Che cos'è lo yoga


Mantra

I mantra, che esistono sin dall'epoca vedica, rivestono nelle tradizioni tantriche un'importanza particolare, e per la loro onnipresenza nel rituale, e per il loro senso profondo. Nel contesto tantrico il mantra denso di "energia", viene adoperato anche per scopi magici oltre che religiosi. Spesso un mantra è inteso come la forma fonica di una divinità, e quando così, è ritenuto sacro. Ad esempio, il mantra della dea Tripurasundari è:

 

« HA SA KA LA HRĪṂ, HA SA KA HA LA HRĪṂ, SA KA LA HRĪṂ »

 

Esso è costituito di quindici sillabe ordinate in tre gruppi. Queste sillabe sono poi a loro volta mantra, mantra monosillabici detti bija ("seme"), ognuno portatore di un particolare significato o essi stessi forma fonica di una divinità, e possono essere raggruppate per costruire così mantra più complessi, come quello riportato nell'esempio. Il bija SAUH è, per esempio, il mantra della Dea suprema del Trika, composto dai tre fonemi S ("l'Essere"), AU ("la congiunzione delle tre energie di Shiva"), H ("l'emissione cosmica", il cosiddetto visarga). L'intepretazione è del filosofo Abhinavagupta: "L'universo, grazie alla presa di coscienza delle tre energie, è seme che sta per essere emesso nel grembo di Bhairava". SAUH è quindi l'universo nel suo stato nascente: in questo senso il mantra è anche noto come <<il seme del cuore di Shiva>>. Esso è adoperato nelle pratiche yogiche per l'ascesa della kundalini. Il bija di certo più noto è OM, che può essere impiegato da solo, come espressione fonica dell'Assoluto, o adoperato come formula iniziale dei mantra di invocazione, come ad esempio nell'invocazione alla Dea Kali:

 

Om Kalyai namah

   

La ripetizione ripetitiva di uno stesso mantra è detta japa, pratica spesso accompagnata da una precisa gestualità anch'essa densa di significati, le mudra, e adoperata in molti contesti, quali la puja; i riti collettivi; o anche come ordinario atto di devozione a una particolare divinità; oppure, connessa alla respirazione, nelle pratiche meditative. L'esempio più eclatante di tecnica meditativa con mantra è quello della cosiddetta "recitazione non recitata" (ajapajapa), nella quale il mantra HAMSA non è in realtà pronunciato, ma articolato con i flussi dell'inspirazione e dell'espirazione. Questo mantra è costituito dai bija HA e SA che vengono qui intesi come l'espressione delle frasi aham sah ("io sono Lui") e, in senso inverso, so 'ham ("Egli è me", con riferimento a Shiva): la funzione fisiologica della respirazione è qui strettamente connessa con la parola, il tutto inteso come un'espressione complessa dell'identificazione con Dio.

Om

L'Om è probabilmente il mantra più conosciuto, la cui simbologia è legata alla nascita dell'universo. Negli antichi testi indiani esso è descritto come la vibrazione primordiale, dalla quale scaturisce l'universo. Per questo motivo l'Om è la sintesi e l'essenza di ogni altro mantra, rituale, testo sacro, essere celeste o aspetto del Divino, poiché tutto si genera da esso. L'Om rappresenta il "suono originario", akshara (eterno) o ekakshara (la sola cosa eterna) e pranava (da "pra" e "nu", udire un ronzio, per via della sua pronuncia nasalizzata e anche con il significato di deposito di energia "prana").

 

<<L'Uno che creò l'intero Universo è chiamato il Padre e il Signore. Da lui fu emessa la vibrazione del suono OM, che conferisce la vita a tutto il cosmo. Possa questa parola primordiale espandere ovunque, cantando la lode a Brahma, la sorgente della vita e dell'energia, il Sole>>.

 

(Atharva Veda, IV 1-4)

 

Se scomponiamo la pronuncia dell'Om, vediamo che è formata da tre lettere: A,U,M che sono la rappresentazione dei tre stati di coscienza che sfociano in un quarto:

 

A: lo stato di veglia o stato sensoriale (conscio) - Vishva

U: il sonno o subconscio - Svapna

M: il sonno profondo o inconscio - Prajna

 

il prolungamento del suono, va a indicare un quarto stato ovvero il Turiya, la trascendenza. Metaforicamente si può paragonare al suono del gong, che ha un inizio silenzioso, arriva all'apice e si assottiglia progressivamente fino a fondersi con il silenzio. Secondo la scienza dei suoni mantrici, esistono 4 tipi di onde sonore: le onde statiche, le onde riverberanti, le onde oscillanti e le onde trascendentali. Nel semplice suono Om, sono racchiuse tutte queste onde sonore. Om è quindi la combinazione di 3 suoni: A,U,M. La vocale A crea onde statiche, la vocale U onde riverberanti, la consonante M onde oscillanti. La quarta onda è quella che segue la pronuncia dei suoni, trascende i suoni stessi e nasce dalla meditazione su Om. Le onde sonore percepibili dal nostro orecchio hanno un inizio A e una fine M, in realtà, non esiste nessuna interruzione tra un Om e l'altro. In quel silenzio è racchiusa la quarta onda, quella che trascende la mente e il pensiero. 

L'AUM racchiude anche il triplice significato di creazione, conservazione e dissoluzione:

  • creazione, associata a Brahma e al guna Tamas;
  • conservazione, associata a Vishnu e al guna Rajas;
  • dissoluzione, associata a Shiva e al guna Sattva.

Nella Mandukya Upanishad, l'Om viene descritto come l'unica sillaba eterna che include il continuo mutamento, dove passato, presente e futuro si fondono insieme a tutto ciò che esiste, al di là dei nostri riferimenti temporali. L'Om conduce all'apertura della coscienza individuale nei confronti della Coscienza Cosmica, che unisce tutte le cose, nell'essere interiore e nelle realtà ultra fisica. Pronunciare questo suono ci permette quindi di entrare in "risonanza" con l'istante esatto della creazione. E' il suono che crea le forme e mantiene tutta la materia visibile dell'universo. Con il mantra Om raggiungiamo un particolare livello della mente, libera da ogni condizionamento. Una mente pura, non perturbata né da emozioni né da intellettualismi, fattori che riducono notevolmente il potenziale intrinseco della mente stessa. Il mantra Om rappresenta tutto questo, sia mondo empirico che trascendenza.

Come si comporta il mantra

Il mantra è uno strumento capace di portare la mente su un piano di consapevolezza più elevato. Il suo scopo è quello di liberare la mente (man = mente, tra = liberare) dal coinvolgimento con le parti grossolane del nostro corpo. Nello yoga si parte dal presupposto che tutto ciò che esiste vibra e quindi emette un suono. Da questo punto di partenza possiamo definire mantra, una sequenza di sillabe dell'alfabeto sanscrito, che forma suoni per ottenere un effetto preciso e particolare, a seconda di quello che vogliamo evocare. Il mantra ha tre caratteristiche distintive: incantativo, pulsativo e ideativo.

 

Incantativo: crea una risonanza che incanta, ipnotizza e calma la mente. Il mantra fa vibrare le particelle del corpo e della mente, preparandola alle attività sottili come la meditazione.

 

Pulsativo: deve ritmare al ritmo a cui noi pulsiamo e respiriamo, sincronizzandosi con il ritmo del nostro respiro. Il mantra si accorda alla persona che lo utilizza. 

 

Ideativo: deve cioè avere un significato che serve ad espandere la coscienza. Il mantra racchiude in sé il seme di un'idea che ha una risonanza archetipa. Durante la ripetizione del mantra la mente si accorda con l'idea del mantra, senza il bisogno che ci concentriamo su quell'idea.

 

Esistono vari modi di pronunciare un mantra: kiirtan (cantato), japa (sussurrato) e ajapajapa o antar japa (ripetuto mentalmente). In tutti e tre i casi il mantra agisce su di noi, ma il modo in cui entra e lavora su di noi a livelli più profondi è attraverso la ripetizione mentale.

 

Esistono mantra impersonali e mantra personali: i primi sono quelli che vengono ripetuti o cantati in gruppo, mentre il mantra personale è quello che scegliamo per noi o che ci viene assegnato da un monaco. Il mantra personale è bene che rimanga segreto e che non si condivida con nessun'altro. Custodendolo dentro di noi e utilizzandolo quando meditiamo, gli permettiamo di crescere dentro di noi attraverso la pratica. E' molto importante ricordare che una volta che scegliamo un mantra è meglio non cambiarlo, per non rischiare di fare come il contadino che per trovare l'acqua, scava innumerevoli buche in superficie senza risultato, mentre se, avesse impiegato lo stesso tempo per scavarne una sola profonda, l'avrebbe sicuramente trovata.

 

Il canto o la recitazione dei mantra attiva e accelera la forza creativa spirituale, promuovendo armonia in tutte le parti dell'essere umano. La ripetizione del mantra ha un potere cumulabile, infatti più lo si ripete, più esso affonda le radici nella nostra coscienza, tanto che continueremo a ripeterlo mentalmente senza nemmeno rendercene conto.

Potere del suono

E' noto che se si percuote un diapason e lo si pone vicino ad un diapason silenzioso, dopo poco quest'ultimo comincia anch'esso a vibrare. Nel caso delle onde cerebrali, le ricerche hanno evidenziato la correlazione tra lo stimolo che proviene dall'esterno e le onde cerebrali del soggetto in esame. Ciò che si è osservato è che se il cervello è sottoposto ad impulsi visivi, sonori o elettrici, di una certa frequenza, la sua naturale tendenza è quella di sintonizzarsi. Il fenomeno è detto "risposta in frequenza".

 

Gli stati d'animo, malinconia, tristezza, sfiducia...potremmo definirli distonie, irregolarità vibratorie dei circuiti elettromagnetici dei neuroni del cervello. Se sincronizziamo la nostra lunghezza d'onda sul giusto ritmo armonico, cambia anche il nostro stato d'animo. Tutti noi sappiamo del resto come la musica riesca a suscitare vibrazioni fin nel nostro intimo. Suoni e vibrazioni possono interagire in profondità, non solo con le onde cerebrali, determinando modificazioni a livello psicoemotivo, ma con le cellule del nostro organismo.

 

La fisica ci ha dimostrato che ogni corpo in movimento emette una vibrazione sonora, tutti i nostri organi vibrano ed emettono un suono, vibrano le nostre cellule, gli atomi, le molecole di DNA. A partire dal XX secolo, il medico svizzero Hans Jenny, dimostrò come i suoni potessero modificare la disposizione di particelle di polvere di gesso disposte su una lastra e sottoposte a speciali vibrazioni, era nata la cimatica. Il giapponese Masaru Emoto, riprendendo gli studi della cimatica, ha dimostrato come i suoni possano modificare le stesse strutture molecolari dell'acqua e di conseguenza avere effetti importanti all'interno delle nostre cellule, costituite per la maggior parte di acqua.   

 

Viviamo immersi in un mondo di frequenze sonore che il nostro orecchio è capace di captare solo in minima parte, ma che ugualmente raggiungono in profondità tutte le nostre strutture cerebrali, modificandole a livello inconscio. Negli studi sull'aspetto nobile delle energie cosmiche, sulla natura dell'uomo e del suo rapporto con l'Universo, è innegabile che si sia tutti giunti ad intuire la vitale importanza del suono come telaio delle più recondite radici dell'essere. Tutto è suono, e tutto influenza e viene influenzato dalla propria natura, che è suono.

 

I mantra indiani rappresentano una vera e propria scienza del suono. La lingua stessa coi quali sono scritti, il sanscrito, racchiude in sé una straordinaria potenza vibratoria.

Mantra e Sanscrito

Come la fisica quantica ci ha rivelato, tutto emette un suono, una vibrazione. Ogni elemento o categoria dell'universo ha il proprio suono archetipo. Ciò vale per esempio, per i cinque elementi: etere, aria, fuoco, acqua e terra, a cui sono attribuiti i suoni Ham, Yam, Ram, Vam e Lam, che possono già di per sé costituire dei mantra. L'essenza primaria di qualsiasi oggetto o fenomeno può così essere pensata come il suo caratteristico, unico, schema di vibrazione. Così è per il mantra che utilizza come radice sonora il sanscrito

 

Il linguaggio dei mantra è quindi il sanscrito. L'organizzazione unica del suo alfabeto serve per focalizzare l'attenzione sugli schemi e le qualità dei suoni articolati, in una maniera che non si trova in nessun altro linguaggio, non a caso viene definita la lingua perfetta. Il sanscrito infatti, oltre ad avere un perfetto sistema fonetico, a anche un'elevata precisione grammaticale, tanto da essere considerato dalla NASA la migliore lingua in assoluto per l'uso dei computer. 

 

Una parola sanscrita non è semplicemente un nome scelto per indicare qualcosa, ma il riflesso del suono inerente a tale oggetto, concetto o fenomeno, una specie di onomatopea. Quindi la giusta pronuncia delle parole sanscrite, può replicare l'esatta natura o essenza di ciò a cui ci si riferisce. 

 

Ponendo continuamente l'attenzione alla vocalizzazione, al grado di risonanza e allo sforzo del respiro, l'attenzione viene via via sempre più consumata dalla diretta esperienza del suono articolato. Ciò di per sé produce una chiarezza di pensiero mai sperimentata, ed una festa nella gioia del linguaggio, visto che ogni combinazione di suoni segue regole strettissime che essenzialmente rendono possibile un ininterrotto scorrere di una perfetta armonizzazione eufonica di lettere in parole e versi. Questa è in sostanza l'essenza di uno dei principi che nella tradizione vedica riguardano il canto dei mantra ed il suo potere.

FONTE

www.wikipedia.org