Che cos'è lo yoga


Posizioni

Saluto al Sole (Surya Namaskara)

Il saluto al sole, qui rappresentato nella versione di Swami Satyananda Saraswati, è una sequenza precisa di 12 asana (Pranamasana, Hasta Utthanasana, Padahastasana, Ashwa Sanchalanasana, Parvatasana, Ashtanga Namaskara, Bhujangasana, Parvatasana, Ashwa Sanchalanasana, Padahastasana, Hasta Utthanasana, Pranamasana), caratterizzate da forma, energia e ritmo. La sequenza viene ripetuta 2 volte, permettendo di alternare l'uso delle gambe.

 

Questo gruppo dinamico di asana è un modo efficace per sciogliere, allungare, massaggiare e tonificare tutte le articolazioni, i muscoli e gli organi interni del corpo.

 

Queste asana generano prana, l'energia sottile che attiva il corpo psichico. La loro esecuzione, in una sequenza stabile e ritmica, riflette i ritmi dell'universo. La sua versatilità ed applicabilità lo rendono uno dei metodi più utili per indurre una vita sana, vigorosa e attiva mentre, allo stesso tempo, prepara per il risveglio spirituale e la conseguente espansione della consapevolezza.

Le origini del Saluto al Sole

Il nome sanscrito "surya" si riferisce al sole e "namaskara" significa saluto. Nello yoga il sole è rappresentato da pingala o surya nadi, il canale pranico che trasporta la forza vitale che sostiene la vita.

 

La pratica del saluto al sole è probabilmente legata ai riti vedici in omaggio al sole e solo molto più tardi diventerà parte integrante dello yoga. Il sole simbolizza la coscienza spirituale e, anticamente, era adorato quotidianamente. Nella Surya Upanishad si afferma che chi adora il sole come simbolo di Brahman, acquisisce potere, forza, intelligenza e lunga vita. Il sole muove la ruota del tempo e da lui emergono i cinque elementi: terra, acqua, fuoco, aria e etere.

 

Nell'antica India il Surya Namaskara era inteso come puja ("atto di devozione"), per propiziarsi la benevolenza della divinità. Sin dai tempi vedici si poteva assistere a questo tipo di pratiche, e sebbene siano scarse le fonti scritte originali in merito, la tradizione orale e degli studiosi vedici ci riportano di numerose pratiche direttamente riconducibili all'adorazione della divinità solare. Una delle forme più antiche di prostrazione al sole di origine vedica era Trucha Kapla Namaskara, una pratica compresa in Nitya Vidhi, la routine spirituale di un indù. Un'altra ancora era denominata Aditya Prasna. Entrambe prevedevano l'uso del corpo come mezzo di adorazione. Si praticavano all'alba, all'aria aperta, stando in piedi sulla terra rivolti al sole nascente ed offrendo acqua in abluzione.

 

Nei testi puranici, successivi ai Veda, troviamo cenni riguardo a tali pratiche, primo fra tutti il Ramayana, dove si legge che il saggio Agastya consiglia al principe Rama di adorare Surya prima di andare in battaglia contro il demone Ravana, recitando l'Aditya Hridayam che distrugge i nemici, dona vittoria, rimuove tutti i peccati ed i dispiaceri, e dona luce al mondo. 

 

Anche nella cerimonia Buddhista del "Kalachakra" è possibile vedere, ancora oggi, i pellegrini durante il loro cammino eseguire quello che a tutti gli effetti sembra il Saluto al Sole.

 

Sin da tempi immemori gli uomini hanno adorato il sole per assicurarsi la benevolenza di Dio. In India milioni di persone iniziano la loro giornata adorando il sole con gesti, offerte, abluzioni ed il canto di mantra. Rimanendo nei cuori dei devoti intoccato ed insostituibile, Surya, il Dio sole, continua a splendere sulle vite di milioni di persone in ogni dove, e a dispensare le sue benedizioni di prosperità, fama, successo e buona salute.

 

FONTI

"Asana Pranayama Mudra Bandha" di Swami Satyananda Saraswati (Edizioni Satyananda Ashram Italia)