzato dalla consapevolezza di un aspetto più sottile della natura dell'individuo. 

 

In mezzo a tutto questo non va dimenticato il grosso contributo dato, a tutte e due le correnti dello yoga, dal Buddhismo e dal Jainismo, sia per la meditazione che per l'etica della disciplina.

 

Oggi, nello yoga moderno, è sempre più difficile trovare queste due distinzioni, ma tutto sembra fondersi in un'unica disciplina, anche se permangono differenze nella pratica. La più importante tra queste, è quella tra forme di yoga principalmente centrate sul corpo, in cui la meditazione viene magari introdotta in uno stadio più avanzato, e forme che insistono sull'aspetto mentale e magari incoraggiano anche una certa pratica fisica.

 

Certo è che l'evoluzione dello yoga è ancora in atto e, ad ogni modo, è bene che chiunque abbia il diritto di scegliere e sperimentare in base alle proprie esigenze, ma cercando anche, di rendersi consapevole di ciò che si sta realmente facendo.      

 

FONTI

www.wikipedia.org

"Asana Pranayama Mudra Bandha" di Swami Satyananda Saraswati (Edizioni Satyananda Ashram Italia)

"Il Pensiero Yoga" di Peter Connoly (EDIZIONI RED)