Che cos'è lo yoga


Storia

BUDDHISMO

La storia del Buddhismo inizia nel VI secolo a.C., con la predicazione di Siddhartha Gautama, che fu monaco, filosofo, mistico e asceta indiano, una delle più importanti figure spirituali dell'Asia. Visse approssimativamente tra il 566 a.C. e il 486 a.C.. Proveniva da una famiglia ricca e nobile del clan degli Sakya, da cui anche l'appellativo Sakyamuni ("l'asceta della famiglia Sakya"). La sua famiglia era di una stirpe guerriera che dominava il paese e che aveva come capostipite leggendario il re Iksvaku. Il padre di Siddhartha ("scopo compiuto"), il raja Suddhodana ("nutrimento puro"), regnava su uno dei numerosi stati in cui era politicamente divisa l'India del nord. La madre di nome Mayadevi ("dea dell'illusione"), morì sette giorni dopo il parto. Ad allevare Siddhartha, fu la zia Mahaprajapati ("grande progenitrice"). Il principe Gautama si sposò all'età di sedici anni, con la cugina Bhaddakaccana, con la quale ebbe, tredici anni più tardi, un figlio, Rahula ("legame").

 

Siddhartha quindi, viveva in mezzo alle comodità e al lusso principesco, ma all'età di 29 anni, ignaro della realtà che si presentava fuori dalla reggia, uscì dal palazzo reale per vedere la realtà del mondo. La tradizione parla di quattro incontri: alla porta orientale s'imbatté in un vecchio, a quella meridionale in un malato, a quella occidentale in un cadavere e alla porta settentrionale nella serena figura di un monaco. Vide quindi la crudezza della vita e comprese che le ricchezze, la cultura, l'eroismo e tutto quanto gli avevano insegnato a corte, erano valori effimeri. Capì che la sua era una prigione dorata e cominciò interiormente a rifiutare agi e ricchezze. Quindi stabilì di rinunciare alla famiglia, alla ricchezza, alla gloria e al potere per cercare la liberazione. Da qui iniziò un percorso tormentato d'introspezione che lo portò fino alle pratiche ascete più estreme, ma anche questa via si dimostrava senza sbocchi. Gautama capì che la conoscenza salvifica poteva essere trovata solo nella meditazione di profonda visione e che questa poteva essere sostenuta solo se il corpo fosse stato in buone condizioni.

 

All'età di 35 anni, dopo sette settimane di profondo raccoglimento ininterrotto gli si spalancò l'illuminazione perfetta, con livelli di consapevolezza sempre maggiori, apprese la conoscenza delle Quattro nobili verità e dell'Ottuplice sentiero, che sono l'origine e il fondamento del Buddhismo.

 

Le Quattro nobili verità

I ) Verità del dolore. 

Nella vita degli esseri senzienti, tra cui l'essere umano, è insita la sofferenza. Tale esperienza del dolore riguarda anche i momenti di appagamento e serenità, in quanto essi stessi impermanenti. Da qui vi sono otto tipi di dolore: Il dolore della nascita, causato dalle caratteristiche del parto e dal fatto di generare le sofferenze future. Il dolore della vecchiaia, che indica l'aspetto di degrado dell'impermanenza. Il dolore della malattia, determinato dallo squilibrio fisico. Il dolore della morte, generato dalla perdita della vita. Il dolore causato dall'essere vicini a ciò che non piace. Il dolore causato dall'essere lontani da ciò che si desidera. Il dolore causato dal non ottenere ciò che si desidera. Il dolore causato dai cinque skanda (aggregati), ovvero dalla loro unione e dalla loro separazione. Questi sono il corpo, i sei sensi (vista, udito, gusto, odorato, tatto e mente), le sensazioni, le percezioni, la coscienza. Questa lista di otto dolori, viene riassunta in tre categorie:

  • Dolore in quanto tale, che riassume i dolori inerenti alla nascita, la malattia, la vecchiaia e la morte. Ma anche quelli riguardanti all'essere uniti a ciò che non si desidera e a quelli procurati nel cercare di fuggire lo stesso dolore.
  • Dolore per ciò che muta, che riassume le sofferenze procurate dall'impermanenza come quelli dell'essere separati da ciò che si desidera o quelli generati da non ottenere ciò che si brama.
  • Dolore generato dall'esistenza, che riassume i dolori relativi all'insoddisfazione perenne procurata dall'esistenza nel samsara. Queste sofferenze sono collegate ai cinque skanda e ai relativi attaccamenti. Il dolore affligge l'uomo a motivo dell'impermanenza sia propria che di tutto ciò che sperimenta e conosce in vita. Questa sofferenza si rivela non solo quando si costata l'ineluttabilità di malattia, vecchia o morte, ma anche si è costretti al contatto con ciò che non si ama, come pure è percepita quando si è costretti alla separazione da ciò che si ama, o ancora quando si risente di un disagio esistenziale derivante dallo scontrarsi con una realtà che non soddisfa la propria adesione all'idea di un sé solido, affidabile ed imperituro. La frustrazione dei desideri è una delle più usuali percezioni del dolore.

 

II ) Verità dell'origine del dolore.

Il dolore non è una colpa del mondo, né del fato o di una divinità, né avviene per caso. Ha origine dentro di noi, dalla ricerca della felicità in ciò che è transitorio, spinti dalla sete o brama, per ciò che non è soddisfacente. Essa si manifesta in tre forme: kamatrsna, brama di oggetti sessuali; bhavatrsna, brama di esistere; vibhavatrsna, brama di annullare l'esistenza

 

III ) Verità della cessazione del dolore.

Esiste l'emancipazione dal dolore, occorre lasciare andare trsna, l'attaccamento alle cose e alle persone, alla scala di valori ingannevoli per cui ciò che è provvisorio è maggiormente desiderabile. Questo stato di cessazione viene denominato nirodha.

 

IV ) Verità della via che porta alla cessazione del dolore.

Esiste un percorso di pratica da seguire per emanciparsi dal dolore, è il percorso spirituale da intraprendere per avvicinarsi al nirvana, esso è detto il Nobile ottuplice sentiero.

 

Nobile Ottuplice Sentiero

Con l'insegnamento della dottrina del Nobile ottuplice sentiero il Buddha Shakyamuni intendeva offrire ai suoi discepoli il percorso di liberazione dalla sofferenza. Questa dottrina è l'esposizione dell'ultima delle Quattro nobili verità, essa si esprime in otto tappe:

  • Retta visione, cioè il riconoscimento delle Quattro Nobili Verità attraverso la loro corretta conoscenza e la conseguente loro corretta visione.
  • Retta intenzione, cioè il corretto impegno nel padroneggiare il non attaccamento e la compassione per tutti gli esseri.
  • Retta parola, cioè l'assunzione della personale responsabilità delle nostre parole, ponendo attenzione nella loro scelta e ponderandole in modo che esse non producano effetti nocivi sugli altri e di conseguenza a noi stessi. Significa anche che il nostro agire deve essere improntato al nostro parlare e corrispondente ad esso.
  • Retta azione, cioè l'azione non motivata dalla ricerca di egoistici vantaggi, svolta senza attaccamento verso i suoi frutti.
  • Retta sussistenza, cioè vivere in modo equilibrato evitando gli eccessi, procurandosi un sostentamento adeguato con mezzi che non possano arrecare danno o sofferenza agli altri.
  • Retto sforzo, cioè lasciare andare gli stati non salutari e coltivare quelli salutari. Significa anche confidare nella bontà della propria pratica buddhista perseverando con un corretto ed equilibrato impegno nello sforzo.
  • Retta presenza mentale, cioè la capacità di mantenere la mente priva di confusione, non influenzata dalla brama e dall'attaccamento.
  • Retta concentrazione, cioè la capacità di mantenere il corretto atteggiamento interiore che porta alla padronanza di sé stessi durante le pratiche della meditazione. 
Questa dottrina si identifica come “La Via di Mezzo” in cui si riconosce che la retta condotta risiede nella linea mediana, evitando tanto gli eccessi e gli assolutismi, quanto il lassismo e l'individualismo. I punti salienti della visione buddhista della realtà percettiva indirizzata dall'insegnamento del Buddha sono: la dottrina della sofferenza o duhkla, ossia che tutti gli aggregati fisici o mentali, sono causa di sofferenza qualora li si voglia trattenere ed essi cessano, oppure si voglia separarsene ed essi permangono; la dottrina dell'impermanenza o anitya, ossia che tutto quanto è composto di aggregati è soggetto alla nascita ed è quindi soggetto a decadenza ed estinzione con la decadenza ed estinzione degli aggregati che lo sostengono; la dottrina dell'assenza di un io eterno e immutabile, la cosiddetta dottrina dell'anatman, come conseguenza di una riflessione sui due punti precedenti. Questa dottrina sarà il punto di partenza di tutte le scuole buddhiste che sorgeranno dopo la morte del Buddha Gautama, tra queste, le più importanti attualmente esistenti, sono le scuole: Theravada, Mahayana e Vajrayana. La predicazione del Buddha segnò un punto di rottura con il Brahmanesimo. In questo insegnamento non si riconosce il predominio della casta brahmanica sull'ufficio della religione e la conoscenza della verità, ma a tutte le creature che vi aspirino, praticando il Dharma, pensiero non dissimile dal contemporaneo Jainismo, fondato da Mahavira.

Buddhismo Mahayana

Tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. la dottrina buddhista è sottoposta ad una revisione ed approfondimento a partire da alcuni Prajnaparamita Sutra (Sutra della perfezione e della saggezza), decisivi per la diffusione del Buddhismo Mahayana, che presto soppianterà nell'India settentrionale, in Cina e in Tibet le scuole del Buddhismo dei Nikaya, sorto dopo la morte del Buddha Gautama. Nel Buddhismo Mahayana è cruciale la figura del bodhisattva, colui che, pur essendo in grado di raggiungere il nirvana, rimanda tale realizzazione per aiutare gli altri esseri senzienti a liberarsi. Il bodhisattva acquisisce una serie di perfezioni (Paramita), che comprendono la purificazione dalle passioni, l'esercizio delle virtù morali (prima fra tutte karuna, la compassione) e l'acquisizione della consapevolezza della vacuità (sunyata). La vacuità è la categoria fondamentale dei Prajnaparamita Sutra.

 

Nelle dottrine del Buddhismo dei Nikaya, che rifiutavano la canonicità dei Prajnaparamita Sutra, è presente l'idea della coproduzione condizionata, per la quale nessun fenomeno (dharma) ha una esistenza in sé (anatman), in quanto ogni fenomeno nasce solo in relazione ad altri fenomeni che lo hanno preceduto, esiste A solo in quanto è esistito un non-A. Ossia del meccanismo di causa ed effetto che lega l'uomo alle illusioni e agli attaccamenti che costituiscono la base della sofferenza esistenziale. Questa realtà dei fenomeni posta su un piano temporale di impermanenza conservava, per le scuole del Buddhismo dei Nikaya, una stabilità temporale immediata ovvero una identità precisa.

 

Per le scuole del Buddhismo Mahayana, il Buddha Sakyamuni aveva invece indicato, oltre l'impermanenza temporale, una ulteriore qualità nell'anatman dei fenomeni, essi erano vuoti anche di una stessa loro identità in quanto dipendevano uno dall'altro sul piano temporale del presente, dell'immediato. Esiste A solo in quanto esiste anche un non-A. Tutti i fenomeni erano quindi privi di identità, erano vuoti di identità. Tutti i dharma sono vuoti, poiché nessun fenomeno possiede una natura indipendente, si può dire che tutto ciò che esiste è vuoto. L'esperienza della vacuità è la via che porta alla liberazione. Ma la vacuità non può essere conosciuta con il pensiero ordinario che tratta dei fenomeni come se fossero indipendenti e stabili, dotati di natura immutabile e certa. La dottrina della vacuità insiste sull'inesistenza di una proprietà intrinseca nei composti e nei processi che formano la realtà e sulla stretta interdipendenza degli stessi.

Buddhismo Vijnanavada

Vasubandhu
Vasubandhu

Il Vijnanavada (detto anche Cittamatra o Yogacara) è una scuola buddhista indiana che ha profondamente influenzato il Buddhismo Mahayana (Grande Veicolo). I fondatori di Cittamatra furono due monaci buddhisti indiani, Asanga e suo fratello minore Vasubandhu. La scuola Cittamatra sostiene che i fenomeni, così come noi li percepiamo, non sono altro che mente, non esistono se non come apparenze. L'unica cosa realmente esistente è la coscienza. L'ignoranza dell'uomo fa si che egli creda non solo che questa coscienza sia un “soggetto” ovvero che abbia una sua identità permanente ma che esistano, con la stessa qualità, anche gli oggetti percepiti. Questa illusione viene sempre paragonata come “l'illusione di una magia”, “illusione ottica”, “miraggio”, “sogno”, “riflesso della luna sull'acqua”, a una “eco”, a una città “aerea”, a un “fantasma”. La verità è per i Cittamatra, la fine della differenza tra soggetto e oggetto e corrisponde al Risveglio (bodhi), mentre ciò che sperimentiamo nella coscienza illusa, è il frutto del nostro karma. Quindi la sede della vacuità è la coscienza, che è la sola ad esistere, anche se sempre priva di identità inerente.

 

Le opere di Asanga e Vasubandhu, descrivono otto coscienze (astavijnana), sei dei sensi, una mentale contaminata dal karma detta klistamanas e l'ottava coscienza l'alayavijnana incontaminata. Per Asanga e Vasubhandhu solo l'ottava coscienza, ricevendo come un ricettacolo i semi contaminati dalla settima coscienza, è quella assoluta, che non muore ma rinasce di corpo in corpo fino alla liberazione. L'alayavijnana non è né bene, né non bene, ed è comunque e sempre del tutto priva di soggettività. Le opere principali di questi due monaci buddhisti sono:

  • Abhidharmasamuccaya: un'esposizione degli elementi che compongono la realtà fenomenica.
  • Mahayanasamgrahasastra: che riassume le dottrine Cittamatra in modo sistematico.
  • Yogacarabhumisastra: Trattato sulle terre dei praticanti dello yoga.
  • Trimisikavijnaptikarika: Trenta versi sulla dottrina della sola mente.
  • Vimsatikasastra : Venti versi sulla dottrina della sola mente. 
Lo Yogacara (la pratica dello yoga), attribuisce molta importanza alla pratica religiosa dello yoga, come mezzo per raggiungere l'emancipazione definitiva dalla schiavitù del mondo fenomenico. Le dottrine del Vijnanavada hanno profondamente influenzato molte scuole, segnatamente la Huayan (Huayan zong, lignaggio giapponese Kegon), il Chan (Chan zong, lignaggio giapponese Zen) e lo Zhenyan (Zhenyan zong, lignaggio giapponese Shingon), trovando una compiuta collocazione nella scuola Faxiang (Faxiang zong, lignaggio giapponese Hosso) fondata da Xuanzang nel 645 dopo il suo ritorno dal viaggio in India.

Buddhismo Vajrayana

Il Buddhismo Vajrayana (veicolo di diamante), detto anche Buddismo tantrico, compare nell'India orientale tra il V e il VII secolo, è talvolta considerato una derivazione del Mahayana, e talvolta un terzo veicolo a sé stante. La tradizione indiana e tibetana di questo buddhismo lo indica come terzo veicolo (yana) ovvero ciò che conduce verso l'illuminazione, considerandolo come sviluppo del Mahayana. Il Buddhismo Vajrayana nascerebbe da un sincretismo tra alcune dottrine denominate tantrismo, fondate su credenze popolari sciamaniche, con il Buddhismo Mahayana. I primi fedeli Vajrayana erano mahasidda (yogi ascetici) che vivevano nelle foreste o ai margini della società, fino a diventare un fenomeno riconosciuto e accettato.

 

Rispetto al Mahayana non introduceva, almeno nella sua forma iniziale, nuove prospettive filosofiche, quanto piuttosto nuove pratiche (upaya), che consentono un rapido ingresso nella conoscenza o saggezza ultima (prajna) e raggiungere l'illuminazione anche in questa stessa vita. Nelle regioni dell'estremo oriente infatti, è più comunemente indicato con un termine che ne sottolinea gli insegnamenti “segreti” ovvero come Buddhismo esoterico. Altro modo di indicare questo tipo di Buddhismo è il termine Mantrayana (Veicolo dei Mantra segreti) o anche Tantrayana (Veicolo dei Tantra) con il suo corrispettivo di Buddhismo tantrico.

 

Il termine sanscrito vajra (diamante o folgore) indica l'infrangibilità, l'immutabilità e l'autenticità della Verità ultima. Corrisponde anche alla vacuità e quindi alla vera essenza di tutti gli esseri e dell'intera realtà. La trasparenza del diamante indica anche che la mente illuminata è chiara, limpida e vuota. Non si può entrare nel Vajrayana senza aver prima compreso profondamente le dottrine del Mahayana. Altro aspetto fondamentale è che il Vajrayana, può essere appreso solo per mezzo di una guida (guru). Il tantra è la via che conduce, il veicolo che trasmette le dottrine del tantra è il Vajrayana. Secondo questa dottrina tramite dei mezzi abili rappresentati dai tantra questo veicolo conduce alla purificazione del corpo (Kriya Tantra, Carya Tantra e Yoga Tantra) e a trasformare la dimensione “impura” in “pura” (Anuttarayoga Tantra).

 

Il Vajrayana, a detta dei suoi seguaci, si distingue dal Mahayana perché a differenza di questo "veicolo" persegue il principio del "Frutto" e non delle "Cause". Secondo il Vajrayana, infatti, il Buddhismo Mahayana (indicato anche come Paramitayana, Veicolo delle Perfezioni, o Sutrayana, Veicolo dei Sutra) persegue, per mezzo della meditazione e dello studio dei sutra, un cammino di perfezionamento attraverso la rinuncia delle condotte negative accumulando meriti e saggezza per realizzare il Frutto del corpo assoluto (dharmakaya) e quello dei corpi formali (rupakaya). Per il Mahayana, quindi, il cammino percorso è la "Causa" dell'illuminazione.

 

Il Vajrayana, invece, persegue il principio del "Frutto" ovvero per tramite dei "mezzi abili" rappresentati dai tantra questo veicolo conduce alla purificazione del corpo e di ciò che lo circonda (Tantra inferiori o esterni: Kriya Tantra, Carya Tantra e Yoga Tantra) e a trasformare la dimensione "impura" in "pura" (Tantra superiori o interni: Anuttarayoga Tantra). Questo percorso della Via del diamante può essere intrapreso solo attraverso delle iniziazioni conferite da un maestro. A seguito di ciò il discepolo riceve degli insegnamenti orali, ovvero dei testi da studiare e delle istruzioni.

 

Per realizzare la “pura visione” della Realtà, il discepolo applica il metodo del sadhana (strumento per la realizzazione) che raccoglie varie tecniche: Istadevata, visualizzare la divinità scelta per la meditazione. Mandala, visualizzare il sacro ambiente circostante le divinità prescelta per la meditazione. Mudra, compiere gesti rituali e simbolici. Puja, fare offerte alle divinità. Mantra, recitare formule sacre. Samudacarata, svolgere azioni religiose. Per tramite di questi mezzi, uniti alla consapevolezza della vacuità e della purezza di tutto il Reale, il discepolo consegue lo stato di buddhità. Tale Frutto può essere conseguito in più rinascite (via dei Tantra inferiori) o in una sola vita (via dei Tantra superiori). Il Buddhismo Vajrayana è oggi presente in Bhutan, Mongolia, Giappone, Tibet, oltre che essere presente in numerose nazioni occidentali.

Un dipinto tibetano del XIV secolo raffigurante Buston (Bu-ston-Rinchen 'Grub, 1290-1364, a sinistra) e il suo successore (a destra).
Un dipinto tibetano del XIV secolo raffigurante Buston (Bu-ston-Rinchen 'Grub, 1290-1364, a sinistra) e il suo successore (a destra).

TESTI

Secondo la storiografia contemporanea il Buddhismo Vajrayana compare in India nel VI-VII secolo d.C. I suoi testi fondamentali, denominati Tantra, sono databili intorno a quel periodo. Fu il dotto tibetano Buston, maestro di scuola Sakya, l'autore della suddivisione in quattro raggruppamenti dei Tantra nel Canone tibetano:

 

1. KRIYA TANTRA che rappresenta una raccolta di sutra mahayana contenenti elementi "tantrici" non ancora sviluppati autonomamente, tra questi testi: Suvarnaprabhasauttamasutra (inserito nel Canone cinese), Bhaishajyaguruvaiduryapurvapranidhana (inserito nel Canone cinese), Subahupariprccha-tantra (inserito nel Canone cinese), Susiddhikara-mahatantrasadhanopayika-patala (conservato nel Canone cinese) e Dhyanottara.

 

2. CARYA TANTRA che rappresenta una evoluzione "tantrica" rispetto alla precedente raccolta. Il Carya Tantra contiene infatti pochi testi il principale dei quali è il Mahavairocanabhisambodhivikurvitadhishthana (inserito nel Canone cinese). Da notare che mentre un caratteristico sutra mahayana come l'Avatamsakasutra viene esposto dal buddha Vairocana, questo sutra è invece esposto dal buddha Mahavairocana ovvero dal buddha "Grande" Vairocana, come per rimarcare una presentazione della dottrina più profonda rispetto alle stesse dottrine mahayana. Questo sutra è il fondamento del Buddhismo Vajrayana sino-giapponese, con particolare riguardo alle scuole giapponesi Shingon e Tendai. Altro testo importante di questa sezione è il Vajrapanyabhisheka.

 

3. YOGA TANTRA, dove il testo esemplificativo è il Sarvatathagatatattvasamgraha (inserito nel Canone cinese). In questa opera si descrivono i cinque stadi della realizzazione della "buddhità" da parte del Buddha Mahavairocana e vuole essere una dimostrazione della superiorità del Vajrayana rispetto al Paramitayana. In questa opera vi è anche la descrizione del Vajrdhatu Mandala che aggiunge alle trentasette divinità del Mandala anche alcuni bodhisattva femminili, come a segnalare uno sviluppo dottrinario rispetto al Carya Tantra. Altro testo fondamentale di questa sezione dei tantra è il Prajnaparamita-naya-shatapancashatika (inserito nel Canone cinese). Esso rappresenta, con le sue immagini erotiche dell'energia sessuale (shakti), il punto di passaggio verso la classe successiva degli Anuttarayoga Tantra. Altro importante testo di questa sezione è il Vajrashekharasutra.

 

4. ANUTTARAYOGA TANTRA, questo raggruppamento è quello più recente e comprende testi ed insegnamenti che sviluppano l'utilizzo della shakti (energia sessuale) nelle pratiche yogiche, peraltro già presente in alcuni Yoga Tantra. In questi testi compaiono delle indicazioni anche sul consumo della carne e delle bevande alcoliche, consumo proibito in tutti i vinaya e quindi bandito dai monasteri buddhisti. L'Anuttarayoga Tantra (o "Yoga supremo") viene suddiviso in ulteriori due categorie:

  • Tantra padri (Pitritantra) in cui vengono raccolti i testi e gli insegnamenti mirati a realizzare la vacuità dei mezzi abili (upaya) e a comprendere il modo in cui il dharmakaya si presenta nel mondo fenomenico. Tra i Tantra padri troviamo lo Sriguhyasamajatantra (conservato anche nel Canone cinese) e il Vajramahabhairavatantra.
  • Tantra madri (Matritantra) in cui vengono raccolti i testi e gli insegnamenti in cui si mira a realizzare l'assorbimento dello stesso dharmakaya. In questa raccolta vengono inclusi i tantra di Vajrayogini e di Mahamaya.

Una terza raccolta viene indicata come Tantra non duali (Advayata Tantra), per la scuola Gelugpa tale indicazione inerisce a tutto l'Anuttarayogatantra; per la scuola Kagyupa questa raccolta comprende il solo Kalachakratantra; per la scuola Sakyapa a questo raggruppamento appartiene l'Hevajratantraraja (Tantra del diamante di gioia), in altre scuole questo testo è considerato un Tantra madre. Se questi testi si fondino o meno su tradizioni orali precedenti è argomento ancora oggi controverso e discusso.

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BUDDHISMO TIBETANO

KAGYU

Il Kagyu, o Kagyupa, il lignaggio della “Trasmissione Orale”, è una delle 4 principali scuole del Buddhismo tibetano, insieme a quelle Nyingmapa, Sakyapa, e Gelugpa. I metodi Kagyu furono insegnati dal Buddha Shakyamuni ad una cerchia molto ristretta di discepoli e furono successivamente trasmessi fino ad arrivare ai Mahasidda indiani Padmasambhava, Tilopa, Naropa, Maitripa, ed ai famosi yogi tibetani Marpa ed al suo allievo Milarepa. Il lavoro di traduzione degli insegnamenti dall'indiano al tibetano, compiuto da Marpa nell'XI secolo, fu uno degli elementi centrali della rinascita del Buddhismo nel Tibet, dopo quella che si era verificata nell'VIII secolo ad opera di Padmasambhava. Il lignaggio Kagyu è basato sulla trasmissione orale, per cui esso si focalizza principalmente sulla pratica meditativa e sull'interazione con un maestro qualificato. Con questi metodi è quindi possibile raggiungere la piena e diretta esperienza della natura della mente. L'insegnamento centrale della scuola Kagyu è la Mahamudra, “Il Grande Sigillo”. Questo insegnamento si focalizza su quattro principali stadi di pratica meditativa (I quattro Yoga della Mahamudra):

 

Lo Yoga dell'Unico Punto: lo sviluppo della mente focalizzata su un punto.

Lo Yoga del “trascendimento dell'elaborazione concettuale”.

Lo Yoga dell'Unico Sapore: la coltivazione della prospettiva che tutti i fenomeni abbiano un “unico sapore”.

Lo Yoga della “Non-meditazione”: la fruizione del sentiero, che va oltre l'atto della meditazione.

 

Attraverso questi quattro stadi di sviluppo, lo studente consegue la perfetta realizzazione della Mahamudra. Essa mira alla diretta esperienza della mente. Il Grande Sigillo comprende il fondamento, la via e la meta ultima, ed è considerato la quintessenza degli insegnamenti di Gautama Buddha. Avendo fiducia nella Natura di Buddha, il praticante si esercita a rimanere nella condizione di non-separazione tra il soggetto che sperimenta, l'oggetto sperimentato e l'azione stessa di sperimentare, riuscendo infine a risvegliare la mente in modo totale, suggellando così la sua illuminazione.

Milarepa
Milarepa

Milarepa

( 1051 d.C. - 1135 d.C. )

Milarepa è stato un religioso tibetano, uno dei principali maestri della scuola Kagyu del Buddhismo tibetano. Mila Thopaga nacque nel Tibet occidentale, nel villaggio di Kya Ngatsa nella provincia di Gung-thang, vicino al confine con il Nepal. Suo padre morì quando aveva solo sette anni e, da quel momento, tutte le proprietà di famiglia caddero sotto il controllo degli avidi zii, che trattarono Mila e la madre come servi. La madre di Mila accumulò un immenso rancore e, non appena suo figlio fu abbastanza grande, vendette la metà di un piccolo campo che possedeva affinché Mila potesse fuggire e recarsi a studiare magia nera, per vendicarsi dei parenti.

 

Il giovane Mila apprese rapidamente dal lama Yungtun-Trogyal come guidare le potenze della distruzione. Egli le utilizzò esaudendo i desideri della madre, evocò demoni e suscitò svariate catastrofi che portarono alla rovina il villaggio ove vivevano i suoi parenti, causando così la morte di molte persone.

 

Il suo maestro di magia nera, comprendendo la natura negativa dei suoi insegnamenti, lo mandò via affinché potesse trovare qualcuno in grado di insegnarli come neutralizzare il karma negativo accumulato attraverso la pratica della magia nera. Così egli divenne allievo di un lama della scuola Nyingma appartenente al Buddhismo Vajrayana, che a sua volta lo indirizzò a Marpa, il famoso lama traduttore degli insegnamenti tantrici indiani.

 

Fu così che, all'età di 38 anni, Mila divenne allievo del grande traduttore Lotsawa Marpa, il quale gli concesse di restare nei suoi terreni, ma si rifiutò di ammetterlo tra i suoi studenti e di concedergli qualsiasi insegnamento. Per sei anni Mila venne trattato come un servo e gli fu ordinato di svolgere lavori che mettevano alla prova il suo fisico con difficoltà insostenibili. Gli fu ordinato di costruire e distruggere ripetutamente una torre di nove piani. Non lasciandosi scoraggiare, Mila riuscì a completare il lavoro (la torre da lui costruita svetta tuttora in Tibet).

 

Giunse la fine degli anni di lavoro, durante i quali il karma negativo di Mila venne esaurito grazie al duro comportamento del suo insegnante Marpa, che poté finalmente iniziare ad istruirlo. Lo preparò ad una vita di meditazione solitaria e lo mandò a meditare in totale isolamento per un anno nelle caverne d'alta montagna.

 

Al suo ritorno Marpa convocò i suoi principali discepoli e trasmise a ciascuno di essi uno degli insegnamenti ricevuti dal suo maestro Naropa: il corpo illusorio (sgyu-lus), la chiara luce (hod-gsal), lo stadio inermedio (bar-do), il controllo del sogno (rmi-lam) e il trasferimento della coscienza (pho-wa). A Mila venne trasmesso il potere del fuoco interiore (gtum-mo), che consente di non usare vesti di lana (da quel giorno gli fu dato il soprannome di re-pa “vestito di tela” ).

 

Milarepa si impegnò nella meditazione con ardore e devozione, sino a raggiungere la completa illuminazione. Presto la sua fama si diffuse e molta gente iniziò a cercarlo per ascoltare i suoi canti, per mezzo dei quali esprimeva la sua realizzazione. Continuò a condurre una vita molto semplice, impartendo insegnamenti ad una cerchia ristretta di discepoli. Morì all'età di 84 anni nel quattordicesimo giorno dell'ultimo dei tre mesi invernali dell'anno della Lepre di Bosco (1135 d.C.), all'alba.

 

Milarepa fu mago e lama buddhista, un uomo dotato di un estremo vigore fisico e di una volontà eccezionalmente tenace. La sua storia dimostra come il dominio sul corpo sia la condizione indispensabile per il controllo della mente. La storia di Milarepa fu scritta nel dodicesimo secolo dal suo discepolo Rechungpa, nel Tibet è molto conosciuta e ne esistono parecchie edizioni. Tutte si concludono con la scena di Milarepa ormai vecchio ed in punto di morte, che riunisce i suoi discepoli e rivolge loro queste parole:

 

<< Prestate dunque fede ed attenzione alla legge del karma che regola le cause e gli effetti: ricordatevi l'ignoranza dell'ora della nostra morte e i castighi della vita mondana. Coloro che sono pieni di desideri mondani non possono niente per la causa altrui e non giovano neppure a se stessi. Giacché lo spazio è illimitato e le creature innumerevoli avrete sempre l'occasione di agire a vantaggio degli altri, quando sarete in grado di farlo. Cominciate con l'occupare l'ultimo posto, rinunciate alle vesti, al cibo e alla parola. Caricate il vostro corpo di fatiche e la mente di doveri >>.

 

Milarepa passò dall'agiatezza alla miseria e dalla più spietata violenza alla santità, egli è la più alta figura religiosa del Tibet. Milarepa fu mago, poeta ed eremita. Lo fu in modo così completo che i Tibetani fanno fatica a non separare questi tre personaggi e, a seconda del loro punto di vista di maghi, di laici o di religiosi, Milarepa è il loro più grande mago, poeta o santo. La sua memoria è ancora viva in Tibet come fosse di una persona da poco scomparsa.

KALACHAKRA

Kalachakra è un termine usato nel Buddhismo Vajrayana, il suo significato è "Ruota del tempo". E' in genere utilizzato per indicare un insieme complesso di insegnamenti e pratiche nel Buddhismo Tibetano.

 

La tradizione Vajrayana ha un accentuato stampo esoterico, e dunque il concetto di Kalachakra, i suoi insegnamenti e le pratiche a lui legate, sono anch'essi riservati alla tradizione esoterica a cui appartengono e ai suoi iniziati, ma una parte di essi è tuttavia pubblicamente condivisa.

 

Kalachakra in modo più specifico si riferisce sia a una divinità Tantrica detta Ishtadevata (divinità prescelta), del Buddhismo Vajrayana, sia alla filosofia e a una pratica di meditazione contenute nel Kalachakra Tantra, uno dei testi più antichi della tradizione buddhista. Il Kalachakra Tantra è chiamato più precisamente Kalachakra Laghutantra, e la tradizione vuole che sia la versione più recente del testo originale, ormai andato perduto, chiamato Kalachakra Mulatantra. Alcuni maestri Buddhisti affermano che il Kalachakra sia la forma più avanzata del Buddhismo Vajrayana, sicuramente ne è uno dei sistemi più complessi.

 

Secondo la tradizione il Buddha Shakyamuni, mentre insegnava la Prajnaparamita sul picco dell'Avvoltoio, manifestò un'emanazione nell'aspetto della divinità di Kalachakra in unione con la consorte Visvamata allo stupa di Shri Dhanya Kataka, nell'India meridionale, ed all'età di 81 anni nella luna piena del terzo mese dell'anno del Dragone di Metallo (881 a.C.), rivelò qui il Kalachakra su richiesta di Suchandra, il re di Shambala.

 

Gli insegnamenti del Kalachakra sono perciò fatti risalire al Buddha stesso quando fece girare la ruota del Dharma (conferì l'insegnamento spirituale), non una ma tre volte, comunicando verità sempre più profonde.

 

Mentre il Primo "Giro della ruota del Dharma" è dedicato alle Quattro Nobili Verità: sofferenza, origine della sofferenza, cessazione della sofferenza e sentiero che conduce alla liberazione, il Secondo è dedicato alla vacuità, e la sua essenza è colta nel "Sutra del Cuore", la Prajnaparamita, che spiega l'essenza di esistenza intrinseca dei fenomeni, proprio nel grande santuario, il Buddha rivelò il terzo ciclo di insegnamenti, i più esoterici, che furono codificati nei testi tantrici, il fondamento del Vajrayana.

 

Questo insegnamento tantrico contiene informazioni sullo stato naturale dell'Universo, sugli esseri che lo abitano, specialmente sugli influssi planetari o cosmologici e sulle quattro ere.

 

E' detto che questi insegnamenti e la loro pratica ricomparvero in India soltanto nel XI secolo, poco prima di essere introdotti in Tibet dal santo indiano Naropa (956 - 1040 d.C.). Da allora si sono propagati non solo fra i tibetani, ma anche nelle zone mongole a nord, così come nel Sikkim, nel Bhutan, nel Nepal e nelle regioni a sud e a ovest dell'Himalaia.

 

Il Tantra di Kalachakra è un sistema meditativo che velocizza le energie mentali di chi lo pratica ed è suddiviso in tre livelli: 

 

KALACHAKRA ESTERNO - IL MONDO

E' la rappresentazione del mondo in chiave cosmogonica in termini dinamici. Sono descritte le interazioni tra i fenomeni cosmici e l'evoluzione dei cicli temporali. In questa sezione sono trattati gli argomenti che riguardano: la cosmologia, la cronologia, l'escatologia e i calcoli astrologici collegati. E' descritta la formazione dell'universo attuale e tutti gli universi precedenti e futuri, con la descrizione delle costellazioni e dei sistemi solari.

 

KALACHAKRA INTERNO - IL CORPO SOTTILE

Nel Buddhismo Tantrico il corpo fisico è il risultato di azioni karmiche ed è costituito da cinque corpi più sottili: corpo fisico, corpo pranico, corpo del pensiero, corpo della coscienza e corpo dell'ispirazione. Nel Kalachakra interno è spiegata e descritta la funzione e la natura dei cinque corpi e dei costituenti mentali quali: nadi (canali), chakra (ruote), prajnashakti (venti interni) e bindu (gocce essenziali di energia). Nel Kalachakra interno il corpo è paragonato all'universo e le regole sono le medesime.

 

KALACHAKRA SEGRETO - LA TRASMUTAZIONE

Comporta l'insegnamento sulla vacuità dei fenomeni, della non realtà del sé e della Chiara Luce. Lo yogi trasforma il mondo in un Mandala e identifica se stesso con la divinità di Kalachakra, espressione della natura illuminata, abbandona il modo ordinario di percepire se stesso e il mondo. Quindi lo yogi opera sui flussi vitali e sulla loro circolazione nel corpo, porta a compimento nella realtà quanto ha prima generato con la potenza del pensiero e ottiene la realizzazione della Luce Chiara, la natura profonda della mente.

 

Diversamente dalle altre iniziazioni elevate del Mahanuttarayogatantra, solitamente conferite individualmente o ad un ristretto gruppo di discepoli, l'iniziazione del Kalachakra viene tradizionalmente conferita anche a vasti gruppi di persone, perché il messaggio di pace che proviene da Shambala investe l'intera umanità. 

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Mandala di Kalachakra
Mandala di Kalachakra

FONTI

www.wikipedia.org

www.sangye.it

www.centroyogadalmine.it

"Vita di Milarepa" a cura di Jacques Bacot (Adelfi)