Che cos'è lo yoga

Sulle tracce dello yoga

Brahmanesimo

( 800 a.C. - 300 d.C. )

 

Con il termine Brahmanesimo si intende la religione dell'India generatasi intorno all'ultima letteratura vedica, quella inerente ai Brahmana e alle Upanishad vediche. Il Brahmanesimo rappresenta lo sviluppo del Vedismo, che si avvia intorno al IX secolo a.C. terminando nei primi secoli della nostra era. Il passaggio dal Vedismo al Brahmanesimo corrisponde alla progressiva sostituzione delle figure sacerdotali, coinvolte nei riti sacrificali, con la figura del brahmano, che sovrintende alla correttezza del rito. Tutto questo non può che riflettersi nella vita politica e sociale. Il potere regale deve rifarsi alla classe sacerdotale per poter utilizzare il rito come mezzo di affermazione politico-sociale ed è soltanto attraverso il rituale che è possibile stabilire i legami politici tra i clan o sancire il proprio predominio su un territorio, oltre ad essere riconosciuti come re o come capi. In particolare gli inni liturgici della Rgvedasamhita utilizzati  all'interno del rituale furono anche uno strumento per avanzare richieste politiche.

 

Sintomatico dell'apogeo del potere sacerdotale, tutto ciò lascerà una forte impronta nella successiva storia indiana. Si pensi anche soltanto ai primi testi legislativi che regolavano normativamente la vita sociale: da queste disposizioni risulta che il brahmano aveva sempre un trattamento particolare e la sua uccisione era considerata una colpa gravissima dalle conseguenze terribili, che richiedeva una punizione particolare.

 

Si fa risalire più o meno alla prima metà del primo millennio il momento in cui presero corpo e forma una serie di movimenti che si distanziarono dall'ortodossia brahmanica in maniera più o meno decisa. Tracce di questo fenomeno sembrano essere però presenti anche nelle prime fasi della cultura vedica: un esempio potrebbe essere costituito dalle descrizioni di coloro che venivano chiamati keshin, le quali ricordano da vicino quelle degli asceti hindu, o le comunità guerriere menzionate nella Rgvedasamhita, alle quali è collegato un intero libro dell'Atharvavedasamhita, ossia i vratya. Sono costoro bande itineranti che si spostano in piccolo numero e che probabilmente vivevano ai margini della società vedica, anche se, secondo alcuni, erano comunque gruppi di giovani assolutamente integrati all'interno della società stessa che soltanto in determinati periodi dell'anno si allontanavano dalla comunità.

 

Si sa ancora molto poco su cosa rappresentassero esattamente queste genti, quale ruolo abbiano giocato e a che tipo di sostrato siano ricollegabili. Ciò che è certo e che prima del 500 a.C. aumentano le tracce della loro presenza e la spinta eterodossa che essi portavano in sé divenne evidente. Per quanto non sia possibile fornire una descrizione precisa di questa fascia della popolazione, possiamo comunque supporre che molto probabilmente fosse costituita da singoli gruppi che si spostavano all'interno del territorio e propugnavano un tipo di religiosità diversa da quella brahmanica, sia nella pratica, negando o rileggendo il rito vedico fino a quel momento centro indiscusso della società, sia portando alla luce nuove domande e nuove tematiche, come per esempio quella della rinuncia.

 

Oltre a queste sette o gruppi che preferivano appunto una vita fuori dalla comunità, o comunque non riconoscevano pienamente la religione brahmanica, forse anche all'interno dello stesso Brahmanesimo emerse l'esigenza di un rinnovamento concettuale. Tutto questo portò a un importante passaggio dal punto di vista cognitivo e intellettuale, quello che viene da alcuni considerato come un <<Rinascimento upanishadico>>. Diverse sono le opinioni su quale sia l'esatta proporzione tra queste due spinte, una interna e una esterna, nella genesi delle nuove idee e riflessioni filosofiche.

 

Secondo questa linea interpretativa, l'intero sviluppo ascetico andrebbe inquadrato all'interno di un movimento ortogenetico: l'idea di rinuncia sarebbe presente in nuce già nei testi più arcaici della cultura vedica e la spinta alla meditazione sarebbe sorta unicamente da un diverso approccio alle speculazioni rituali dei Brahmana; le opere più esoteriche come gli Aranyaka ne sarebbero la prova.

 

Opposta alla teoria ortogenetica è l'idea secondo cui quest'ultima fase della società vedica risente invece in maniera sostanziale degli apporti che le culture non indoeuropee circostanti fornirono. Il concetto stesso di rinuncia, che rappresenta sicuramente il fulcro di novità di questi movimenti, è da un punto di vista uno dei fattori più discussi. L'abbandono della vita nella società per ritirarsi in solitaria meditazione o, comunque, la scelta di perseguire una vita meditativa e ascetica come valida alternativa alla vita dentro la comunità rappresenta un grande attacco per lo strutturato complesso sociale sul quale il rito classico era sorto.

Il rinunciante è un elemento di disturbo nella costruzione della società brahmanica, soprattutto se guardiamo al suo sviluppo successivo, quando la divisione sociale si è cristallizzata in modo completo. In questa fase, le quattro classi viste già nell'inno 10.90 della Rgvedasamhita rappresentano i quattro gruppi sociali nei quali la società si articola; i varna, i colori, poiché a ognuno di essi ne viene attribuito uno: bianco per il brahman, rosso per lo kshatrya, giallo per i vaisya, nero per gli shudra. Sulla base di questa suddivisione sono organizzati i doveri e i diritti dei componenti della comunità. In questa struttura non sembra esserci un vero e proprio ruolo per il samnyasin, il rinunciante.

 

Non solo, ma in particolare per quanto riguarda i membri delle prime due classi, che insieme agli appartenenti al terzo varna vengono anche detti <<i due volte nati>>, esiste un percorso di tappe ben segnato e del quale dipende la giustezza della propria vita in rapporto alla legge universale (dharma). Queste tappe guideranno in seguito l'individuo lungo un percorso, distinto in quattro stadi successivi: una prima fase, destinata a protrarsi fino ai sedici anni, dedicata allo studentato e caratterizzata dall'apprendimento dei testi sacri; un secondo periodo votato all'adempimento dei doveri propri al ruolo di padre di famiglia, che si interrompe alla nascita del primo nipote maschio quando, terzo periodo, ci si può ritirare nei boschi a meditare. Tradizionalmente vi è un quarto passaggio, quello del rinunciante (samnyasin) che persegue la liberazione, il moksha: come si può notare, egli è assolutamente laterale rispetto alla struttura. Questo pone la questione se la rinuncia deve essere dunque letta come una personale scelta dell'individuo, pienamente contemplata dalla società, o se invece non sia un antagonismo con la società stessa minandone le basi.

 

Per quanto concerne la presenza di elementi esterni alla cultura strettamente brahmanica, è indubbio che nei dialoghi delle Upanishad, per quanto non vi siano nominate esplicitamente le correnti eterodosse, tuttavia in molti casi a prendere parte ai dibattiti sono varie tipologie di persone: non solo i saggi brahmani, ma anche le donne e gli asceti, o i rappresentanti di differenti sette.

 

Troviamo qui, per la prima volta in maniera evidente, l'incentrarsi di pensieri diversi e il prendere spazio di nuove idee. Queste tendenze (tradizioni sramaniche) giunsero all'apice intorno al 500 a.C. con il sorgere a breve distanza l'uno dall'altro di due grandi movimenti non ortodossi, che divennero abbastanza forti da proporsi come aperta alternativa al Brahmanesimo: il Jainismo e il Buddhismo.

 

Quanto già in questo primo momento avviene all'interno della religione brahmanica è un cambiamento di ciò che era stato fino a questo periodo il presupposto sul quale l'intera costruzione poggiava, ossia il rito.             

 

E' con il finire di questo periodo storico che si chiude il ciclo dei testi appartenente alla Sruti, ovvero provenienti dal divino:

Veda

  • Rgveda
  • Samaveda
  • Yajurveda
  • Atharvaveda

Brahmana

  • Aitareya Brahmana
  • Chandogya Brahmana
  • Kaushitaki Brahmana
  • Taittiriya Brahmana
  • Satapatha Brahmana
  • Gopatha Brahmana
  • Jaiminiya Brahmana
  • Kaushitaki Brahmana
  • Samavidhana Brahmana
  • Shadvimsa Brahmana
  • Tandya Maha Brahmana

Aranyaka

  • Aitreya Aranyaka
  • Kaushitaki Aranyaka
  • Taittiriya Aranyaka
  • Brhad Aranyaka

Upanishad

 

FONTI

www.wikipedia.org

"Il Brahmanesimo" di Maria Angelillo e Elena Mucciarelli (Xenia)