Che cos'è lo yoga


La parola "yoga", che significa "unione", rimanda per molti, a esercizi e posizioni insolite e a volte contorte. Tutto ciò ha sicuramente un posto di rilievo nella pratica dello yoga, che è, però, molto di più. Nella letteratura antica lo yoga viene infatti descritto e definito come una disciplina più mentale che fisica.

 

Sotto questo aspetto, lo yoga è ben lontano dall'essere un insieme di semplici esercizi fisici; costituisce, piuttosto, un aiuto per stabilire un nuovo modo di vivere che abbracci sia la realtà interiore sia quella esteriore. Le pratiche yogiche danno benefici a chiunque e ci aiutano a recuperare un'eredità spirituale che rischia di essere dimenticata.

La storia antica dello yoga

Lo yoga è nato e si è sviluppato nel subcontinente indiano, ed è nei suoi antichi scritti che troviamo le prime inequivocabili tracce della sua pratica. In particolare nelle Upanishad del periodo vedico (800 a.C. - 300 a.C.), troviamo definiti i concetti di samsara (pellegrinaggio, in questo caso da una vita all'altra), karma (azione), inteso come principio morale iscritto nell'universo, e moksa, la liberazione dall'intero processo. Il riferimento più antico allo yoga, come a una pratica spirituale si trova nella Tattiriya Upanishad. L'Upanishad contiene un famoso passaggio in cui viene illustrata la dottrina delle cinque persone o strati (successivamente chiamati "involucri" o "guaine", kosha) che costituiscono l'individuo. Nella Prasna Upanishad, abbiamo espressi i concetti dei 5 prana e delle Nadi che attraversano il corpo. Nella Mandukya Upanishad, abbiamo la descrizione del mantra Om. Nella Katha Upanishad, troviamo i primi riferimenti a un sistema di pensiero e di pratica che si possa definire yogico. Nell'Upanishad la mente viene paragonata alle redini di un carro, il corpo e i sensi ai due cavalli. A controllare la mente è l'intelletto (buddhi), paragonato a un auriga. Al di sopra dell'intelletto si trova il padrone del carro, il sé (atman). Nella Maitry Upanishad si parla di una pratica yogica a sei livelli: controllo del respiro (pranayama), ritrazione dei sensi (pratyahara), concentrazione (dhyana), concentrazione profonda (dharana), contemplazione (taraka) e assorbimento (samadhi). 

 

Sarà poi, compito del trattato sul Raja Yoga, gli Yoga Sutra di Patanjali (300 a.C), dare il primo sistema unificato dello yoga. Trattato che a sua volta, ha come filosofia di riferimento, la scuola di pensiero del Samkhya.  

 

Altro importante testo, dello yoga storico, è la Bhagavad Gita (Canto del Beato) 200 a.C., un poema di contenuto religioso di circa 700 versi (sloka), contenuto nel VI parva (libro), del grande poema epico Mahabharata (La grande storia di Bharata), uno dei più grandi poemi epici dell'India. 

 

In mezzo a tutto questo, non va dimenticato il grosso contributo dato allo yoga, dalla nascita del Buddhismo e dal Jainismo (500 a.C.), per la filosofia, l'etica e le tecniche di meditazione. 

 

Molto più tardi (300 d.C.), saranno i culti popolari dell'India, in particolare il culto di Shiva e il Tantrismo con il relativo Buddhismo Tantrico, ad influenzare lo yoga. Tutto questo, sfocerà nel Vedanta, creando le basi dell'Induismo moderno.



Quanti tipi di yoga

Guardando la storia dello yoga, si evidenziano due percorsi paralleli, che inevitabilmente si intrecciano, ma allo stesso tempo mantengono caratteristiche differenti. Uno di questi è il percorso più ortodosso dello yoga, che ha le sue radici nella cultura dei Veda, dei Brahmana e Aranyaka, e soprattutto, delle Upanishad, del Samkya, dello Yoga Sutra e della Bhagavad Gita, che sfocerà successivamente nel Vedanta, la base dell'induismo moderno. L'altro è il percorso legato alle tradizioni del Tantra.

 

Nella scuola di pensiero del Vedanta lo yoga viene suddiviso in quattro sentieri di base: Karma Yoga, Jnana Yoga, Bhakti Yoga e Raja Yoga: "Karma Yoga" può essere tradotto come "Via dell'azione"; è un tipo di filosofia basata sulla ricerca della trascendenza nell'azione stessa, questo Yoga consiste nella progressiva purificazione e aderenza al Dharma ("dovere") tramite le proprie azioni. Al Karma Yoga è dedicato il terzo capitolo della Bhagavad Gita, dove si afferma che tra azione ed inattività è preferibile l'azione, a patto che essa sia compiuta con distacco, perseguendo il proprio dovere universale e non provando desiderio o avversione verso i frutti delle proprie azioni, ma agendo soltanto in accettazione del proprio ruolo al servizio dell'universo. 

 

Jnana Yoga è il "sentiero della conoscenza", esposto nel quarto capitolo della Bhagavad Gita. Secondo questa filosofia, la liberazione (Moksha) e l'unione con Dio si possono acquisire per mezzo della conoscenza di Brahman, riconoscendo il Brahman come il proprio Sé. La liberazione dal Samsara (ciclo delle nascite e delle morti) è ottenuta grazie alla realizzazione dell'identità dell'anima individuale (jiva) con l'Anima Suprema (Brahman).  

 

Bhakti Yoga è il "sentiero della devozione", è l'unione con Dio attraverso un intenso amore e profonda devozione. Il Bhakti Yoga non è altro che intenso amore per Dio, la via più diretta per raggiungerLo è amarLo. Al Bhakti Yoga è dedicato il dodicesimo capitolo della Bhagavad Gita

 

Il Raja Yoga è il "sentiero regale" che ha il suo manifesto negli Yoga Sutra di Patanjali. Esso conduce all'Unione percorrendo l'Ashtanga Yoga (lo yoga delle otto membra): yama (restrizioni), niyama (osservanze), asana (posizioni), pranayama (controllo del respiro), pratyara (la dissociazione della coscienza dall'ambiente esterno), dharana (concentrazione), dhyana (meditazione) e samadhi (l'identificazione con il proprio Sé). La padronanza di sé ed il controllo della mente, meditazione e introspezione come mezzo supremo di realizzazione.

 

Spesso al Raja Yoga viene contrapposto l'Hatha Yoga (Yoga della forza), che è legato alle tradizioni e ai testi del Tantra. Nell'Hatha Yoga, si privilegia il lavoro fisico, come visione del macrocosmo all'interno del nostro corpo (microcosmo). l'Hatha Yoga, infatti, comprende cinque stadi: gli shatkarma (purificazione del corpo), asana, pranayama, mudra (gesti) e bandha (chiusure). Uno dei testi più importanti dell'Hatha Yoga è l'Hatha Yoga Pradipika di Swami Swatmarana, nel quale suggerisce di introdurre autocontrollo e disciplina, solo quando la mente è resa stabile dal lavoro sul corpo. 

 

La via del Tantra quindi, ha caratteristiche differenti, in particolare la visione del corpo, l'utilizzo dei mantra, dei mudra, e dei mandala e yantra. Queste caratteristiche hanno dato vita ai differenti stili yoga come: il Kundalini Yoga, il Mantra Yoga, e il Laya Yoga (lo yoga della dissoluzione), che enfatizzano i diversi aspetti del Tantra.

 

I due percorsi dello yoga riflettono due concetti differenti, il sentiero più ortodosso si basa su una visone orizzontale del corpo, mentre il Tantra utilizza una visione verticale. Nel Tantra prevale l'idea che l'essere umano possa trovare nel proprio corpo l'accesso ai vari piani o mondi (loka) che costituiscono l'universo. Nel modello tantrico troviamo la rappresentazione di una struttura verticale tratta dal concetto dei chakra. Ogni chakra rappresenta un piano dell'esistenza (loka) e la sua condizione riflette la capacità di una persona di accedere alle energie associate a quel particolare livello o di sintonizzarsi con esse.

 

L'altro percorso, quello ortodosso, riflette l'altro modello, quello degli involucri (kosha). L'immagine risale alla Taittiriya Upanishad. In tale modello il viaggio spirituale non è concepito come un'ascesa dal muladhara chakra alla base della colonna al sahasrara alla sommità della testa, ma come un movimento interiore in cui ogni stadio è caratterizzato dalla consapevolezza di un aspetto più sottile della natura dell'individuo.

 

Oggi, nello yoga moderno, è sempre più difficile trovare queste due distinzioni, ma tutto sembra fondersi in un'unica disciplina, anche se permangono differenze nella pratica. La più importante tra queste, è quella tra forme di yoga principalmente centrate sul corpo, in cui la meditazione viene magari introdotta in uno stadio più avanzato, e forme che insistono sull'aspetto mentale e magari incoraggiano anche una certa pratica fisica. Certo è che l'evoluzione dello yoga è ancora in atto e, ad ogni modo, è bene che chiunque abbia il diritto di scegliere e sperimentare in base alle proprie esigenze, ma cercando anche, di rendersi consapevole di ciò che si sta realmente facendo.



FONTI

IndiaNetzone

www.wikipedia.org

"Asana Pranayama Mudra Bandha" di Swami Satyananda Saraswati (Edizioni Satyananda Ashram Italia)

"Il Pensiero Yoga" di Peter Connoly (EDIZIONI RED)