Che cos'è lo yoga


Storia dello yoga

Sulle tracce dello yoga: la storia antica dello yoga

shiva tricefalo di elephanta

Lo yoga nasce da un'esigenza dell'uomo, che una volta soddisfatto i bisogni primari, comincia a porsi domande sulla propria esistenza. Questo lo spinge a realizzare percorsi spirituali come: lo sciamanesimo, l'ascetismo e il misticismo, percorsi che saranno l'humus di filosofie e dottrine religiose, che si intrecceranno per migliaia di anni.

 

Le radici del pensiero yoga le ritroviamo negli antichi scritti della cultura indiana, i Veda, ma e nelle Upanishad che lo yoga inizia ad assumere una forma più definita. Poi, con il trattato sul raja yoga, gli Yoga Sutra di Patanjali, venne codificato il primo sistema definitivo e unificato dello yoga. Altro testo di riferimento, dello yoga storico, è la Bhagavad Gita.  

 

Lo yoga è legato al subcontinente indiano e perciò è stato inevitabilmente influenzato da due grandi fenomeni religiosi, l'induismo e il buddhismo, tanto che a oggi, diventa difficile separare gli uni dagli altri.

Tradizioni sramaniche

I Veda, i Brahmana e gli Aranyaka parlano di una serie di figure religiose non ortodosse, tra cui i muni (saggi / asceti), i vratya (asceti erranti) e gli yati (eremiti). Vi è un intero inno del Rgveda, dedicato al muni che cavalca i venti e beve il veleno. Nel Taittiriya Aranyaka troviamo la descrizione di un gruppo ascetico chiamato Vatarasanah, i cui membri avevano vissuto una vita da celibi, diventavano invisibili a loro piacimento ed erano in grado di mostrare ai brahmana la via oltre il peccato.

 

In un'epoca successiva gli autori greci che accompagnarono Alessandro di Macedonia nelle sue avventure indiane distingueranno tra brahmana e sramana, due gruppi descritti dal grammatico Patanjali (II sec. a.C.) come eterni avversari. Simili elementi di antagonismo li ritroviamo anche nelle Upanishad. Anche Buddha viene a volte definito un muni (Sakyamuni: il saggio degli Sakya) e uno sramana (in pali: samana). I testi buddhisti in lingua pali parlano inoltre di una serie di maestri sramana, tra cui Alara Kalama e Uddaka Ramaputta, che insegnarono al Buddha come raggiungere stadi di meditazione elevati, Purana Kassapa che negò la dottrina del karma, Ajita Kesakambalin che insegnò al Buddha la teoria dell'annientamento nella morte, Sanjaya Belatthaputta che non sosteneva alcuna dottrina, positiva o negativa che fosse, e Pakudha Kaccayana che gli insegnò che il mondo era composto di sette elementi permanenti.

 

Mahavira (fondatore del Jainismo) viene nominato in varie occasioni, come il suo discepolo Makkhali Gosala, guida spirituale degli Ajivaka (asceti erranti) e c'erano probabilmente, molti altri gruppi e maestri. Gli studiosi tendono a riferirsi agli uni e agli altri con il termine di sramana. Il movimento sramana è probabile che esistesse già prima del VI° secolo a.C., risalente forse alla civiltà della valle dell'Indo. E' stato un movimento che ha influenzato enormemente la filosofia indiana, non solo il Jainismo e il Buddhismo, ma anche le scuole più ortodosse come il Vedanta, il Samkya e lo Yoga. Le tradizioni sramaniche promuovevano un percorso che era alternativo ai rituali vedici, ma la maggior parte di questi gruppi scompare con la morte dei maestri, a eccezione di due di essi, considerati gli eredi di queste tradizioni: il Jainismo e il Buddhismo.

Quanti tipi di yoga

Guardando la storia dello yoga, si evidenziano due percorsi paralleli, che inevitabilmente si intrecciano, ma allo stesso tempo mantengono caratteristiche differenti. Uno di questi è il percorso più ortodosso dello yoga, che ha le sue radici nella cultura dei Veda, dei Brahmana e Aranyaka, e soprattutto, delle Upanishad, del Samkya e della Bhagavad Gita, che sfocerà successivamente nel Vedanta. L'altro è il percorso legato alle tradizioni del Tantra.

 

Nella scuola di pensiero del Vedanta lo yoga viene suddiviso in quattro sentieri di base: Karma Yoga, Jnana Yoga, Bhakti Yoga e Raja Yoga. "Karma Yoga" può essere tradotto come "Via dell'azione"; è un tipo di filosofia basata sulla ricerca della trascendenza nell'azione stessa, questo Yoga consiste nella progressiva purificazione e aderenza al Dharma ("dovere") tramite le proprie azioni.

 

Al Karma Yoga è dedicato il terzo capitolo della Bhagavad Gita, dove si afferma che tra azione ed inattività è preferibile l'azione, a patto che essa sia compiuta con distacco, perseguendo il proprio dovere universale e non provando desiderio o avversione verso i frutti delle proprie azioni, ma agendo soltanto in accettazione del proprio ruolo al servizio dell'universo.

 

Jnana Yoga è il "sentiero della conoscenza", esposto nel quarto capitolo della Bhagavad Gita. Secondo questa filosofia, la liberazione (Moksha) e l'unione con Dio si possono acquisire per mezzo della conoscenza di Brahman, riconoscendo il Brahman come il proprio Sé. La liberazione dal Samsara (ciclo delle nascite e delle morti) è ottenuta grazie alla realizzazione dell'identità dell'anima individuale (jiva) con l'Anima Suprema (Brahman).

 

Bhakti Yoga è il "sentiero della devozione", è l'unione con Dio attraverso un intenso amore e profonda devozione. Il Bhakti Yoga non è altro che intenso amore per Dio, la via più diretta per raggiungerLo è amarLo. Al Bhakti Yoga è dedicato il dodicesimo capitolo della Bhagavad Gita.

 

Il Raja Yoga è il "sentiero regale" che ha il suo manifesto negli Yoga Sutra di Patanjali. Esso conduce all'Unione percorrendo l'Ashtanga Yoga (lo yoga delle otto membra): yama (restrizioni), niyama (osservanze), asana, pranayama, pratyara (la dissociazione della coscienza dall'ambiente esterno), dharana (concentrazione), dhyana (meditazione) e samadhi (l'identificazione con la pura coscienza). La padronanza di sé ed il controllo della mente, meditazione e introspezione come mezzo supremo di realizzazione. Spesso al Raja Yoga viene contrapposto l'Hatha Yoga (Yoga della forza), che è legato alle tradizioni e ai testi del Tantra.

 

Nell'Hatha Yoga, si privilegia il lavoro fisico, come visione del macrocosmo all'interno del nostro corpo (microcosmo). l'Hatha Yoga, infatti, comprende cinque stadi: gli shatkarma (purificazione del corpo), asana, pranayama, mudra e bandha. Uno dei testi più importanti dell'Hatha Yoga è l'Hatha Yoga Pradipika di Swami Swatmarana, nel quale suggerisce di introdurre autocontrollo e disciplina, solo quando la mente è resa stabile dal lavoro sul corpo.

 

La via del Tantra ha quindi caratteristiche differenti, in particolare la visione del corpo sottile, l'utilizzo dei mantra, dei mudra, e dei mandala e yantra. Queste caratteristiche hanno dato vita ai differenti stili yoga come: il Kundalini Yoga, il Mantra Yoga, e il Laya Yoga (lo yoga della dissoluzione), che enfatizzano i diversi aspetti del Tantra.

 

I due percorsi dello yoga riflettono due concetti differenti, il sentiero più ortodosso si basa su una visone orizzontale del corpo, mentre il Tantra utilizza una visione verticale. Nel Tantra prevale l'idea che l'essere umano possa trovare nel proprio corpo l'accesso ai vari piani o mondi (loka) che costituiscono l'universo. Nel modello tantrico troviamo la rappresentazione di una struttura verticale tratta dal concetto dei chakra. Ogni chakra rappresenta un piano dell'esistenza (loka) e la sua condizione riflette la capacità di una persona di accedere alle energie associate a quel particolare livello o di sintonizzarsi con esse. L'altro percorso, quello ortodosso, riflette l'altro modello, quello degli involucri (kosha). L'immagine risale alla Taittiriya Upanishad. In tale modello il viaggio spirituale non è concepito come un'ascesa dal muladhara chakra alla base della colonna al sahasrara alla sommità della testa, ma come un movimento interiore in cui ogni stadio è caratterizzato dalla consapevolezza di un aspetto più sottile della natura dell'individuo. In mezzo a tutto questo non va dimenticato il grosso contributo dato, a tutte e due le correnti dello yoga, dal Buddhismo e dal Jainismo, sia per la meditazione che per l'etica della disciplina.

 

Oggi, nello yoga moderno, è sempre più difficile trovare queste due distinzioni, ma tutto sembra fondersi in un'unica disciplina, anche se permangono differenze nella pratica. La più importante tra queste, è quella tra forme di yoga principalmente centrate sul corpo, in cui la meditazione viene magari introdotta in uno stadio più avanzato, e forme che insistono sull'aspetto mentale e magari incoraggiano anche una certa pratica fisica. Certo è che l'evoluzione dello yoga è ancora in atto e, ad ogni modo, è bene che chiunque abbia il diritto di scegliere e sperimentare in base alle proprie esigenze, ma cercando anche, di rendersi consapevole di ciò che si sta realmente facendo.      

 

FONTI

IndiaNetzone

www.wikipedia.org

"Asana Pranayama Mudra Bandha" di Swami Satyananda Saraswati (Edizioni Satyananda Ashram Italia)

"Il Pensiero Yoga" di Peter Connoly (EDIZIONI RED)

Tantra

Tantra, termine sanscrito: "telaio", "ordito"; ma tradotto anche come "principio", "essenza", "sistema", "dottrina", "tecnica", per indicare sia un insieme di testi dalla non univoca classificazione, sia un controverso insieme di insegnamenti spirituali e tradizioni esoteriche originatesi nelle culture religiose indiane con varianti induiste, buddhiste, giainiste e bonpo, con diramazioni diffuse in Tibet, Cina, Corea, Giappone, Indonesia e molte altre aree dell'Estremo Oriente.


Hatha Yoga

Lo hatha yoga è sostanzialmente composto da cinque parti: shatkarman (i sei atti purificatori); asana (posizioni), spesso accompagnate da particolari contrazioni (bandha); mudra (gesti); pranayama (controllo del respiro).


Yoga moderno

Lo yoga moderno è caratterizzato dall'interazione tra occidentali interessati alle religioni indiane e indiani più o meno occidentalizzati. Uno di questi è certamente Gadadhar Chattopadhyay, conosciuto come Sri Ramakrishna Paramahamsa (Kamarpukur, 18 febbraio 1836 - Cossipore, 16 agosto 1886). Ramakrishna è stato un importante mistico indiano, nonché un guru, famoso per aver intrapreso i vari percorsi mistici delle principali religioni del mondo.