Che cos'è lo yoga

Storia

Sulle tracce dello yoga: la storia antica dello yoga

shiva tricefalo di elephanta

Lo yoga nasce da un'esigenza dell'uomo, che una volta soddisfatto i bisogni primari, comincia a porsi domande sulla propria esistenza. Questo lo spinge a realizzare percorsi spirituali come: lo sciamanesimo, l'ascetismo e il misticismo, percorsi che saranno l'humus di filosofie e dottrine religiose, che si intrecceranno per migliaia di anni.

 

Le prime tracce di questo percorso le ritroviamo tra i reperti archeologici della valle dell'Indo, passando attraverso testi sacri e filosofici, che sono le fondamenta di importanti religioni quali l'Induismo e il Buddhismo. Filosofi, religiosi, e yogi, in uno scambio o contrapposizione continui saranno determinanti per la formazione di una disciplina che porta con sé il sapere di una storia antica quanto l'uomo.

 

La Civiltà della valle dell'Indo è una scoperta piuttosto recente, risale al 1921, quando furono ritrovate le rovine di Harappa e Mohenjo-daro. Questa civiltà ha origine nel Neolitico (7000 a.C.), sviluppandosi a partire dal 3000 a.C. e tramontando intorno al 1500 a.C.. Fu una civiltà agricola e urbanizzata molto sviluppata con legami commerciali con la Mesopotamia, e ci ha lasciato delle importanti vestigia e delle opere d'arte che conservano una scrittura non ancora decifrata, è qui che ritroviamo i primi reperti archeologici riconducibili allo yoga.

 

Nel 1500 a.C., l'arrivo degli indoari nella valle dell'Indo, coinciderà con l'inizio di quello che gli studiosi chiameranno Vedismo, la religione basata sui sacri testi i Veda. I Veda vennero tramandati oralmente per secoli e messi per iscritto tra il 2000 a.C. e il 1100 a.C..

 

Questa religione è decisamente politeista e nei Veda vengono citati numerosi dei (deva).

 

Negli antichi inni del Rgveda, uno dei quattro libri più antichi che formano i Veda, vengono esaltate le gesta di questi dei: Indra, Agni, Soma, Varuna, Mitra, Aryaman, Bhaga, Daksa, Amsa. Altre divinità vediche sono Rudra, l'antesignano di Shiva e Visnu, che invece successivamente ingloberà la divinità eroica e post vedica Krsna.

 

Tra l'XI e il IX secolo a.C. vengono a formarsi dei testi indicati con il nome di Brahmana. Lo scopo di questi testi è quello di regolare i rapporti tra le formule sacrificali e le azioni eseguite nel corso del sacrificio vedico.

 

Il ruolo del sacrificio vedico, che da quel momento diventa proprio del sacerdote indicato come brahmano, diviene un procedimento che sostituisce l'intervento dapprima attribuito agli dei. Se nei Veda già compare l'intuizione di una unità sottostante a tutte le divinità, è nei Brahmana che tale unità viene indicata nel Brahman.

 

Accanto, ma comunque successivi ai Brahmana e sempre intorno all'anno 1000 a.C., compaiono gli Aranyaka. Negli Aranyaka emerge uno spostamento del rito sacrificale dal villaggio ai luoghi selvaggi e una minore attenzione alla descrizione del rito con la valorizzazione della sua interiorizzazione, giungendo così a creare delle corrispondenze tra il rito sacrificale e la vita di colui che vi medita.

 

A partire dal IX secolo a.C. vengono ad essere dei testi che risulteranno fondamentali per l'Induismo e quindi anche per lo yoga, le Upanishad.

 

Questi testi non presentano un pensiero filosofico religioso organizzato, quanto piuttosto costituiscono in un approfondimento delle credenze e delle pratiche religiose presenti nei Veda e nei Brahmana. Per le Upanishad non vi è differenza tra gli Dei, gli uomini e il Tutto, e questo Tutto origina ed è il Brahman.

 

Così il Brahman da enigma cosmico della contesa sacrificale vedica, divenuto la formula del sacrificio e unità sottostante ai deva nei Brahmana, acquisisce con le Upanishad, la nozione di fondamento e origine dell'intero reale.

 

Allo stesso modo la nozione di karman che nei Veda è inteso come l'azione sacrificale e nei Brahmana diviene il risultato della corretta azione sacrificale, nelle Upanishad diviene la legge di causa-effetto che condiziona ogni esistenza. Il karman non ha più la funzione positiva di costruire un sé permanente attraverso una corretta esecuzione del rito, ma è frutto del desiderio che incatena al samsara (ciclo delle rinascite) a prescindere se questo desiderio produca del bene o del male. E se da una parte l'azione rituale non è nelle Upanishad rigettata, essa non è più sufficiente, anzi è subordinata alla liberazione del samsara indicata con il termine moksa o mukti, ottenuta per mezzo della conoscenza dell'unità sottostante il reale (atman-brahman) grazie agli insegnamenti di un maestro spirituale (guru) e della pratica dello yoga.

 

L'altra tappa fondamentale, per la formazione della filosofia e della pratica dello yoga è costituito dal Samkhya (700 a.C. circa) con la sua terminologia e le sue dottrine dell'“ateismo” e dell'isolamento dello spirito dalla materia.

 

Duecento anni dopo circa, saranno la nascita del Buddhismo, e del Jainismo a stimolare l'evoluzione e la struttura del pensiero filosofico dello yoga, due religioni che saranno sempre considerate non ortodosse dalla cultura dominante.

 

Già nei Veda, i Brahmana e gli Aranyaka, troviamo descrizioni di una serie di figure religiose non ortodosse, tra cui i muni (saggi / asceti), i vratya (asceti erranti) e gli yati (eremiti). Simili elementi di antagonismo li ritroviamo anche nell'ambito delle Upanishad. Lo stesso Buddha viene a volte definito un muni (Sakyamuni: il saggio degli Sakya) e uno sramana (in pali: samana). I testi buddhisti in lingua pali parlano inoltre di una serie di maestri sramana che insegnarono al Buddha.  Anche Mahavira (guida spirituale dei jainisti) viene nominato in varie occasioni, guida spirituale degli Ajivaka. Gli studiosi tendono a riferirsi a questi gruppi, con il termine di sramana

 

In tutto questo fermento religioso si avvia a prendere la sua forma definitiva il poema epico conosciuto come il Mahabharata (Grande storia di Bharata).

 

All'interno di questo poema epico troviamo la Bhagavadgita (Canto del Beato), un testo che riporta insegnamenti propri delle dottrine del Samkhya ed è un vero e proprio inno alla devozione religiosa (bhakti).

 

Arriviamo poi agli Yoga Sutra di Patanjali (300 a.C. circa), testo di riferimento per tutti i praticanti di questa disciplina che eredita quasi totalmente le dottrine del Samkhya, seppur offrendo la via della liberazione attraverso un percorso indicato come Astanga, nome che fa venire in mente l'Ottuplice sentiero buddhista.

 

Lo Yoga di Patanjali, si differenzia dal Samkhya anche nel riconoscere l'esistenza di Dio, indicato con il termine di Isvara, il quale però, pur conservando il ruolo di centro della meditazione yogica, non risulta un essere attivo nel percorso di liberazione del praticante.

 

L'intreccio e le contrapposizioni tra le discipline più strettamente legate alla tradizione dei Veda e il Buddismo continuerà a contraddistinguere questo periodo storico, fino a portarci agli albori del Vedanta con le scuole dell'Uttara Mimansa e il Buddhismo Mahayana (300-400 d.C.).

 

La filosofia yoga continuera a evolversi al di fuori del Vedanta e del vaishnavismo nelle varie scuole shaiva e shakti, più genericamente note con il termine tantrismo o tantra, e con il relativo Buddhismo Tantrico (circa 500 d.C.).

 

Successivamente tra i fautori della scuola Vedanta, che consideravano le Upanishad rivelazione (sruti) e quindi ispirate da Dio e infallibili, si cominciò a  sentire l'esigenza di elaborare interpretazioni degli insegnamenti upanishadici che dimostrassero l'esistenza di una dottrina coerente. Un grande sistemizzatore e uno studioso prolifico fu Shankara, Divise l'India in quattro regioni e stabilì in ognuna un monastero (700 d.C. circa).

 

Durante l'XI secolo d.C., ebbe inizio in Bengala, il movimento natha. Le loro pratiche sono palesemente tantra e a loro viene attribuita la diffusione dell'hatha yoga. Il movimento natha presenta chiaramente stretti legami con il buddhismo tantrico tibetano. Secondo una tradizione bengali i maestri natha Matsyendranatha e Gorakshanatha, erano entrambi buddhisti e i loro nomi si trovano tra i siddha (i perfetti) buddhisti.

 

Questo secolo sarà anche caratterizzato dall'invasione dell'India da parte dei mussulmani, che porterà con sé la distruzione del buddhismo e nel XV secolo, la nascita nell'India settentrionale, del Sikhismo (fusione dell'Induismo con l'Islamismo).

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